Cuffariani, che facce!

Spinto dal tema cuffariano, ieri sera ho derogato dalla sana abitudine di star lontano dallo schermo televisivo per vedere la puntata settimanale di AnnoZero.

Tralascio la critica a questo modello di giornalismo costretto a dar voce al blablaismo più o meno demenziale degli interventi per concentrarmi, piuttosto, su di una sequenza estratta dal filmato “La Mafia è Bianca”.

Particolarmente mi ha colpito la sequenza girata in occasione di una manifestazione pubblica presso il Cinema Don Bosco dei salesiani, ottima e stimata scuola (privata) cittadina frequentata, da studente, dal nostro ex presidente della regione. La scena è la seguente: l’intervistatore fa delle domande al fratello di Salvatore Cuffaro, che, a modo suo, risponde. Sullo sfondo una folla di personaggi i cui volti si distinguevano per alcuni tratti comuni: una “masticata di chewingum” oltremodo sfrontata (la presenza della telecamera era evidente) e rivoltante; una mimica facciale e uno sguardo . . . non so come descriverlo, ma sono più che certo che il significato di quello sguardo, di quei volti, siano molto molto chiari per un siciliano.

Avete presente quando, ne “Il Caimano” di Moretti, si vede la vera registrazione di berlusconi al Parlamento Europeo? Parlandone con diverse persone ho appurato che siamo stati in molti ad avere la stessa impressione: il berlusconi vero risultava molto più caricaturale e farsesco del berlusconi impersonato dagli attori! Ebbene, qualcosa di simile accadeva col frammento dei cuffariani al Don Bosco: sembrava di assistere ad una sorta di cabaret che pigliasse in giro la mafia ed insieme ad una versione dei “furbetti del quartierino” in salsa siciliana. Qualcosa che suona così: è inutile che parlate e straparlate, tanto non ci potete fare niente. Se tu mi accusi io mi difendo addirittura pigliandoti in giro, perchè tutti sanno quale sia la verità, ma nessuno la dice o la testimonia. Sei così insignificante che non riesci nemmeno a darmi fastidio. . .

Sono certo che su quella sequenza si potrebbe scrivere più di un trattato di antropologia. Non so se sono riuscito a rendere l’idea!

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