Tornare ad essere studenti

Trovo molto denso di significato e foriero di utili riflessioni l’intervento

Teaching How to Learn

by Konrad Glogowski

Viene affrontato il tema dell’inserimento delle tecnologie nelle attività delle classi, sottolinenando come non sia possibile una “magia” relativamente all’apprendimento dei nostri alunni:il solo e semplice utilizzo in ambito scolastico non è – ovviamente – sufficiente a garantire il successo formativo.

Sul fatto che le tecnologie a scuola debbano essere usate non può sussistere dubbio: sono già usate dai nostri alunni in altri contesti; compito della scuola è fare in modo che questo utilizzo diventi corretto, fruttuoso, utile per la formazione dell’individuo e delle sue capacità di apprendere e autonomamente scegliere nel corso della vita.

Il grande interrogativo diventa allora non “se” utilizzare le tecnologie nelle classi, ma “come” deve essere questo utilizzo.

Nell’ultima parte dell’intervento Glokowsky afferma:

“Become Students Again”

And that is precisely what I’m interested in – how do we redesign our outdated assessment and evaluation mechanisms to support our students as they venture outside of our classrooms and into interest-driven online communities?

I suggest that we follow and support our students. This isn’t just about granting them leave to learn from and with somebody else in some online community that we’ve approved. This is also about traveling with them, not to supervise or hold their hand, but to advise as more experienced peers – to explore, learn alongside them, and help them reflect on what they are learning. It’s about creating classrooms where, as Michael Wesch recently said, we can “become students again, pursuing questions we might have never imagined, joyfully learning right along with the others” (Wesch, 2009). We need to be there for them to show them how to learn. We need to show them that we’re learning too, online and off. We need to show them that we reflect and set goals. We need to model those processes and learn to support our students in these new environments and interactions. It is our responsibility to help our students understand that learning how to learn means acquiring “a collection of good learning practices … that encourage learners to be reflective, strategic, intentional, and collaborative” (James et al., 2007, p.28). Teaching our students, not as whole grades, not as classes, but as individuals, how to learn in the world where knowledge resides in webs, nodes, and multifaceted connections and correspondences is now our greatest responsibility.

Of course, the biggest question for me right now is: what does all of this look like in practice?

Gli studenti quindi vanno lasciati “perforare i muri” delle aule e incoraggiati nell’esplorazione di strade differenti. In questo però hanno bisogno di essere seguiti e sostenuti: non “presi per mano”, ma accompagnati in questa strada da “pari più esperti”. Una sorta di viaggio e di esplorazione da fare insieme, nella quale lo stesso docente è capace di mettersi in discussione e di diventare guida in quanto anche lui sta seguendo un percorso di apprendimento. Non più “maestro dei contenuti”, ma guida del processo di apprendere ad apprendere.

Se su questo siamo d’accordo, possiamo passare a cercare di risponedere alla ancora insoluta domanda: come fare a mettere tutto ciò in pratica?

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