Scuola e cellulare

Insegno a scuola dall’era pre-cellulare, ho ben presente i mutamenti generati da questa tecnologia: niente più ricerca del gettone (e poi della scheda) per potere telefonare, niente attese per accedere all’unico telefono pubblico di un intero istituto con oltre 2000 alunni, nessuna interruzione per andare a telefonare. Insomma: una bella cosa!

Il rovescio della medaglia: incrementata incombenza dei genitori (non è raro che un alunno si alzi con aria allarmata e, brandendo il telefonino, chieda << professoré, mi sta chiamando mia madre! Posso andare a rispondere?>>) , creazione di un “feticcio” adolescenziale, invasività unita a cattivo gusto dei sistemi di registrazione audio e video.

Peccato! Un uso moderato e accorto avrebbe fatto comodo a tutti, studenti, docenti e genitori! Invece l’uso improprio ne ha reso intollerabile la presenza nelle classi, da qui l’iniziativa del ministro Fioroni, da qui la creazione di una legge che ci saremmo potuti tranquillamente risparmiare con la semplice e lineare applicazione della educazione e del buon senso. La classica “ipersoluzione”. L’atteggiamento cafone e furbesco ha avuto la meglio. Vero che c’è voluta la legge per indurre una sacrosanta astensione dal fumo nei locali pubblici, scuole e cinema compresi, ma quello della sigaretta è un vizio che risale a molti anni, che si è tramandato nelle generazioni. I nostri alunni rappresentano invece la prima generazione cellularizzata della storia dell’umanità, non c’è una cultura così profondamente radicata . . .

Abbiamo perso una occasione? Di comportarci con civiltà certamente sì!

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