January 22nd, 2010
by Carlo Columba
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It's me!, Palermo, cultura |
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Ci sono momenti nei quali gli eventi, le tante storie di vita, i fatti riportati come cronaca, diventano “la storia”, o almeno parte della storia, di una città. Ci sono persone che hanno questo dono: raccogliere le tante componenti, i materiali che le documentano e farsi mezzo e strumento di questa trasformazione.
E’ quanto hanno fatto Mario Bellone e Valeria Ferrante con DreamingPalermo, documentario che ricostruisce le vicende legate alla cultura musicale della Palermo degli anni 50 e 60. L’orizzonte temporale va dal dopoguerra al famoso festival Palermo Pop 70, evento al quale, avendo da poco compiuto 14 anni, i miei genitori non mi permisero di partecipare. Vedere DreamingPalermo ha quindi avuto per me anche il senso di “recupero” di una esperienza giovanile importante per le generazioni subito precedenti la mia.
Il documentario, frutto di un’opera monumentale di ricerca, è molto ben fatto, ma non è di questo che voglio parlare, quanto, piuttosto, della domanda che mi frulla per la testa da un paio d’ore: PalermoDreaming, tra le altre cose, è anche una dichiarazione di amore per questa città. Dal momento che condivido e mi ci ritrovo in pieno, mi domando: com’è possibile? Com’è possibile continuare ad amare una città che ti espone a folli comportamenti automobilistici, concentrazioni di gas di scarico da immediato mal di gola, cumuli di immondizia che persino nelle strade più eleganti superano il primo piano, sindaci e amministratori palazzinari e in odor (quando va bene) di mafia? Com’è possibile tollerare la sistematica trasformazione delle tante opportunità in altrettante occasioni perdute? Forse per adesione al celebre “this land is our land . . di Guthriana memoria? O forse perchè, sia pure di rado, qualcosa, come il documentario visto stasera, ci restituisce un pizzico di orgoglio e di dignità.
Di questo ne sono veramente grato agli autori.
January 18th, 2010
by Carlo Columba
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provare/studiare, web |
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Finalmente un web server portable che funziona a meraviglia! In meno di 10 minuti ho avuto un server perfettamente funzionante anche da chiavetta usb. L’installazione ha previsto (configurabile dal sito Mowes) apache, mySql, Imagemagik,php5. Operazioni semplicissime e veloci. Utilissimo nel caso di corsi in aule con collegamento internet lento o assente, oppure per l’esecuzione di prove offline.
Dimenticavo! E’ possibile ottenere, sempre in automatico, l’installazione di numerosi pacchetti tipo cms, blog, forum. Io ho scelto Moodle e ne ho ottentuto una istanza già pronta per l’uso, senza alcuna ulteriore procedura di installazione! Meglio di così . . .
January 15th, 2010
by Carlo Columba
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Scuola, Varie |
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A proposito di lavoretti estivi, un ragazzo di 16 anni, un alunno della mia scuola, mi ha oggi raccontato di aver fatto, la scorsa estate, il lavatore di automobili. La storiella continua a frullarmi per la testa e a suggerirmi alcune considerazioni.
L’impegno lavorativo di questo ragazzo era stato fissato, dal suo datore, per un orario dalle 7,30 alle 13, con pausa pranzo sino alle 15, e poi ancora sino alle 19. Almeno nove ore giornaliere quindi per 6 giorni e mezzo (domenica mezzo orario, lunedì mattina libero). A fronte di tale impegno la paga corrisposta è stata di 25 euro al giorno (!)
Il ragazzo era soddisfatto! “Per una persona che non deve pagare la casa e non ha spese familiari, 600 euro al mese non sono male . . .” mi ha detto. Dal suo punto di vista si trattava di un trattamento equo che gli ha consentito di pagarsi le spese del finesettimana.
Mi ha colpito la valutazione non economica del suo impegno e del suo tempo. La sua paga giornaliera corrisponde infatti al compenso per il lavaggio di una sola auto (sotto casa mia pago 24 euro per un lavaggio completo), ed è da supporre che la sua produttività non dovesse essere inferiore ad una auto all’ora. Otto noni dell’incasso andavano quindi al suo datore di lavoro senza che questo costituisse motivo per una minima rivendicazione lontanamente sindacale o salariale.
Si tratta di meno di 3 euro l’ora, senza contratto, senza contributi, senza previdenza. Ovvero meno della metà di quanto in famiglia si danno al collaboratore familiare extracomunitario al quale si pagano – giustamente – anche i contributi.
Tutto ciò non cessa di farmi riflettere . . .
January 5th, 2010
by Carlo Columba
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web |
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Per il sito Arca dei Suoni ho dovuto fare, oggi, un’operazione che vale la pena di raccontare. Piccola premessa però: l’argomento è adatto solo agli sviluppatori e comunque a quanti si siano scontrati con le problematiche relative ai fogli di stile e al comportamento dei diversi browser di navigazione.
Ebbene, Internet Explorer di Microsoft è felicemente arrivato alla versione 8, versione che dovrebbe risolvere tutti i precedenti e annosi problemi di compatibilità con gli standard del web (evitiamo qui le considerazioni relative al cambiamento di politica del W3C , ovvero al semiabbandono del tanto lodato Xhtml a favore della nuova release, la 5, del “tradizionale” html . . ). Paradossalmente si scopre che anche questo è un problema! Infatti i siti realizzati per le precedenti versione di explorer, o comunque faticosamente aggiustati per ottenere lo stesso aspetto della pagina quando siano visti da browser differenti, hanno problemi con questa versione! Ecco allora che diventa necessario modificare il codice dei siti con una istruzione che dice al nuovo explorer di comportarsi come il vecchio! Si tratta, in particolare, di inserire la stringa <meta http-equiv=”X-UA-Compatible” content=”IE=EmulateIE7″ /> nella testata della pagina . . . bello vero?
December 31st, 2009
by Carlo Columba
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It's me!, fotografia |
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Piccola meditazione di fine anno su qualche aspetto della nostra – intendo umana e insieme, più specificamente, siciliana – condizione . . .
Il terremoto della Valle del Belice è ormai datato di oltre 40 anni: della storia della ricostruzione, delle scelte, delle speculazioni, degli errori, mancanze, omissioni, sottrazioni . . . non è a questo che va la mia attenzione. La riflessione nasce dall’aver potuto fare questa foto pochi giorni orsono: le case, il paese, hanno lo stesso aspetto del giorno dell’abbandono. Certo, qualche muro avrà ceduto, qualche tetto sarà crollato, ma il paese, il paesaggio che da esso ne deriva, è rimasto sostanzialmente immutato.
Strana situazione: in un tempo di rapidi cambiamenti, un tempo che non ci dà tregua, che non consente alla nostra natura di adattarsi al ritmo delle mutazioni, la condizione dei ruderi di Poggioreale sembra suggerirci una pseudo-gattopardesca riflessione sullo scorrere del tempo. Come a dire che il tempo che ci facciamo vertiginosamente scorrere addosso, il tempo che esaurisce in fretta le nostre risorse vitali, non è capace, non riesce a cancellare l’immobilismo, l’inerzia, l’indifferenza delle nostre esistenze.
December 30th, 2009
by Carlo Columba
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LTE, web |
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Da qualche tempo si moltiplicano iniziative tendenti a spostare utenti da Flickr o da Youtube verso altri siti che si dichiarano seguaci dello “user generated content” . L’ultima proposta di questo genere mi è arrivata proprio oggi da parte di Citizen Report, una iniziativa di Rai Educational, per tramite della posta “interna” di Flickr. Qualcuno quindi si iscrive su Flickr giusto per procurarsi nomi e indirizzi presso i quali promuovere l’iniziativa: a tutti gli effetti potremmo classificare questo atteggiamento “spam“. Infatti l’utente “Citizen Report” su Flickr non ha caricato nemmeno una foto! Nè si è preoccupato di cambiare il generico avatar grigiolino . . . Nessuna condivisione, quindi, ma solo scelta di indirizzi presso i quali spammare.
Andando al contenuto della proposta troviamo l’invito di iscriversi alla nuova “community” (comincio a non sopportarla più questa parola . .) per postare fotografie e soprattutto video tipo reportage su tutta una serie di temi di attualità. Questa la mia replica:
Non mi convince . . . Gli spazi e gli ambienti per pubblicare quanto prodotto ci sono già! Perchè pubblicare su Citizen Report piuttosto che su Youtube o su Flickr? L’iniziativa è interessante, ma rischia di diventare (arenandosi) come inutile e sottodimensionato duplicato. Sarebbe preferibile costituire una redazione che selezioni contenuti già pubblicati e li inserisca in un programma televisivo e in un discorso più complessivo.
Carlo Columba
Volendo indagare sui motivi che stanno dietro questa iniziativa vado a leggere la fatidica pagina “Termini e condizioni d’uso” nella quale campeggia subito questo illuminante periodo:
1. Licenza
1.1 Lei concede gratuitamente in licenza d’uso alla Società per l’intero filmato audiovisivo e/o fotografia e/o immagine (di seguito il ‘Contenuto’ o, congiuntamente, i ‘Contenuti’) e per ogni sua singola parte o sequenza, in perpetuo ( o diversamente indicare la durata della concessione) con la più ampia facoltà di sublicenza sia la proprietà dei relativi materiali che tutti i diritti di utilizzazione e sfruttamento ed ai terzi autorizzati dalla Società, con ogni piu’ esteso diritto di elaborazione e riproduzione nel senso piu’ ampio e i relativi proventi senza limiti di tempo, di spazio, di passaggi ne’ di altro genere – in qualsiasi lingua, sia in versione sincronizzata che sottotitolata, in qualsiasi sede, forma e modo, originario o derivato (artt. 12-19 l. 633/1941, ivi compreso il noleggio ed il prestito con qualsiasi mezzo tecnico e/o tecnologia di trasmissione oggi esistenti o di futura invenzione (esemplificativamente: via etere, cavo/fibra/doppino telefonico, satellite di ogni genere e tipo, narrowband, broadband, wireless, con segnale sia analogico che digitale, etc.) con qualsiasi formato, su qualsiasi supporto e attraverso qualsiasi canale distributivo su qualsiasi piattaforma e con qualunque terminale/modalità di accesso, tecnicamente concepibili oggi e/o in futuro.
Tutto chiaro adesso? Il tentativo è quello di sfruttare la voglia degli utenti di diffondere il proprio materiale per potersene accaparrare i diritti! Con buona pace del “Copy left” e del “Creative Commons”!!
December 18th, 2009
by Carlo Columba
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Scuola, citazioni |
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Da “Formare ai Saperi” riporto testualmente:
Operare didatticamente per problemi impone, allora, di concepire l’attività della classe come l’attività di una “microsocietà scientifica” in cui gli allievi, a partire da ciò che sanno e dai mezzi che hanno a disposizione, cercano di acquisire una conoscenza che è nuova per loro. Il sapere, in quanto didatticamente trasposto, non è autentico, ma lo è (o dovrebbe esserlo) il lavoro intellettuale che essi mettono in campo per acquisirlo.
Trovo questa affermazione molto stimolante ed è una vera soddisfazione, per un docente, poter concepire una modalità così elevata dell’operare scolastico. Fa venire voglia di approfondire il discorso e, subito, di cercare una efficace messa in opera.
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December 4th, 2009
by Carlo Columba
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cultura, fotografia |
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Ovvero una nuova rivista di fotografia creata a Palermo! Quando l’ho vista, sui banchi della mia edicola preferita l’ho comprata subito. Il suo creatore, Flavio Vicari, l’ho conosciuto tramite flickr e soprattutto tramite la sua instancabile attività di propositore di eventi legati al mondo della fotografia. Ebbene devo dire a Flavio e, naturalmente, agli altri collaboratori alla realizzazione: bravo, bravo, bravo! Non deve essere stato facile. Chi vive a Palermo sa quanto sia difficile venir fuori con una qualche attività: tutto e tutti sembrano congiurare per non fartela fare, per fermarti. Questa “cosa” , nata prima sul web, e molto rapidamente arrivata alla carta stampata, si è invece concretizzata: onore al merito.
Passo adesso alle impressioni dalla lettura.
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November 24th, 2009
by Carlo Columba
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fotografia, provare/studiare, web |
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In quest’ultimo finesettimana ho provato un diverso software per iPhone basato sul GPS: si tratta di Everytrail ed è molto semplice da utilizzare. Il suo vantaggio fondamentale risiede, almeno così è dichiarato, nel basso consumo della batteria, in quanto la traccia Gps viene registrata anche durante lo standby dell’apparecchio. In effetti la traccia non si interrompe, ma la batteria si è praticamente scaricata in circa 6 ore di registrazione, una durata che mi sembra imporre un limitte piuttosto stringente. Nessun problema invece riguardo la ricezione dei satelliti anche tenendo il telefono nella tasca dei pantaloni.
Molto utile e funzionale il servizio offerto dal sito everytrail.com: la traccia può essere caricata direttamente dall’iPhone semplicemente e velocemente; ma l’aspetto più interessante sta forse nel posizionamento automatico delle fotografie importate sulla stessa traccia (a patto di avere correttamente settato l’orario della camera). Quanto ottenuto può essere riportato in qualsiasi sito con la nota tecnica dell’embedding.
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November 19th, 2009
by Carlo Columba
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cultura, fotografia |
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Ho avuto l’opportunità, in quest’ultimo finesettimana, di visitare alcune delle esposizioni fotografiche nell’ambito di Photoquai. La manifestazione, non senza una certa tutta francese enfasi, ha come sottotitolo 2me biennale des images du monde, e comprende opere di 50 fotografi che vivono e lavorano nel mondo “non occidentale”: medioriente, africa, oceania, america latina. Per maggiori dettagli questo il link alla pagina di presentazione. Come il titolo può forse far intendere si tratta di una delle manifestazioni culturali promosse dal Museo del Quai Branly, il cosiddetto “museo dell’uomo”, che espone reperti delle culture cosiddette “primitive” nel senso che si tratta di manufatti non contaminati dalla cultura occidentale. Val sicuramente la pena di una (e anche più d’una) visita!
Photoquai 2009 è centrato su due esposizioni centrali, una ospitata nelle sale del museo, “165 anni di fotografia iraniana”, la seconda all’aperto, direttamente sulla banchina della Senna antistante il museo. Delle due la seconda è certamente più interessante sul piano fotografico, anche se mi sarei aspettato di trovare delle modalità espressive più originali, peculiari e caratteristiche dei paesi e artisti di provenienza. Tutto sommato, mi par di capire, il linguaggio fotografico è quello che è, quello che già conosciamo e pratichiamo “all’occidentale” e non mi pare che questi fotografi “non occidentali” riescano poi a scostarsene sensibilmente. “165 anni di fotografia iraniana” è interessante più che altro sul piano storico: si va dalle prime riprese fotografiche di metà ottocento alle foto della rivoluzione khomeinista, passando dalla guerra Iran-Irak, per arrivare alle sperimentazioni attuali. Interessante, ma appare chiaramente come una vera e propria “scuola” di fotografia iraniana non abbia ancora avuto modo di formarsi.
Delle tante altre esposizioni correlate a quella principale ho potuto poi vedere solamente Portraits croisés, al Pavillon des sessions del Louvre, ma, sinceramente, non vale la pena e la bellissima retrospettiva di Michael Kenna alla Bibliothèque nationale de France.