Sono stato alla Favorita

Per ben due volte negli ultimi otto giorni, ovvero due domeniche di fila, mi è capitato di bazzicare con amici e ragazzini per il Parco della Favorita (Palermo). Riporto una citazione da palermoweb.com:

Era ad un tempo parco, luogo per esperimenti agricoli di carattere utilitario (quali le coltivazioni di agrumi – oggi quasi tutti mandarini – olivi, frassini, noci e sommacco), riserva di caccia. Vi erano ombrosi viali, esedre, spiazzi con sedili, fontane, frantoi, cantine, ecc. Verso le pendici del monte, nella fitta boscaglia di leccio e lentisco che ospitava fagiani, pernici, beccacce, conigli, ecc, si snodava un accidentato percorso di caccia appositamente creato ed interrotto dalla presenza dei torrioni neogotici, destinati a deposito di armi e munizioni e al riposo.

Dai borboni ad oggi certamente i tempi sono assai cambiati, ma, pur conoscendo le diverse nefandezze di questa città alla quale siamo tuttavia irragionevolmente affezionati, qualche interrogativo sorge spontaneo.

Ad esempio: perché ci troviamo costretti a rispondere a domande del tipo “papà, ma cosa ci fanno le prostitute?” Com’è possibile che in piena mattinata di domenica, orario della passeggiata domenicale, i viali adiacenti alle classiche aree di gioco per i bambini siano frequentati da numerose professioniste del sesso?

Altro interrogativo: com’è che ci troviamo costretti a spiegare ai ragazzini che non è il caso di toccare le numerose siringhe evidentemente abbandonate da tossicomani che frequentano le medesime zone?

Vabbé . .  piuttosto che con le risposte a questi interrogativi, ci consoliamo pensando che si tratta pur sempre di una “scuola” che i ragazzini devono prima o poi affrontare . .  forse non male che capiti di farlo in compagnia di genitori e amici.

Passeggiando passeggiando si finisce inevitabilmente dentro uno dei numerosi e vasti manderineti del parco: benché abbandonati da anni, producono ancora abbondanti e ottimi frutti. Ne mangiamo a volontà, direttamente colti dagli alberi, una meraviglia di sapori e di profumi, freschezza assicurata così come titale assenza di fitofarmaci e fertilizzanti. E qui altra domanda: com’è che non se li raccoglie nessuno? Ma . . mi pareva di essere in periodo di forte recessione economica, magari qualcuno potrebbe trarre vantaggio dal raccoglierne qualche cassettina e venderli per strada . . . Invece mi pare che nemmeno i nomadi del vicino campo ne vogliano approfittare! Vabbé, mi ripropongo di farlo io stesso nei prossimi giorni, porto con me qualche sacchetto e ne raccolgo quel tanto che basta per fare qualche bella gelatina.

Ma le riflessioni non finiscono qua, perché l’aria è bella, lo sguardo spazia alle pendici del Montepellegrino e, si sa, passeggiare porta ad una certa socraticità dell’intelletto. E allora, tornando a casa, faccio una piccola ricerca per capire come si colloca la “Riserva Naturale” di Monte Pellegrino, nel panorama della aree verdi urbane celebri del mondo. Ecco cosa scopro:

  • Londra, Hyde Park, superficie: 140 ettari (fonte)
  • New York, Central Park, superficie: 340 ettari (fonte)
  • Dublino, Phoenix Park, superficie: 712 ettari (fonte)
  • Palermo, Riserva di Montepellegrino, superficie: 1020 ettari (fonte)

!!! Caspita!!! L’area verde di Palermo, dunque, è una volta e mezza più grande di Phoenix park, dove i campi di calcio aperti al pubblico si contano a dozzine! Anche considerando la sola area della favorita, senza il comprensorio di Monte Pellegrino, otterremmo una superficie di oltre 400 ettari, ovvero batteremmo ancora Hyde Park e Central Park. Senza contare il patrimonio storico, culturale, archeologico che la Riserva può “mettere in campo”. E il confinare col mare dell’Addaura, che non è poco.

Ho anche ricavato delle mappe:

Central Park

Hyde Park

Phoenix Park

Riserva Naturale di Monte Pellegrino

Avendo cura di scegliere la stessa scala per tutte le mappe ( vedi indicatore nero in basso a sinistra) si potrà apprezzare visivamente la consistenza delle diverse superfici. Vediamo inoltre le differenze territoriali: l’unica area a racchiudere pianura, montagna e mare è proprio quella del Parco di Monte Pellegrino!

Dovremmo esserne fieri, ma qui le domande si fanno ancora più pressanti; una, soprattutto, mi tormenta: com’è possibile? Com’é possibile che siamo così bravi a sprecare le risorse che abbiamo? Com’é possibile che non ci rendiamo conto che il valore della Favorita é ben altro che quello di un asse viario per Mondello (e, ahimé, con l’asse Via Venere, Via Olimpo, con l’intera parte nord della città). Com’é possibile che un popolo si faccia espropriare di un bene, il verde, lo spazio, così vitale per città delle dimensioni di Palermo. In altri contesti, in altri paesi, la favorita e Monte Pellegrino diventerebbero un qualcosa meritevole, da sola, di un viaggio di frotte di turisti. Per carità, niente di eclatante, ninete funivie o alberghi o chissà quali impianti ( anzi, stadio e ippodromo andrebbero fatti sloggiare al più presto). Semmai un luogo dove poter passeggiare, andare in bicicletta, visitare il patrimonio storico, praticare la corsa e il free climbing, raccogliere – perché no – manderini coltivati da Lavoratori Socialmente Utili strappati al loro fumoso ozio della piscina comunale e dei tanti altri luoghi nei quali li vediamo intenti solo a consumare i pacchetti di sigarette.

Sono un sognatore?

PS – Credo proprio di sì! Da una ricerca “Palermo, favorita” compiuta su technorati.com per indagare cosa riportato su questi temi dalla “blogosfera” rimango deluso: la stragrande maggioranza delle citazioni riguarda il calcio allo stadio della favorita ( e te pareva . . ),  seguono le citazioni per il rifugio del cane abbandonato, infine quelle relative a fatti di cronaca ( per lo più nera legata al mondo della prostituzione). Sugli usi, quelli attuali e quelli potenziali, di questo patrimonio, sembra proprio che nessuno voglia pensare . . .  🙁

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