Carlo Columba

Pagine Personali.

Archive for the ‘internet’


Palermo Google Technology User Group

Logo del GTUG di Palermo

Certe volte si scopre di essere più aggiornati su eventi lontani ai quali non si può partecipare che ad iniziative che avvengono nel proprio territorio, nella propria città. E’ il caso del GTUG (Google Technology User Group) di Palermo, una iniziativa che ha organizzato già tre incontri e che si rivolge soprattutto ai giovani anche come strumento di crescita professionale e come moltiplicatore di opportunità lavorative.

Personalmente ritengo utilissimi, sia in ambito professionale che in quello personale, gli strumenti che google mette gratuitamente a disposizione; parlarne significherebbe andare ben oltre i limiti d iun articolo di un blog, ma va detto che  saperli bene adoperare o, ancora meglio, saperli utilizzare per sviluppare nuove applicazioni e nuovi “mashup” potrebbe aprire la strada a molti dei nostri diplomati in informatica.

Alcuni link per meglio conoscere l’iniziativa:

Web semantico cercasi disperatamente

Esperienza assolutamente esemplificativa! Non ho ancora finito di caricare su Youtube un video in due parti sulla soluzione delle reti elettriche in alternata. E’ un argomento che mi serve per le quinte classi, un classico dell’elettrotecnica e dell’elettronica. Bene, da un controllo sulla prima parte tutto ok, il video si vede bene ma . . .  i video correlati, quelli cioè che vengono proposti accanto e in aggiunta a quello principale visualizzato,  sono tutti sportivi! Anzi, calcistici: sono video di goal, di “reti” per l’appunto!

Ho provveduto a togliere la parola “reti” dalle parole chiave e dal titolo, spero entro domani di vedere correlazioni con video di argomenti più consoni!

Digital Europe – La visione per i prossimi 5 anni

Segnalo qui l’intervento di Viviane Reding fruibile al sito Information Society della Commissione Europea.  La prima parte è dedicata alla dimostrazione della importanza, anche economica, della diffusione della  “banda larga ” in Europa: si prevede la creazione di oltre un milione di posti di lavoro ed un incremento economico complessivo valutabile in oltre 850 miliardi di Euro. Tutto ciò essendo il frutto del potenziale economico degli attuali “nativi digitali”.

La seconda parte molto pragmaticamente intitola: Digital Europe: four immediate steps for the coming month. Eccoli:

  1. portare a compimento la regolamentazione delle telecomunicazioni a livello europeo. Abolendo la frammentazione delle offerte il mercato “business” ne trarrebbe un forte slancio
  2. incoraggiare la competizione e gli investimenti sostenibili sulle reti di prossima generazione
  3. rendere più attraenti i servizi “mobile” basati sul 3G
  4. accelerare la transizione al digitale terrestre

Per finire le priorità per i prossimi cinque anni (Digital Europe: four priorities for the next five years):

  1. facilitare l’accesso ai contenuti digitali, soprattutto aggiornando la legislazione relativa all’utilizzo della proprietà intellettuale per i servizi on line: i contenuti devono velocemente diventare molto fruibili a livello consumer
  2. creazione di uno spazio “user-friendly” per i pagamenti da apparati mobili
  3. puntare su di una economia digitale aperta ai piccoli servizi, sfruttando tecnologie come il “cloud computing” che offre grandi potenze di elaborazione a costi molto contenuti e senza necessitare ulteriori investimenti
  4. creare soluzioni ICT a bassa emissione di anidride carbonica: si calcola ad esempio che sostituendo il 20 per cento degli incontri commerciali con incontri in videoconferenza si risparmierebbero ogni anno  22 milioni di tonnellate di CO2

Volgarizzazione della rete

Sono veramente dispiaciuto di leggere ( http://www.catepol.net/2009/08/03/facebook-la-gente-e-fuori-sappiatelo-sono-stata-nominata-taggata-accusata-telefonatadiffamata/ ) quanto sta accadendo a Caterina Policaro su Facebook. Tutta la mia solidarietà!
L’occasione è buona per qualche riflessione sulle trasformazioni della rete, ormai decisamente diventata strumento di massa e quindi ospite di dinamiche differenti da quelle che avevamo sin qui conosciuto nella veste di “pionieri” (illuminante il post “ Quando i colonizzatori arrivano prima dei nativi: alcune considerazioni sull’evoluzione della popolazione del web, dal mito della frontiera alla metafora del villaggio turistico”
di Davide Mana).
Il processo ha inizio, per quanto mi è dato capire attraverso l’osservazione della popolazione scolastica superiore, dalla necessità di affermare l’adsl sul nuovo mercato della connettività internet. Ha cosí avuto inizio un uso poco corretto della rete: milioni di adolescenti, ma non solo loro, hanno cominciato a scaricare musica a tutta forza. Complici i fornitori del servizio di connessione che non hanno esitato ad incoraggiare il fenomeno. Complici coloro che hanno deliberatamente equivocato tra risorse “open” e violazione di diritti altrui. D’altro canto non poteva essere la disponibilità della banda larga a trasformare milioni di persone in consumatori e in produttori di contenuti… Apprezzare le potenzialità del mezzo richiede una sensibilità ancora adesso superiore alla media.

E se adesso si comincia a parlare piú seriamente di lotta alla pirateria, probabilmente è anche a causa della quasi saturazione del mercato dell’adsl.

Altro gigantesco cambiamento è stato generato, più recentemente, dalla diffusione di Facebook, verso il quale non nutro alcun sentimento ostile, ma la cui esistenza ha stravolto la composizione dei gruppi di persone con le quali precedentemente mi relazionavo in rete: persone selezionate in base ad interessi ed attività. Adesso mi ritrovo esposto a quella che un tempo era la “passeggiata per il paese”: ci si incontra un pó tutti, amici e parenti (suocere comprese ;-) ) e si vengono a sapere cose che non ci interessano, non ci riguardano, che non vorremmo proprio conoscere.
Vado rapidamente alla conclusione: è certamente un fatto positivo che la rete sia a disposizione di tutti. È altrettanto certo che non si deve trasformare la rete in un gigantesco calderone governato dalle stesse dinamiche di massa dalle quali la rete stessa ci consente di fuggire: la scaletta dei telegiornali, i “grandi fratelli”, le mode stupide e totalizzanti. Sarebbe davvero una grande stupidità, grande come quella che sta affligendo Caterina…

Google e Facebook parlano persiano

Leggo su Wired.com di inizitive volte a migliorare la comunicazione sul web in lingua persiana con l’esplicito intento di supportare lo sforzo dei blogger e degli attivisti che sostengono Moussavi. Mentre il regime teocratico chiude tutti i canali di comunicazione di cui é capace, Google aggiunge ai suoi tool un servizio di traduzione della lingua persiana,  in modo da dare l’opportunità  di accedere alle informazioni del “mondo esterno” e di fornire versioni automaticamente tradotte dei blog e dei siti persiani. Tra i primi ad usare il servizio il sito di Moussavi. Dal canto suo a Facebook, accortisi del crescente scambio di informazioni sulla questione delle elezioni in Iran, hanno deciso di rendere disponibile una versione di prova interamente in Persiano.

Partecipare ad uno studio sull’evoluzione

Praticamente una sorta di social network scientifico! L’idea che sta alla base del sito Evolution MegaLab è quella di chiedere la collaborazione di tutti i cittadini disponibili per la effettuazione di rilevamenti sulla biologia di una specie di chiocciola piuttosto diffusa, la Cepea. Una volta scaricata l’apposita scheda e le semplici istruzioni di compilazione, si potrà partecipare alla ricerca caricando sul sito i dati rilevati durante le passeggiate in natura. In tal modo si potrà capire l’andamento delle trasformazioni nella evoluzione di questa specie, per esempio le variazioni di coloritura col variare delle condizioni climatiche, con un livello di dettaglio e una copertura territoriale molto molto estesi. I dati che vanno emergendo dalla ricerca sono pubblicamente disponibili sotto forma di foglio elettronico liberamente scaricabile.  Il tutto, ovviamente, a costo praticamente zero!

Molto interessante anche la possibilità di georeferenziare le osservazioni direttamente utilizzando le mappe di google. Insomma: partecipazione, mashup, ricerca, questo è proprio un bel web!

Su YouTube un video di spiegazione.

Abbasso Zemanta!

Image representing Zemanta as depicted in Crun...
Image via CrunchBase

Spinto da un post su di uno dei miei “twine” preferiti, mi sono convinto a provare Zemanta, un sistema che facilita l’inclusione di contenuti multimediali quando si scrive sul proprio blog oppure quando si scrive un messaggio di posta elettronica. Zemanta propone anche link che sono attinenti con l’oggetto del nostro post e pretende di facilitare perfino la scelta dei tag da attribuire al nostro testo. Bene, preso da entusiamo per la novità installo zemanta, apro il mio blog, comincio ad editare un nuovo post: benissimo, zemanta si fa vedere, apre una finestrina con una serie di immagini generiche che non mi servono affatto. Noto però una finestrina di ricerca, serve a indicare l’argomento di cui trattasi, e quindi scrivo il nome della mia città: Palermo! Ecco comparire, dopo poco, una collezione di immagini classiche della città, scelte per lo più da quelle su Flickr rilasciate con licenza Creative Commons (correttissimo . . ). Più in basso un’ altra finestra mostra una serie di notizie provenienti da tutto il mondo: vabbé . . . non mi interessano . . . Continuo a far scendere lo sguardo per arrivare alla finestra che suggerisce i tags: e qui ci rimango! Su otto tag proposti, quattro sono: mafia, godfather, cosa nostra, gaetano lo presti. Gli altri sono quelli ovvi: palermo, sicilia, etc. Sinceramente: ci rimango male! Penso: “magari è stato un caso” e ci riprovo: niente da fare! Questa volta spicca in bella mostra il nome di totò riina e della famiglia gambino, il traffico di droga, il crimine . . .   A questo punto comincio a domandarmi: “può darsi che siano questi i risultati di Google quando si cerca Palermo?” Faccio la prova: nelle prime 10 pagine dei risultati alla ricerca “palermo”, ovvero i primi 100 risultati in ordine di ranking, non trovo citata la mafia né i mafiosi nè altre attività illegali. Provo quindi la ricerca per immagini: anche qui stessa storia: non trovo nulla che giustifichi la selezione dai tag proposti da zemanta. Che cosa pensare? Quale sarà il database privilegiato dagli sviluppatori di questo sistema? Non che voglia difendere l’indifendibile, Palermo è quella che é, ma il dubbio che il sistema privilegi lo stereotipo diventa intollerabilmente fondato. Se queste son le applicazioni del semantic web (zemanta – semantic): brrrr . . . spero proprio di no.

Ma non finisce qui! Nel tempo che mi è occorso per scrivere questo post,  sotto la finestra di editing in wordpress mi sono comparsi una serie di link che mi portano a cercare su wikipedia: le voci? “Illegal drug trade”, “mafia”, “organized crime”, “salvatore riina” . . . e dài,  corro a disinstallare!!

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Il mio Personal Learning Environment

Ho improvvisamente avuto la tentazione di visualizzare il mio PLE (Personal Learning Environment), ovvero quell’insieme di risorse, di ambienti, di interazioni che mi consentono di “continuare ad imparare” . Chi volesse saperne di più sul concetto di PLE potrebbe trovare utili questi documenti: History of personal learning environments e Personal Learning Environments – the future of eLearning?

Realizzare qualcosa comporta sempre una certa dose di scoperte: intanto l’utilizzo di Mindomo, un web service gratuito per la generazione di mappe mentali;  consente di inserire blocchi a diversi livelli di nidificazione e di aggiungere link ipertestuali, immagini, video etc. La cosa che mi ha convinto maggiormente è stata la possibilità di fare collassare o espandere i diversi rami a seconda del livello di nidificazione: mi sembra una possibilità molto comoda nel caso di presentazioni pubbliche. A patto di avere una connessione attiva diventa preferibile al classico “decotto” powerPoint.

Ho scoperto poi che il proprio PLE non è tracciabile una volta per tutte! Se si volesse tracciare per l’intero corso della propria esistenza attiva verrebbe fuori qualcosa di gigantesco e richiederebbe una quantità di tempo sproporzionata. Di qui la decisione di concentrare l’attenzione sul PLE “attuale”, quello dell’ultimo anno ad esempio. Magari l’anno prossimo ne farò un altro, certamente diverso dal presente.

Interessante anche la riflessione derivata dalla necessità di classificare i propri ambiti di interesse: tracciare questa mappa è stato anche sistematizzare a grandi linee il mio personale ambito di conoscenze.  Ancora una volta si scopre di star facendo anche una riflessione su se stessi: non male direi.

Per accedere alla mappa interattiva fare click sulla immagine (allo stato attuale l’embedding della mappa porta ad un risultato assai insoddisfacente).

Il mio attuale PLE

Il mio attuale PLE

Sul web 3.0

How Web 3.0 Will Work

Howstuffworks è tra i siti che spesso consiglio ai miei alunni per la ricchezza degli argomenti trattati, per il taglio divulgativo ma non banale, per l’approccio didattico ma non pedante.

Da qui leggo l’articolo How Web 3.0 Will Work , col futuro d’obbligo, trattandosi di una proiezione sulla possibile, direi piuttosto probabile, evoluzione del web: di che si tratta? In pochissime parole: il web “1″ è stato quello dei contenuti statici, qualcuno, dispregiativamente, diceva anche “brochureware”, un posto cioè dove aziende e privati pubblicano le informazioni senza alcuna possibilità di interazione da parte dei fruitori. Siti cioè solo “da leggere”. Il web “2″, radicalmente diverso, ha visto come elemento fondamentale la produzione dei contenuti da parte degli stessi utenti della rete. Si consideri ad esempio la diffusione dei blog personali, un fenomeno che ha seriamente messo in discussione i tradizionali metodi di formazione della opinione pubblica. O il dilagare dei cosiddetti social-network, Facebook in testa, che consentono a tutti di stare in contatto, scambiare informazioni, creare o negare consenso in modo assai semplice e immediato.

Il web 3.0 potrebbe coincidere, ma ancora non è proprio “imminente”, con il cosiddetto “semantic web” che consentirebbe di fare dei motori di ricerca addirittura degli interpreti del “significato” dei documenti del web. Obiettivo ambizioso ma non impossibile, per una spiegazione delle tecnologia sottostante rimando all’articolo How Semantic Web Works . Concentriamo la nostra attenzione piuttosto sulle conseguenze, sulla utilità di una simile trasformazione.

Sappiamo tutti che le ricerche che possiamo compiere tramite i motori di ricerca sono basate sulle “parole chiave”: se cerchiamo la parola “pesca” troveremo documenti nei quali pesca compare sia per il frutto che l’attività del pescare. Altro esempio: la parola “elettronica” ricorre su siti accademici e scolastici ma anche su cataloghi e offerte di negozi e supermercati. Moltissime parole hanno significati che dipendono dal contesto del discorso e, ad oggi, browser e motori di ricerca non hanno la possibilità di fare una simile distinzione, costringendoci a raffinare le ricerche con accorgimenti vari e comunque moltiplicando i tentativi e dilatando il tempo necessario. Web 3.0 dovrebbe poter superare questi attuali limiti per mezzo dei metatag e delle ontologie sistemi cioè di rappresentazione della conoscenza e, quindi, di disambiguazione dei termini presenti in un documento. In tal modo verrebbe molto più semplice l’estrazione dal web dei contenuti realmente desiderati, necessità tanto più stringente quanto più il web è dilatato, e la connessione con argomenti simili e coerenti.

Molte università e molti centri di ricerca sono al lavoro in questa direzione e qualcosa è già matura per la sperimentazione. Personalmente trovo efficace Twine una sorta di socialnetwork basato sui principi e sui criteri del semantic web: il criterio è simile a quello della aggregazione delle notizie tramite RSS, cosa molto utile ma non selettiva. Su twine i diversi partecipanti pubblicano notizie e riferimenti a documenti del web secondo una precisa griglia di metadatazione e secondo argomenti selezionati chiamati “twines”. Ognuno può creare i suoi ( ad esempio io ne ho creato uno che intitola  Personal Authoring ) e aderire a quanti altri creati da terzi. In tal modo si costituisce una base di conoscenza condivisa basata sulla appartenenza ai diversi filoni di interesse e ai “tag” attribuiti dagli utenti. Inutile aggiungere che non basta una giornata per leggere tutto, ma si ha una certa sicurezza di andare a ritrovare a colpo sicuro una certa informazione che siamo sicuri di avere letto ma non ricordiamo più dove . . .

Salva i Blog! Contro il DDL anti-Blog presente alla Camera (DdL C. 1269)

Aderisco alla campagna

Dalla commissione Cultura della Camera arriva un nuovo disegno di legge (DdL C. 1269) che obbligherebbe molti blog e siti (che fanno “attività editoriale”) ad iscriversi al registro dei comunicatori con la possibilità di essere perseguiti per i reati a mezzo stampa. Un anno fa ci provarono con il DDL Levi-Prodi che facemmo ritirare. Ora ci riprovano, nel silenzio assoluto dei media.
Con la partecipazione di tutti possiamo difendere la libertà di parola online, di blog, siti d’informazione indipendenti e non solo!
Chi fosse interessato o anche solo per informazioni: