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le nuove opportunità per tutti i docenti: formazione e carriera nella buona scuola

Dalla copertina che ricorda piuttosto direttamente la grafica di un pacchetto di sigarette é stato oggi pubblicato il documento prodotto dal governo Renzi sulla scuola. Quanto segue é un piccolo commento al solo capitolo 2, quello che parla della carriera del docente, e quindi esplicitamente non si riferisce all’insieme delle misure previste. Se riuscirò continuerò questa carrellata nei prossimi giorni.

Alla pagina 45 “quali competenze per i nostri docenti” si legge:

Ci si aspetta [dai docenti ndr] inoltre che non insegnino solo un sapere codificato (più facile da trasmettere e valutare), ma modi di pensare (creatività, pensiero critico, problem-solving, decision-making, capacità di apprendere), metodi di lavoro (tecnologie per la comunicazio- ne e collaborazione) e abilità per la vita e per lo sviluppo professionale nelle democrazie moderne.
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Un altro mondo

Perché?, si chiese. Perché? Ma ogni volta che cercava di capire, l’unica spiegazione che riusciva a darsi era una a cui aveva pensato molte altre volte. Senza che ce ne siamo veramente resi conto, un altro mondo si è sviluppato intorno a noi, pensò. E io, vivo e agisco nel mio lavoro come se fossi ancora nell’altro, in quello vecchio. Devo imparare a vivere in quello nuovo.

Mankell – Assassino senza volto

Il tunnel dell’economia

Leggo l’editoriale di Scalfari odierno (17 agosto) nel quale brillantemente si tratta, tra l’altro, della differenza tra depressione e deflazione, delle cause e degli effetti dell’una e dell’altra, di come entrambe contribuiscono al declino complessivo dell’economia italiana, di come si potrebbe/dovrebbe operare a livello tecnico e politico per far fronte alla situazione. Limpido, chiaro, efficace.
Non posso però fare a meno di constatare, ancora una volta, che, ammesso che esista un modo per far riprendere le economie europee, tale processo viene concepito e messo in atto nelle modalità storiche che lo hanno determinato. Sicuramente si ripresenterà e forse in forme anche più gravi.
In ogni caso si tratta di un processo basato sull’incremento della produzione e dei consumi secondo aspettative e teorie risalenti al periodo nel quale si poteva ancora credere che le risorse naturali e ambientali fossero tanto grandi da potersi, ai fini pratici, considerare infinite.
Quanto queste convinzioni siano diventate drammaticamente inattuali è così evidente che non si richiede alcuno sforzo esplicativo epperò sembra che non possa esistere nessuna alternativa al modello economico vigente. Che significa affermare che non esiste la possibilità di evitare il disastro ecologico ed ambientale tipico delle dinamiche puramente zoologiche, il disastro delle sovrappopolazioni. Ovvero: se non ci fermiamo da soli, sarà l’ambiente a farlo, come sempre accade in natura. Peccato che si tratta di passare da milioni (miliardi?) di morti, da spaventose guerre e violenze e sofferenze inenarrabili.
Mi sembra una logica tossica e da tossicomane, forse oltre il tunnel dell’eroina esiste anche un collettivo tunnel dell’economia :-(

Pratiche scolastiche buone e cattive

Ho letto con piacere su insegnareonline l’intervento di Muraglia “Le buone pratiche” la cui lettura consiglio fortemente a tutti gli interessati delle faccende scolastiche.
Non potendo rispondere con un commento in quella sede lo faccio qui sul mio blog.

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Discorso decisamente complesso ma forse è possibile tentare qualche risposta.

Pratica “buona” e pratica “cattiva”: come distinguerle?
Citando te stesso direi che la generazione di senso può essere utilmente assunto come discrimine: buona è la pratica che genera senso, lo genera negli studenti e lo manifesta nell’intero processo di insegnamento -apprendimento. Al contrario “cattiva” è una pratica che non lo genera o addirittura che contribuisca alla generazione del “non-senso” delle tante ore passate sui banchi. Mi riferisco qui alla possibilità che alcuni nostri comportamenti da docenti possano addirittura essere dannosi. Conosciamo il fenomeno.

Valutazione della bontà di una pratica
Scarterei per intero l’apparato classico di verifica e valutazione e mi rivolgerei a qualcosa che ci dia una indicazione della modifica del comportamento dei diversi alunni mettendo in secondo piano la classica esposizione dei saperi, qualunque sia la forma che a questa esposizione vogliamo dare, per evidenziare invece “azioni” ed “elaborazioni”. E qui penso fortemente al valore della “esposizione” personale, esposizione nel senso di mettersi in gioco, esponendo i propri punti di forza come i punti di debolezza. La forma di questa esposizione potrebbe somigliare molto a ciò che succede sui blog e in genere sulla presenza di noi stessi on line. Promuovendo l’intervento degli studenti sui vari ambienti e sistemi della rete potremmo, credo, immediatamente notare quanto l’attività della classe sia stata rilevante per i singoli alunni. Lo vedremmo attraverso il racconto restituito dagli stessi alunni, così come attraverso la rielaborazione dei contenuti e delle pratiche (per l’appunto) cui gli alunni sono stati esposti. Qualcuno obietterà l’aspetto “pubblico” di questa interazione. Io credo che questo aspetto sia particolarmente premiante: in questo modo l’intervento diventa immediatamente “politico” , usando il termine per il suo significato di partecipazione alla vita della comunità. L’alunno mette pubblicamente in gioco se stesso col suo apparato di opinione e di pensiero e così facendo è costretto ad una elaborazione vera; l’alunno impara a mettere definitivamente da parte l’atteggiamento “scolastico” che possiamo riassumere brutalmente col classico pensiero da interrogazione: “… ma il prof cosa vuole che io dica”? In questo caso il prof non può voler niente e, già da solo, questo aspetto mi farebbe davvero ben sperare!

Genitori e figli al tempo dei video hard

Sul suo blog Muraglia scrive Genitori e figli al tempo dei video hard, attenta riflessione sul recente accadimento a Palermo che ha generato una escalation di pubblicazione su tutti i giornali locali e su molti di quelli nazionali, compreso alcuni giornali “tecnici” del mondo della scuola.

Concordo e rilancio quanto detto. Come osservatore delle implicazioni e conseguenze dell’uso delle tecnologie e dei media vorrei solo aggiungere una considerazione. Comportamenti come quelli descritti non sono (o semmai solo in minima parte) da imputare alla disponibilità di smartphone e connettività. Molto più determinante mi sembra la diffusione (vedi anche MTV) di “reality” nei quali comportamenti altrimenti visibili solo nei porno professionali vengono invece tranquillamente diffusi persino in orari “non protetti”. Se pensiamo al relativo potenziale di imitazione non possiamo che deprecare.

Sostanzialmente si tratta ancora una volta di quanto correttamente descritto da Galimberti: il “mercato”, assai lontano dall’essere questo ideale mediatore delle dinamiche sociali, si sostituisce al bisogno degli individui, surrogando negli adolescenti la ricerca del “sè” e imponendo loro di fatto modelli di vita e di consumo che non esitano a degenerare in comportamenti sin’ora considerati quanto meno sconvenienti.

Dottori di ricerca a scuola (!)

Continua sui giornali italiani la cattiva abitudine di dar spazio ad articoli sulla scuola scritti da persone che di scuola non hanno una specifica esperienza. Questa volta non posso non notare sul Sole 24 Ore Rivoluzionare la scuola – una proposta, titolo che mi suscita subito grandi speranze: finalmente qualcuno che ha capito che bisogna cambiare tutto, ho pensato. Invece la proposta è piuttosto modesta: coinvolgere in qualche modo i dottori di ricerca nella scuola… Detto così è davvero troppo vago: perchè proprio i dottori di ricerca? Si tratterebbe di coinvolgere i dottori di qualsiasi ambito disciplinare? E che c’entrerebbe un dottore in entomologia agraria nella elaborazione di un curricolo con tanto di metodi e strategie didattiche? Quali sarebbero i compiti, quali le modalità di coinvolgimento nelle strutture scolastiche? Le domande possibili sarebbero ancora assai numerose, ma tanto basta ad osservare l’esiguità della proposta.
Mi permetto qui di esortare l’autore dell’articolo ad una frequentazione di una serie di testi e di ambienti di informazione e dibattito di grande spessore, a partire ad esempio da “La testa ben fatta” di Morin, testo ispiratore dell’unica idea di reale cambiamento nella scuola italiana, soprattutto riguardo l’approccio disciplinare, certamente negli oltre venti anni di mio personale servizio ma, temo, anche da molto prima. E poi certamente consiglierei la frequentazione di insegnareonline, la rivista del Cidi – Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti.

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Una improvvisa illuminazione

Ho recentemente letto “Marha Quest” di Doris Lessing, libro che mi è molto piaciuto, ne consiglio senz’altro a tutti la lettura. Voglio qui annotare per me e condividere con tutti la presenza di un brano che descrive mirabilmente un vero e proprio fenomeno di illuminazione, per altro non cercato né perseguito, dalla giovane protagonista. Si tratta di una illuminazione innescata dal contatto diretto con la campagna e con la natura, piuttosto cruda nel suo svolgimento, profondamente essenziale. Al di là della maestria dell’autrice e dalla inusualità del fenomeno, mi ha fatto molto piacere ritrovare qualcosa nella quale profondamente credo, qualcosa che in me ha sempre provocato forti risonanze.
Qui di seguito il brano.

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Capita a tutti . . .

. . . di dir fesserie . . .
Questa volta c’è incappato Alessandro Baricco, autore che io per altro amo e apprezzo, uomo arguto, intelligente e affabulatore formidabile. Oggi ci fa scoprire su Repubblica l’esistenza di una fotografa “inconsapevole” se così si può dire, una straordinaria donna che per campare faceva la “tata” e per passione scattava foto per le strade della città (si veda www.vivianmaier.com e Vivian Maier (1926-2009). A Photographic Revelation per saperne di più sulla sua vita e sulle sue opere). Lo fa come al solito in modo estremamente interessante e accattivante, lo fa restituendo la magia della vita e l’importanza dell’opera della Maier. Peccato che sul finire dell’articolo si lasci così andare:

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Sinceramente non capisco in cosa possa consistere la “vigliaccheria del fotografare digitale”!

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