Carlo Columba

Pagine Personali.

Un grande cuore bianco

20111029-020548.jpgAnkara, poco dopo mezzogiorno, dai minareti attaccano quasi all’unisono i muezzin dell’intera città, subito coperti dal rombo di uno stormo di caccia dell’aviazione militare turca. Prima tre, poi altri tre, poi ancora e ancora: a gruppetti passano sulla città a volo radente ben 24 caccia. Passano e vanno via.
Non è finita: un rombo ancora più invadente annuncia l’arrivo della pattuglia acrobatica: ben 8 mezzi bianco e rossi che danno luogo ad un forsennato (e sconsiderato) carosello cittadino. Già ieri li avevo sentiti, alla stessa ora, ne lungo ripetersi del loro rombare: dal ristorante, insieme agli altri commensali, non vi avevo fatto molto caso. Oggi, in cima al castello di Ankara, ho potuto pienamente rendermi conto. Non so come sia possibile consentire ad una pattuglia acrobatica di fare le proprie esibizioni, circa una mezzora di passaggi, sopra una città popolosa come Ankara. Certo lo spettacolo è proprio fuori dall’ordinario: lo stormo picchiava e si avvitava come un tutt’uno, le traiettorie evidenziate dalle scie colorate, la velocità da brivido. Impennate, picchiate, loop, avvitamenti si sono succeduti per alcuni minuti quando ad un tratto lo stormo si é diviso. I singoli aerei hanno cominciato a fare voli radenti tenendosi a pochi metri dalla principale arteria cittadina! Non sto esagerando: le scie invadevano il cielo e persino la carreggiata automobilistica. In un passaggio una copia di aerei lo ha fatto addirittura “dorso a dorso” , uno in assetto normale, l’altro in volo rovesciato, con i timoni di coda praticamente a contatto: da brivido. Con gli amici con i quali ero in compagnia cercavamo nel frattempo di fare qualche sensata ipotesi sul perchè di questa esibizione, del resto non isolata, su come fosse possibile e accettabile far correre un simile rischio alla popolazione: una esibizione di potere delle forze armate? Un avvertimento? Una pura esibizione “muscolare”?
Ad un tratto i due solisti si incrociano due volte, una in volo verticale, l’altra in picchiata: un brivido segnalato da tutti gli spettatori con un “ohhh” spontaneo quanto impaurito. Sul cielo rimane disegnato dalle scie un grande cuore bianco: guardandolo bene, agghiacciante, si vede chiaramente al suo interno un aereo di linea placidamente avanzare verso l’aereoporto.

un grande cuore bianco

AI – Stanford

Ha oggi inizio il primo corso on line “Intelligenza Artificiale” erogato da Stanford. Gratuito e per grandissimi numeri prevede due possibili percorsi, con e senza esami, a seconda che si voglia o meno ottenere il riconoscimento del titolo.
L’iniziativa, anche per il prestigio dei docenti, è sicuramente di grandissimo livello e costitusce una bellissima opportunità non solo per gli studenti ma anche per i semplici curiosi da tutte le parti del mondo.
La didattica è però centrata su dinamiche del tutto tradizionali: lezioni frontali erogate dai docenti per mezzo di video e test di valutazione di tipo automatico. È previsto un forum per i partecipanti ma l’asse portante delle interazioni parte dai docenti e ad essi quasi esclusivamente è previsto che ritorni. Siamo, ma è solo una mia impressione, piuttosto lontani sia dall’approccio collaborativo sia da quello connettivista adottato dai “Mooc” canadesi (vedi http://youtu.be/eW3gMGqcZQc o anche http://openeducationnews.org/2008/07/30/mooc-massive-open-online-course/ ). Tuttavia è una gran bella iniziativa, e per di più “open”.

Radio Show

Uno strumento potenzialmente interessante anche per la didattica! Possibile usarlo per organizzare e motivare lavori degli studenti. Ma anche per registrare le nomalissime lezioni per eventuali (ma sempre necessari) recuperi!

Lavagna condivisa per aula lim + tablet

Ho appena fatto una piccolissima prova per vedere se questo sistema di lavagna condivisa funzionasse anche su iPad. Ne ho aperto un’istanza sul desktop e un’altra dall’iPad (temendo il blocco dell’onnipresente flash . . .): il disegno fatto sull’uno veniva replicato quasi istantaneamente anche sull’altro . Il risultato è ottimo.

Il servizio è gratuito (almeno per adesso) e l’accesso non richiede alcun tipo di registrazione ed autenticazione. Mi sembra un perfetto complemento per quelle aule dotate di LIM e frequentate da corsisti e alunni dotati di tablet: consentirebbe l’utilizzo della lavagna interattiva anche con interventi direttamente dal posto!

Sloop2desc terminato-valorizziamone adesso i risultati

In qualità di relatore ho partecipato, ieri, a Balestrate, al seminario conclusivo del progetto di trasferimento tecnologico sloop2desc durante il quale oltre ottocento docenti hanno preparato risorse educative aperte utili alla certificazione delle competenze in ambito delle competenze informatiche “Eucip”. Informazioni estese sul progetto sono reperibili sui siti http://www.sloopproject.eu/sloop/ e http://www.sloop2desc.eu/
Allego in coda  le slide che ho utilizzato per mostrare come il progetto sia sia articolato in termini di sistema piuttosto complesso, sistema per altro riutilizzabile ed “esportabile”. La domanda che adesso mi sorge spontanea è la seguente: non sarebbe adesso il caso che il progetto potesse avere una sua naturale continuazione in una qualche forma di attività anche economica? Finita la sperimentazione che ha visto convolti la comunità europea per il reperimento delle risorse e diversi partner provenienti dal mondo della scuola, della ricerca e dell’impresa, non sarebbe il caso che adesso si facesse avanti una entità di tipo aziendale capace di valorizzarne gli output? Dovrebbe, credo, essere possibile che una azienda possa offrire formazione a partire dall’utilizzo dei materiali prodotti e dalle esperienze accumulati negli anni. Sarebbe la giusta prosecuzione.

Convegno conclusivo del progetto Sloop2desc

Il 26 settembre 2011 si terrà a Milano il convegno conclusivo del progetto europeo “Sloop2desc – Sharing Learning Objects in an Open Perspective to Develop European Skills and Competences”

Questo il link per le informazioni e la registrazione: http://www.sloop2desc.eu/it/convegno-conclusivo.html


Cultura, Natura, Bauman

Su R2 di oggi un interessante articolo di Bauman: http://www.repubblica.it/dal-quotidiano/r2/2011/09/17/news/perch_serve_una_eco-scienza-21784844/
L’argomento, un classico, quello del rapporto tra cultura e natura. Bauman sostiene, pena l’andare incontro a disastri colossali, la necessità di un forte cambiamento epocale, la necessità di trovare una maniera per contemperare gli interessi dell’uomo con quelli di tutte le altre specie viventi. Da uomo colto lo fa con importanti citazioni storiche e filosofiche. Nella pagina a fianco gli fa da eco Esposito, questa volta con una citazione letteraria, scomodando Leopardi.
L’uno e l’altro dicono delle cose giuste e interessanti ma rimango con la sensazione che il vero nocciolo del problema non sia nemmeno stato sfiorato: rimane vivo e vegeto, infatti (almeno questo è quanto sia io riuscito ad interpretare), il convincimento della contrapposizione “di fatto” tra natura e cultura, essendo quest’ultima al di fuori, estranea, alla prima. E quindi destinate storicamente a scontrarsi.
A mio parere si tratta di una contrapposizione falsa: la cultura fa parte della natura dell’uomo. Ogni specie vivente opera in modo tale da modificare l’ambiente in cui vive e l’uomo non fa eccezione: l’ambiente in cui vive e opera non obbedisce peró solamente a quanto ci insegna l’ecologia classica: accanto alle componenti biotiche e abiotiche del sistema, unitamente ai flussi di energia e materia, dobbiamo considerare anche la presenza e la dinamiche della cultura (forse dovremmo dire delle culture al plurale). L’uomo determina l’ambiente in cui vive realizzandovi anche delle strutture immateriali, delle ardite costruzioni del pensiero. Ciò che vorrei affermare, cioè, è che la cultura va considerata come elemento interno al sistema e quindi la sua influenza probabilmente è diversa da quanto potremmo aspettarci da un elemento “esterno”. Cercheró di mettere a fuoco in cosa consiste questa diversità.
Le specie viventi si mantengono in equilibrio grazie alla retroazione negativa dell’ambiente che si attuano con le note dinamiche tra disponibilità di cibo e di spazio e presenza di predatori ed elementi patogeni (mi si perdoni l’estrema brevità e semplificazione). Quando la popolazione di una specie raggiunge una certa consistenza, il feedback ambientale opera in modo da arrestare il processo: diminuisce la disponibilità per ogni individuo della specie delle risorse, aumenta il numero dei predatori e quindi dei predati. Si tratta di una legge spietata quanto raffinata, almeno nel senso del provilegiare, direi quasi perseguire, il raggiungimento della massima complessità. In termodinamica diremmo che si tende ad un minimo dell’entropia.
In quanto specie vivente l’uomo non è estraneo a questa dinamica: la sua intrinseca “missione” (ahimè chiaramente espressa persino nelle scritture bibliche) è quella di espandersi e moltiplicarsi. Sino a quando? Sino al feedback della terra, ovvero sino a quando le catastrofi epidemiologiche e la scarsità di cibo e di energia non procurerà la fine per milioni o miliardi di individui della nostra specie.
Sebbene insignificante sul piano cosmico un evento di questo genere sarebbe per noi assai spiacevole e preoccupante. E non risolvibile, come afferma Bauman (ma l’abbiamo sentito ripetere per decenni da Piero Angela), con lo sviluppo di nuovi saperi tecnici e scientifici, in quanto tali saperi, agendo dall’interno, analogamente a quanto accaduto sino ad ora, non potrebbero che obbedire al primitivo quanto imperativo scopo della specie.

ebook e lim per un modulo di elettronica

Sto lavorando, in questi giorni, alla realizzazione di un sussidio didattico che metta insieme ebook, Lim e gli strumenti della rete. L’idea di fondo è quella di esplorare le possibilità di fornire strumenti didattici efficaci sul piano metodologico e facilmente usabili su quello tecnologico, strumenti dedicati sia ai docenti che agli studenti. L’obiettivo è la realizzazione di un apposito “mix” che utilizzi ogni strumento per le sue caratteristiche più desiderabili: proverò ad enunciarle.

Ebook

Al di là della natura del supporto, un “ebook” è pur sempre un book, un libro, lo strumento di registrazione e comunicazione cioè che siamo abituati ad utilizzare da più tempo (secoli…). In aggiunta a questo innegabile privilegio, il libro ne presenta quasi sempre un altro: l’essere organizzato e strutturato concettualmente, fatto che in ambito pedagogico consente al libro stesso di farsi non solo strumento di comunicazione, ma anche vero e proprio supporto per l’organizzazione del sapere. L’organizzazione interna di un libro, ad esempio, è analoga alla strutturazione concettuale della disciplina trattata, con tutti vantaggi che ne possono derivare. Sin qui quanto accomuna il libro all’ebook. Ma il formato digitale ci consente qualche possibilità in più: il docente, liberato dalle costrizioni tipografiche, può facilmente diventare autore del libro stesso, magari sviluppandolo nel tempo e distribuendolo per capitoli progressivamente disponibili; studenti e docente portano il libro in formato dematerializzato privo di peso; l’aggiornamento può essere continuativo e consente l’implementazione di dinamiche cooperative e collaborative; lo stesso testo può essere distribuito in formati diversi primo fa tutti quello del web. Senza contare che un testo digitale sarà quasi sempre un ipertesto (parteggio per un eventuale livello modesto di ipertestualità) con riferimenti esterni che lo collegano al resto dei nodi conoscitivi degli argomenti trattati ed eventualmente lo corredano con materiali di formati non veicolabili dall’ebook stesso ( penso ad esempio a file di simulazione, di Cad, etc).

Lavagna interattiva multimediale (LIM)

Anche per la lavagna vale la considerazione relativa alla nostra abitudine e abilità di utilizzo: pur essendo più recente del libro si tratta di un qualcosa che abbiamo tutti visto e adoperato sin da bambini. La lavagna interattiva ( a patto di trovarla in aula in condizioni di efficienza) anche lei non presenta di per sè alcuna particolare necessità di apprendistato (nè al docente nè allo studente), almeno se ne vogliamo fare il classico uso che se ne fa durante le lezioni frontali. Ma anche limitandosi a questo vengono fuori subito dei vantaggi rispetto alla classica ardesia: infatti con la LIM non siamo mai costretti a cancellare una data schermata, quando terminiamo lo spazio semplicemente andiamo avanti alla “pagina successiva”, la pagina precedente rimanendo sempre disponibile a mò di slide presentation. Se pensiamo alle dimostrazioni di matematica e di fisica questo fatto, già da solo, dovrebbe solleticare il prof dentro di noi… Ma c’è molto di più, tanto quanto possibile da un computer collegato in rete… non ho qui alcun bisogno di aggiungere nulla, si faccia eventualmente riferimento ai seguenti contributi: Le Lavagne Multimediali Interattive (LIM) e la scuola digitale, Didattica attiva con la Lim,  http://limecondida.blogspot.com/

Strumenti della rete

Avrei potuto anche usare lo stra-abusato “web 2.0″, abusato in verità solo a parole ma assai poco frequentato sia dai docenti, sia (con buona pace dei sostenitori dei “nativi digitali”) che dagli studenti. Nel caso migliore frequentato in modalità di fruizione, rimanendo largamente sottoutilizzate le potenzialità di produzione e di elaborazione. Anche in questo caso non ho motivo di ripetere quanto da più parti detto in modo molto migliore di quanto potrei qui riportare, limitandomi a citare per eventuali approfondimenti: Il valore del microblogging nei processi formativi,I social network nella didattica, M-Learning  & e-inclusion. Il progetto ENSEMBLE, Empowerment e protezione: strategie complementari per la digital e media literacy negli Stati Uniti, Soggetto, Gruppo, Network, Collettivo: le diverse dimensioni della rete e l’apprendimento.

Il “MIX”

Si sa che ogni cocktail dipende in gran misura dal barman che lo prepara. Questo per dire che nel seguito esporrò il mio tentativo centrato, com’è ovvio, su un argomento di elettronica, la disciplina che insegno. Si tratta di una disciplina tecnica che fa riferimento a complessi argomenti di elettricità e di elettromagnetismo ( forte connotazione fisica quindi), che utilizza la teoria dei sistemi per modellizzare componenti e apparati molto complessi, che presenta un elevato livello di propedeuticità dei diversi blocchi concettuali da affrontare. Una disciplina inoltre vastissima ed in continua espansione: si pensi ad esempio che negli anni in cui frequentavo l’università ancora non esistevano i personal computer nè, tantomeno, i telefoni cellulari. Per non parlare dei GPS, dei lettori mp3, etcetc. Una disciplina e un insieme di alunni (quelli del tecnico industriale) che non si prestano ad esperienze conoscitive che pure mi affascinano tantissimo: la realizzazione di un wiki collaborativo, la “blogoclasse” di stampo connettivista o la conduzione di una officina sperimentale condivisa ( si vedano ad esempio La blogoclasse va in scena!, I blog e i wiki in ambito didattico). Necessita una maggiore direzionalità della proposta formativa, una strada chiaramente tracciata che impedisca o minimizzi il vagare in territori assai vasti e sconosciuti. Di qui l’importanza di basare le attività su di un supporto fortemente strutturato quale il libro di testo, però aprendolo, allo stesso tempo, alle potenzialità offerte dal digitale, ovvero la decisione di centrare il sussidio, il modulo, attorno ad un ebook. E data la crescente disponibilità di Lim nelle scuole, viene naturale il tentativo di esplorare le potenzialità dell’accoppiata ebook-lim.

La prima cosa che viene da pensare è che l’ebook può essere utilizzato direttamente con la Lim. Uhm… si vero, la cosa è fattibile, però succede quasi sempre che ogni singolo docente preferisce una propria personale trattazione, dipendente anche dalle esigenze contingenti. Allora potrebbe essere utile corredare l’ebook con l’insieme, riutilizzabile, delle sue figure: sto lavorando cioè anche per costruire una raccolta delle immagini e delle formule matematiche presenti nel testo, raccolta direttamente fruibile per fare lezione con la Lim (anzi, sto direttamente usando il software della Lim che abbiamo a scuola, una Smartboard: figure fatte a mano in modo molto artigianale con la tavoletta grafica). In tal modo il docente si troverà una serie di prelavorati da utilizzare nella sua personalissima lezione. Quindi: l’ebook per la trattazione organica, le immagini per il riutilizzo in classe. Ma c’è, ovviamente, di più. Una delle più efficaci modalità per apprendere l’elettronica è il laboratorio di montaggio e misura: sto quindi preparando una serie di file di simulazione da usare con uno dei più diffusi software professionali del settore. Tali file sono linkati direttamente nel testo del libro e quindi immediatamente utilizzabili. Nell’insieme si potrebbe realizzare un piccolo laboratorio virtuale personale. Per facilitare ulteriormente l’utilizzo con Lim, mi sforzo, ove possibile, di trovare in rete le stesse simulazioni in Flash o come applet java ( e qua verrebbe da fare una riflessione sull’iPad come dispositivo ottimo come ebook reader ma, ahimè, non supportante nè Flash nè Java Virtual Machine, magari un’altro post…), in modo da farle girare in qualsiasi locale dotato di pc con la massima facilità e velocità.

Una delle caratteristiche di questo lavoro è quella di mirare anche a creare una metodologia di produzione dello stesso testo in ebook: sto cercando cioè di utilizzare software liberamente utilizzabili e modalità realizzative utilizzabili dal docente mediamente tecnologicizzato. Sarebbe bello riuscire anche a mettere insieme una sorta di comunità liberamente partecipante al progetto non di un modulo ma di un intero e completo testo di elettronica.

A prossimi post la continuazione . . .

Dance Dance Dance

More about Dance dance danceSublime, non avrei miglior termine per definire questa lettura. È questo il secondo libro di Murakami Haruki che termino in questa stagione, il primo è stato “L’uccello che girava le viti del mondo”, finito il quale sono stato diversi giorni prima di poter nuovamente prendere in mano un libro senza riceverne la sensazione di “poco significativo” (la fine di un buon libro è un piccolo lutto). Scritti a distanza di alcuni decenni, i due testi presentano delle analogie e una struttura molto simili. In entrambi i casi il protagonista è un uomo trentacinquenne, assolutamente non-macho, alle prese con una difficile fase della vita, alla ricerca di se stessi e del proprio posto nel mondo, e alle prese con la necessità di dipanare la matassa della propria esistenza. In questo tentativo il protagonista è costretto a coinvolgersi con fenomeni di “altri mondi” (verrebbe da parlare di magia o di paranormale, ma ne verrebbe fuori una immagine assai riduttiva) che lo riguardano direttamente e congiuntamente ad una serie di altri personaggi che popolano la narrazione. In entrambi i casi diventa significativa la amicizia con una ragazzina, amicizia sempre caratterizzata da una assoluta purezza di intenti e di comportamenti, una presenza anticonformisticamente presente nelle vicende del più maturo carattere principale. La forza della narrazione non è mai compromissoria delle delicatezza e delle finezza dei sentimenti e delle sensazioni. La vita e la morte sono costanti elementi forti che fanno da cornice al tutto. L’importante è trovarsi, trovare le proprie connessioni col mondo, a costo di passare giorni dentro un pozzo disseccato o di imbattersi nel fantasma vivente di un vecchio albergo nelle immateriali pieghe del modernissimo nuovo. Giapponese con citazioni di classico rock e di cucina italiana Murakami fa spesso affermare ai suoi personaggi una delle perle di saggezza orientale più classiche: quando è il caso, è necessario attendere coltivando la non-azione.

Così il web e i cellulari ci rubano metà di noi stessi

20110605-112712.jpgLeggo con interesse l’articolo di Federico Rampini (Repubblica 5 giugno) ma lo condivido solo parzialmente. Indubbiamente vero che la concentrazione e la capacità di selezionare, soprattutto durante il lavoro, le sollecitazioni “distrazione” da quelle “produttive” sia una abilità che tutti siamo chiamati a praticare ogni giorno. Vero anche che nuove forme di distrazione ci sono procurate dalle tecnologie della comunicazione veicolate da un numero crescente di device. Tuttavia l’articolo mi sembra ispirato ad una visione tutta efficientistica delle nostre giornate e trascura del tutto di mettere in evidenza che, se ci distraiamo, è anche perchè o deliberatamente lo vogliamo, o, magari per stanchezza, ne abbiamo bisogno. Mi sarebbe piaciuto molto di più un approccio meno semplicistico, magari un approccio che guardi alla relazioni di rete come ad un possibile antidoto alla “perdita di produttività” causate dalle distrazioni provenienti da internet e smaphone. Sarebbe un discorso molto più interessante e stimolante, un discorso rivolto magari ad un livello maggiore di complessità, meno giornalistico, quindi, ma più costruttivo.
Voglio infine rilevare come ci siano occasioni nelle quali la “distrazione” possa addirittura essere funzionale. Io stesso non lo avrei creduto sino a qualche tempo fa ma ho potuto constatare per esperienza diretta che in occasione di meeting di lavoro ad alto livello di formalizzazione (delegazioni internazionali, report periodici, etc) o comunque occasioni nelle quali ci siano molto “tempi morti” da rispettare, la possibilità di avere tra le mani notebook o smartphone possa essere funzionale al mantenimento di una certa freschezza e di una certa concentrazione. Certamente limita la voglia di finire il più presto possibile e “scappare via”. C’è anche del “buono” quindi!