La testa ben fatta – Capitolo 8: La riforma di pensiero

In questo capitolo Morin cerca di enucleare i principi guida per la formazione di un “pensiero che connetta”, un pensiero capace di superare la divisione tra le culture, un pensiero cche riesca ad attrezzarci per affrontare la complessità.

Sono sette.

  1. Il principio sistemico od organizzazionale secondo il quale non ci si può accontentare di conoscere le parti per il tutto, nè, al contrario pensare di conoscere le diverse singole parti una volta si sia conosciuto il tutto nel suo insieme. L’idea sistemica si oppone all’idea riduzionista: non è vero che si possa conoscere un insieme se se ne conoscono le sue parti: è infatti necessario conoscerne anche tutte le interazioni e retroazioni.

  1. Il principio ologrammatico ci consente di affrontare lo studio di sistemi quali ad esempio quelli biologici: ogni cellula è parte di un tutto, ma il tutto è anche presente in ogni singola cellula. L”intero patrimonio genetico di un individuo, la totalità della sua informazione costitutiva è contenuta in ogni cellula.
  2. Il principio del’anello retroattivo, ovverpo lo studio dei sistemi retroazionati, ci consente di conoscere e di prevedere il comportamento dei sistemi autoregolatori. Il rapporto di causa ed effetto cessa di essere semplicemente lineare e unidirezionale: adesso l’effetto influenza la causa e viceversa. Esempi di sistemi di questo tipo li troviamo diffusissimi in natura, ad esempio nelle dinamiche predatore – preda all’interno di un ecosistema. Nei diversi campi tecnologici la retroazione si utilizza per stabilizzare un sistema, ad esempio un amplificatore o un regolatore di temperatura.
  3. Il principio dell’anello ricorsivo è fondamentale nei sistemi che si auto-organizzano e si auto-riproducono. Noi individui siamo il frutto di un qualcosa nato nella notte dei tempi. Adesso siamo noi che lo riproduciamo, appunto ricorsivamente, mediante la nostra stessa riproduzione.
  4. Il principio di autonomia/dipendenza (auto-eco-organizzazione). Tutti gli esseri viventi, noi uomini per primi, traiamo dall’ambiente circostante l’energia e i materiali che servono alla nostra auto-organizzazione. La nostra autonomia è quindi strettamente dipendente dall’ambiente geo-ecologico nel quale siamo immersi.
  5. Il principio dialogico è quello che ci fa concepire gli antagonismi complementari. Ovvero come negli ecosistemi dalla morte nasca la vita e viceversa. Oppure è quello che usiamo nel descrivere certe particelle elementari, elettrone per primo, che dobbiamo pensare come particella (quindi come corpo) in alcuni casi, come onda (quindi luce – energia pura) in altri. Anche all’uomo si applica il principio dialogico: quando lo pensiamo individuo/corpuscolo lo estraiamo dalla società. Quando lo pensiamo come essere sociale,come specie, non ne possiamo trattarne le specifiche individualità.
  6. Il principio della reintegrazione del soggetto conoscente in ogni processo di conoscenza. La fisica ci insegna ormai che, almeno nel caso delle osservazioni subatomiche, non può esistere l’assunto scientifico di oggettività dell’osservazione: l’atto dell’osservare, del misurare, l’indagine su di una ,ne alterano certamente almeno lo stato di moto. Se a queste considerazioni aggiungiamo quelle derivanti dalla consapevolezza che ognio osservazione passa dal nostro sistema percettivo, allora dobbiamo convenire delll’esistenza di un grosso problema cognitivo. << . . . ogni conoscenza è una ricostruzione, traduzione da parte di una mente/cervello in una data cultura e in un dato tempo>> .

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