Vittime inermi o coautori?

Trovo abbastanza fastidioso che si continui a parlare degli algoritmi motori delle proposte commerciali che incontriamo in rete come di una sorta di “Spectre” digitale contemporanea. Quando invece,  come ben messo recentemente in evidenza dagli ultimi lavori di Baricco, si tratta di un sistema del quale siamo consapevoli partecipanti e co-autori. Questo non significa che non ci sia tantissimo da migliorare o da evitare, c’è e bisogna impegnarsi verso una corretta crescita della “cultura digitale”. Così come vero è che bisogna stare attenti ai condizionamenti culturali, da affrontare, come sempre è stato, con lo sviluppo di una sempre maggiore capacità di “pensiero critico”. Ma evitiamo, per favore, di fare finta che adesso viviamo in un mondo che ci controlla più di quanto sia successo nelle epoche precedenti! Un esempio? Avete presente i ragazzi che andavano al fronte durante la prima guerra mondiale? Avevano 18 anni, o anche meno, e andavano, piangendo,  ben consapevoli che sarebbero morti al primo o al secondo assalto in uscita dalla trincea. Eppure andavano! Senza dubbi, andavano! Come era possibile, com’è stato possibile che abdicassero così completamente alla propria personale volontà di sopravvivenza? Succederebbe oggi la stessa cosa? Credo di no. Ne deduco che il condizionamento e il controllo dei comportamenti in quel periodo storico fossero più efficaci e più pervasivi di quelli attuali. Non dimentichiamolo.

Tecnologie digitali…(2) – Accesso all’informazione

Accesso-informazione

Qua andiamo abbastanza sul facile, non credo siano in molti a ritenere e a sostenere che a scuola l’informazione possa e debba provenire esclusivamente dal docente e dai libri di testo. Poche parole dunque per sottolineare solo che se si vuole garantire l’accesso reale tramite la rete bisogna predisporre un buon contratto con velocità adeguata, una rete locale correttamente dimensionata, una rete wireless adeguata. Sconsigliate le configurazioni economiche “fai da te”, per esperienza possiamo tranquillamente dire che non funzionano: ci vogliono switch ed access point adeguati all’utilizzo da parte di una comunità di svariate centinaia di persone, la situazione è ben diversa da quella domestica.

Parallelamente alla adeguatezza dell infrastruttura hardware (e in parte ad essa connessa) è il tema della sicurezza. Chi scrive non è fautore della “chiusura” dell’accesso ad alcuni siti da parte dei docenti e degli alunni, anzi, credo che avere una rete aperta a tutte le risorse dia la possibilità ai docenti di svolgere quella ormai ineludibile formazione all’utilizzo corretto della rete. Personalmente sono convinto che la sicurezza debba basarsi non sulla chiusura ad alcuni contenuti ma alla protezione da malware, da accessi indesiderati, truffe on line, protezione dei dati e della privacy soprattutto nei casi di server scolastici. Deve anche assicurare il corretto utilizzo della banda passante (quante volte abbiamo notato “torrent” e “muli” lasciati in azione nei laboratori . . .).

Dal punto di vista degli strumenti per l’utilizzo della infrastruttura di rete credo si sia abbastanza a buon punto, non è questo il collo di bottiglia. Molte scuole sono sufficientemente dotate di lavagne interattive con pc connesso in rete, soluzione questa ottimale per una grande maggioranza delle situazioni, quelle dove non occorre o non sia opportuno che ogni alunno faccia autonomo accesso alla rete (scuola primaria ad esempio), oppure quelle nelle quali si prediligano azioni didattiche centrate sulla lezione frontale. L’utilizzo delle aule informatiche è da limitare alle situazioni nelle quali siano indispensabili e cioè essenzialmente ai corsi di informatica o ai corsi centrati su sw applicativi. In tutti gli altri casi sono ergonomicamente non efficienti: personalmente mi piace assai poco ritrovarmi con 20 persone che non riesco a guardare in faccia perché nascoste dal monitor! Sempre più spesso ci si ritrova, e ancora più avverrà nel prossimo futuro, nella possibilità di utilizzare dispositivi portati dagli stessi studenti, cellulare in primo luogo ma anche tablet e notebook: la logica viene chiamata Bring Your Own Device (ognuno porta il suo personale dispositivo) nell’ambito della cultura pedagogica anglosassone e teoricamente potrebbe risolvere d’un colpo una serie di problemi. Naturalmente introducendone altri, ad esempio la scarsa possibilità di controllo da parte del docente, ma questo, come sta chiaramente palesandosi da più parti, è diventata una variabile importante ed ineludibile della progettazione educativa.

2 – continua

Le altre puntate:

  1. Tecnologie digitali negli ambienti di apprendimento

Tecnologie digitali negli ambienti di apprendimento

Sto preparando in questo periodo dei materiali per dei percorsi di formazione e aggiornamento per docenti e dirigenti scolastici sulle tematiche delle tecnologie negli ambienti di apprendimento. La riflessione quindi è rivolta agli ambienti di apprendimento da implementare a scuola e tralascia altri ambiti quali la formazione on line, la formazione permanente, etc. Comincio qui a pubblicarli in una logica di condivisione e di collaborazione chiamando e sollecitando chiunque vorrà intervenire a farmi conoscere le sue critiche costruttive, a suggerirmi modifiche, a indicarmi opportune correzioni. La “collezione” completa di questi interventi costituirà alla fine il nucleo del materiale formativo che verrà rilasciato in licenza Creative Commons.

Mi piacerebbe riuscire a fissare le idee su alcuni punti fondamentali e alcuni snodi “chiave” e fornire allo stesso tempo dei materiali riutilizzabili nel tempo e utili per individuare un utilizzo, individuare un software, una app, un ambiente web, con esempi sull’opportunità del loro utilizzo e i necessari riferimenti tutoriali. Mi sono quindi subito orientato sull’utilizzo della mappa concettuale come strumento base di questa comunicazione formativa; infatti la mappa, già con la sua architettura e topologia veicola dei significati, consente una lettura sintetica e rapida dando al contempo i riferimenti per gli approfondimenti, e poi consente una lettura e una fruizione non lineare che si adatta flessibilmente alle esigenze informative e conoscitive di persone diverse in tempi diversi.

La mappa di base vede al suo centro il concetto di “ambiente di apprendimento” (al momento ne riporto qui solo la zona centrale)Ambienti di apprendimento2 semplificata

immediatamente contornato da quelle che sono le “funzioni” che un tale ambiente è chiamato a svolgere; in termini di lista:

  • garantire l’accesso all’informazione
  • utilizzare, incoraggiare la comunicazione  e mettere a disposizione strumenti appositi
  • facilitare e razionalizzare la progettazione, la documentazione e il tracciamento dei percorsi di apprendimento
  • consentire la differenziazione dei percorsi di apprendimento in funzione delle differenti velocità e differenti stili di apprendimento degli alunni
  • documentare le competenze raggiunte
  • mettere a disposizione strumenti e metodi per la registrazione e produzione di contenuti
  • implementare metodologie attive come quella del “fare”
  • offrire strumenti, metodi e occasioni di interazione formativa
  • implementare strumenti per la valutazione e quindi anche per l’assegnazione di compiti.

Si vede facilmente come alcune funzioni sarebbero ulteriormente raggruppabili e generalizzabili, ad esempio offrire strumenti di interazione e offrire strumenti di comunicazione, ma un tale livello di sintesi rischierebbe di far perdere parte della ricchezza e complessità caratterizzanti un ambiente di apprendimento.

Nel seguito utilizzerò ulteriori mappe a partire dai nodi in colore giallo in modo da associare alle diverse funzioni diversi possibili strumenti che la tecnologia digitale mette a disposizione.

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Aggiornamento 22/08/16

Inserito “differenziazione” dei percorsi di apprendimento su suggerimento di Claudia Perlmuter