Impunità

20121219-182308.jpgArrivo a scuola, stamattina, subito mi accorgo di qualcosa che non va: posteggio semideserto, troppo poco movimento. In portineria la polvere bianca per terra rende subito tutto chiaro: svuotati gli estintori ancora una volta! Piano terra e primo piano inagibili, scuola chiusa.
Sono veramente seccato. Non riesco a tollerare che una comunità come quella dell’istituto sia in balia di qualche malandrino mezzo deficiente. Quindici giorni fa il furto di 22 iPad che dovevano servire per una sperimentazione didattica. Oggi ancora gli estintori, uso strategico, lunedì e martedì la scuola è stata chiusa per il concorso, sabato è già vacanza natalizia, mercoledì-giovedì-venerdì rimanevano da risolvere… E così i ricevimenti dei genitori si sono oggi fatti in palestra…
La cosa che mi disturba di più è comunque l’interruzione, a tutti i livelli del processo fomativo, del rapporto causa ed effetto. Parlo di cose semplici, del genere: se non si è preparati si boccia oppure se si fa un danno se ne pagano le spese. Invece no, parlando ad esempio con i ragazzi che qualche settimana fa occupavano a singhiozzo l’istituto mi sono reso conto che la forza sulla quale contavano non consisteva nelle convinzioni, nelle ideologie e tanto meno nella voglia di far qualcosa! Niente di tutto questo. Piuttosto il discorso girava sempre su argomentazioni del tipo “ma tanto non possono farci niente” oppure “lo zio commissario della Digos ci ha detto che se non ha la nostra carta di identità la preside non ci può denunciare”. Non il coraggio, non le idee e nemmeno una vera volontà; piuttosto l’impunità. Viene lo scoraggiamento.

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