le nuove opportunità per tutti i docenti: formazione e carriera nella buona scuola

IMG_1504.JPGDalla copertina che ricorda piuttosto direttamente la grafica di un pacchetto di sigarette é stato oggi pubblicato il documento prodotto dal governo Renzi sulla scuola. Quanto segue é un piccolo commento al solo capitolo 2, quello che parla della carriera del docente, e quindi esplicitamente non si riferisce all’insieme delle misure previste. Se riuscirò continuerò questa carrellata nei prossimi giorni.

Alla pagina 45 “quali competenze per i nostri docenti” si legge:

Ci si aspetta [dai docenti ndr] inoltre che non insegnino solo un sapere codificato (più facile da trasmettere e valutare), ma modi di pensare (creatività, pensiero critico, problem-solving, decision-making, capacità di apprendere), metodi di lavoro (tecnologie per la comunicazio- ne e collaborazione) e abilità per la vita e per lo sviluppo professionale nelle democrazie moderne.

Dobbiamo dire con chiarezza cosa ci aspettiamo dal corpo docente in termini di conoscenze, competenze, approcci didattici e pedagogici, per assicurare uniformità degli standard su tutto il territorio nazionale e garantire uno sviluppo uniforme della professione di docente.

Mi trova assolutamente d’accordo.
Sulla stessa pagina si legge che occorreranno tre mesi di una apposito gruppo di lavoro

per formulare il quadro italiano di competenze dei docenti nei diversi stadi della loro carriera

Il che potrebbe significare che per i prossimi tre mesi saranno accettate osservazioni e suggerimenti provenienti dalle diverse componenti sociali interessate.

Alla pagina 47, a proposito della formazione, si esprime la condivisibile convinzione della necessità della formazione in servizio dei docenti concependola però come un qualcosa da rendere obbligatorio. Personalmente sono assolutamente convinto della necessità di un continuo aggiornamento delle competenze professionali ma l’esperienza di molti anni anche come formatore, mi fanno mettere in allerta: in generale tutto ciò che é obbligatorio viene vissuto dal docente come qualcosa cui adempiere solo formalmente e nel minor tempo possibile. E soprattutto senza alcun cambiamento delle personali pratiche operative.
Nella stessa pagina si parla del ruolo centrale scolto dai docenti stessi all’interno del previsto sistema della formazione e si introduce, ma senza nominarlo (verrà fatto più avanti), il ruolo del docente “mentore”, individuato in base a criteri di merito e a cui spetta un premio retributivo. Da stare attentissimi, ovviamente, alle modalità di scelta di tali docenti: il pericolo del premiare i furbastri qui diventa concreto.

Alla pagina 48 “premiare l’impegno” si afferma fortemente la necessità di svincolare gli scatti retributivi dal solo meccanismo dell’anzianità. In linea di principio c’è da essere d’accordo. Perchè ciò possa accadere è necessario cambiare lo status giuridico del docente. Seguono alcune pagine contenenti tabelle sulle retribuzioni attuali per fascia di anzianità di servizio e sulle retribuzioni secondo il nuovo sistema. Si tratta comunque di incrementi modesti per entrambe le ipotesi. Ma è nelle pagine successive, intitolate “la funzione docente” che viene affrontato davvero il nocciolo della questione.
Intanto appare subito chiaro che per guadagnare di più bisognerà lavorare di più. Viene quindi applicato un criterio del tutto quantitativo. E subito viene proposta una furbata sicuramente frutto di menti sadicamente raffinate. Cito letteralmente:

. . . per realizzare un reale potenziamento dell’attività didattica, sarà prevista la creazione di banche ore con le ore che ciascun docente “guadagna” (e che così “restituirà” alla scuola) nelle giornate di sospensione didattica deliberate ad inizio anno dal Consiglio d’istituto nell’ambito della propria autonomia.

Intanto merita un plauso, lo dico con tutto il possibile sarcasmo, la scelta della parola “guadagna” in funzione di totale capovolgimento semantico. Sino ad ora, ad eccezione delle giornate destinate alla programmazione e alla valutazione, il criterio é stato: “ragazzi a casa – professori a casa”. Adesso saremo chiamati a restituire le ore non erogate nei giorni di sospensione aprendo la strada ad altre compensazioni orarie assai piú onerose. Con la stessa logica infatti si potrebbe chiedere ai professori di restituire le ore dei giorni di settembre precedenti l’inizio delle lezioni e non impegnati da riunioni nei diverso organi collegiali. E ancora: si potrebbe pure chiedere la restituzione delle ore delle vacanze di natale e di pasqua relative ai giorni “non in rosso” del calendario… Qua il pericolo mi sembra fortissimo.

Il documento procede delinenando il sistema dei crediti che daranno accesso agli incrementi retributivi:

(1) miglioramento della didattica, ma anche di (2) propria qualificazione professionale attraverso la formazione, e di (3) partecipazione al progetto di miglioramento della scuola

In base a tali crediti e su base triennale i due terzi degli insegnanti accederanno all’incremento retributivo. Qua viene declinata un’altra furbata se possibile ancora più insidiosa della precedente:

I docenti mediamente bravi, infatti, per avere più possibilità di maturare lo scatto, potrebbero volersi spostare in scuole dove la media dei crediti maturati dai docenti è relativamente bassa e quindi verso scuole dove la qualità dell’insegnamento è mediamente meno buona, aiutandole così ad invertire la tendenza.

Viene cioé sbandierato per miglioramento endogeno del sistema (la scuola che al suo interno trova le dinamiche per il suo miglioramento) il fatto di spingere un docente a sbattersi di qua e di la per cercare di incrementare i propri crediti…

Interrompo qui e vado a leggere gli altri capitoli!

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