Carlo Columba

Pagine Personali.

Archive for the ‘web’


MoWeS Portable

Finalmente un web server portable che funziona a meraviglia! In meno di 10 minuti ho avuto un server perfettamente funzionante anche  da chiavetta usb. L’installazione ha previsto (configurabile dal sito Mowes) apache, mySql, Imagemagik,php5. Operazioni semplicissime e veloci. Utilissimo nel caso di corsi in aule con collegamento internet lento o assente, oppure per l’esecuzione di prove offline.

Dimenticavo! E’ possibile ottenere, sempre in automatico, l’installazione di numerosi pacchetti tipo cms, blog, forum. Io ho scelto Moodle e ne ho ottentuto una istanza già pronta per l’uso, senza alcuna ulteriore procedura di installazione! Meglio di così . . .

Web-contorsionismi

Per il sito Arca dei Suoni ho dovuto fare, oggi, un’operazione che vale la pena di raccontare. Piccola premessa però: l’argomento è adatto solo agli sviluppatori e comunque a quanti si siano scontrati con le problematiche relative ai fogli di stile e al comportamento dei diversi browser di navigazione.

Ebbene, Internet Explorer di Microsoft è felicemente arrivato alla versione 8, versione che dovrebbe risolvere tutti i precedenti e annosi problemi di compatibilità con gli standard del web (evitiamo qui le considerazioni relative al cambiamento di politica del W3C , ovvero al semiabbandono del tanto lodato Xhtml a favore della nuova release, la 5, del “tradizionale” html . . ). Paradossalmente si scopre che anche questo è un problema! Infatti i siti realizzati per le precedenti versione di explorer, o comunque faticosamente aggiustati per ottenere lo stesso aspetto della pagina quando siano visti da browser differenti, hanno problemi con questa versione! Ecco allora che diventa necessario modificare il codice dei siti con una istruzione che dice al nuovo explorer di comportarsi come il vecchio! Si tratta, in particolare, di inserire la stringa <meta http-equiv=”X-UA-Compatible” content=”IE=EmulateIE7″ /> nella testata della pagina . . . bello vero?

Creative Commons? No! Accaparramento dei diritti!

Da qualche tempo si moltiplicano iniziative tendenti a spostare utenti da Flickr o da Youtube verso altri siti che si dichiarano seguaci dello “user generated content” . L’ultima proposta di questo genere mi è arrivata proprio oggi da parte di Citizen Report, una iniziativa di Rai Educational, per tramite della posta “interna” di Flickr. Qualcuno quindi si iscrive su Flickr giusto per procurarsi nomi e indirizzi presso i quali promuovere l’iniziativa: a tutti gli effetti potremmo classificare questo atteggiamento “spam“. Infatti l’utente “Citizen Report” su Flickr non ha caricato nemmeno una foto! Nè si è preoccupato di cambiare il generico avatar grigiolino . . . Nessuna condivisione, quindi, ma solo scelta di indirizzi presso i quali spammare.

Andando al contenuto della proposta troviamo l’invito di iscriversi alla nuova “community” (comincio a non sopportarla più questa parola . .) per postare fotografie e soprattutto video tipo reportage su tutta una serie di temi di attualità. Questa la mia replica:

Non mi convince . . . Gli spazi e gli ambienti per pubblicare quanto prodotto ci sono già! Perchè pubblicare su Citizen Report piuttosto che su Youtube o su Flickr? L’iniziativa è interessante, ma rischia di diventare (arenandosi) come inutile e sottodimensionato duplicato. Sarebbe preferibile costituire una redazione che selezioni contenuti già pubblicati e li inserisca in un programma televisivo e in un discorso più complessivo.

Carlo Columba

Volendo indagare sui motivi che stanno dietro questa iniziativa vado a leggere la fatidica pagina “Termini e condizioni d’uso” nella quale campeggia subito questo illuminante periodo:

1. Licenza

1.1 Lei concede gratuitamente in licenza d’uso alla Società  per l’intero filmato audiovisivo e/o fotografia e/o immagine (di seguito il ‘Contenuto’ o, congiuntamente, i ‘Contenuti’) e per ogni sua singola parte o sequenza, in perpetuo ( o diversamente indicare la durata della concessione) con la più ampia facoltà di sublicenza sia la proprietà dei relativi materiali che tutti i diritti di utilizzazione e sfruttamento ed ai terzi autorizzati dalla Società, con ogni piu’ esteso diritto di elaborazione e riproduzione nel senso piu’ ampio e i relativi proventi senza limiti di tempo, di spazio, di passaggi ne’ di altro genere  – in qualsiasi lingua, sia in versione sincronizzata che sottotitolata, in qualsiasi sede, forma e modo, originario o derivato (artt. 12-19 l. 633/1941, ivi compreso il noleggio ed il prestito con qualsiasi mezzo tecnico e/o tecnologia di trasmissione oggi esistenti o di futura invenzione (esemplificativamente: via etere, cavo/fibra/doppino telefonico, satellite di ogni genere e tipo, narrowband, broadband, wireless, con segnale sia analogico che digitale, etc.) con qualsiasi formato, su qualsiasi supporto e attraverso qualsiasi canale distributivo su qualsiasi piattaforma e con qualunque terminale/modalità di accesso, tecnicamente concepibili oggi e/o in futuro.

Tutto chiaro adesso? Il tentativo è quello di sfruttare la voglia degli utenti di diffondere il proprio materiale per potersene accaparrare i diritti! Con buona pace del “Copy left” e del “Creative Commons”!!

Percorsi e geolocalizzazione

In quest’ultimo finesettimana ho provato un diverso software per iPhone basato sul GPS: si tratta di Everytrail ed è molto semplice da utilizzare. Il suo vantaggio fondamentale risiede, almeno così è dichiarato, nel basso consumo della batteria, in quanto la traccia Gps viene registrata anche durante lo standby dell’apparecchio. In effetti la traccia non si interrompe, ma la batteria si è praticamente scaricata in circa 6 ore di registrazione, una durata che mi sembra imporre un limitte piuttosto stringente. Nessun problema invece riguardo la ricezione dei satelliti anche tenendo il telefono nella tasca dei pantaloni.

Molto utile e funzionale il servizio offerto dal sito everytrail.com: la traccia può essere caricata direttamente dall’iPhone semplicemente e velocemente; ma l’aspetto  più interessante sta forse nel posizionamento automatico delle fotografie importate sulla stessa traccia (a patto di  avere correttamente settato l’orario della camera). Quanto ottenuto può essere riportato in qualsiasi sito con la nota tecnica dell’embedding.

(more…)

Web semantico cercasi disperatamente

Esperienza assolutamente esemplificativa! Non ho ancora finito di caricare su Youtube un video in due parti sulla soluzione delle reti elettriche in alternata. E’ un argomento che mi serve per le quinte classi, un classico dell’elettrotecnica e dell’elettronica. Bene, da un controllo sulla prima parte tutto ok, il video si vede bene ma . . .  i video correlati, quelli cioè che vengono proposti accanto e in aggiunta a quello principale visualizzato,  sono tutti sportivi! Anzi, calcistici: sono video di goal, di “reti” per l’appunto!

Ho provveduto a togliere la parola “reti” dalle parole chiave e dal titolo, spero entro domani di vedere correlazioni con video di argomenti più consoni!

Volgarizzazione della rete

Sono veramente dispiaciuto di leggere ( http://www.catepol.net/2009/08/03/facebook-la-gente-e-fuori-sappiatelo-sono-stata-nominata-taggata-accusata-telefonatadiffamata/ ) quanto sta accadendo a Caterina Policaro su Facebook. Tutta la mia solidarietà!
L’occasione è buona per qualche riflessione sulle trasformazioni della rete, ormai decisamente diventata strumento di massa e quindi ospite di dinamiche differenti da quelle che avevamo sin qui conosciuto nella veste di “pionieri” (illuminante il post “ Quando i colonizzatori arrivano prima dei nativi: alcune considerazioni sull’evoluzione della popolazione del web, dal mito della frontiera alla metafora del villaggio turistico”
di Davide Mana).
Il processo ha inizio, per quanto mi è dato capire attraverso l’osservazione della popolazione scolastica superiore, dalla necessità di affermare l’adsl sul nuovo mercato della connettività internet. Ha cosí avuto inizio un uso poco corretto della rete: milioni di adolescenti, ma non solo loro, hanno cominciato a scaricare musica a tutta forza. Complici i fornitori del servizio di connessione che non hanno esitato ad incoraggiare il fenomeno. Complici coloro che hanno deliberatamente equivocato tra risorse “open” e violazione di diritti altrui. D’altro canto non poteva essere la disponibilità della banda larga a trasformare milioni di persone in consumatori e in produttori di contenuti… Apprezzare le potenzialità del mezzo richiede una sensibilità ancora adesso superiore alla media.

E se adesso si comincia a parlare piú seriamente di lotta alla pirateria, probabilmente è anche a causa della quasi saturazione del mercato dell’adsl.

Altro gigantesco cambiamento è stato generato, più recentemente, dalla diffusione di Facebook, verso il quale non nutro alcun sentimento ostile, ma la cui esistenza ha stravolto la composizione dei gruppi di persone con le quali precedentemente mi relazionavo in rete: persone selezionate in base ad interessi ed attività. Adesso mi ritrovo esposto a quella che un tempo era la “passeggiata per il paese”: ci si incontra un pó tutti, amici e parenti (suocere comprese ;-) ) e si vengono a sapere cose che non ci interessano, non ci riguardano, che non vorremmo proprio conoscere.
Vado rapidamente alla conclusione: è certamente un fatto positivo che la rete sia a disposizione di tutti. È altrettanto certo che non si deve trasformare la rete in un gigantesco calderone governato dalle stesse dinamiche di massa dalle quali la rete stessa ci consente di fuggire: la scaletta dei telegiornali, i “grandi fratelli”, le mode stupide e totalizzanti. Sarebbe davvero una grande stupidità, grande come quella che sta affligendo Caterina…

Google e Facebook parlano persiano

Leggo su Wired.com di inizitive volte a migliorare la comunicazione sul web in lingua persiana con l’esplicito intento di supportare lo sforzo dei blogger e degli attivisti che sostengono Moussavi. Mentre il regime teocratico chiude tutti i canali di comunicazione di cui é capace, Google aggiunge ai suoi tool un servizio di traduzione della lingua persiana,  in modo da dare l’opportunità  di accedere alle informazioni del “mondo esterno” e di fornire versioni automaticamente tradotte dei blog e dei siti persiani. Tra i primi ad usare il servizio il sito di Moussavi. Dal canto suo a Facebook, accortisi del crescente scambio di informazioni sulla questione delle elezioni in Iran, hanno deciso di rendere disponibile una versione di prova interamente in Persiano.

Un vero sollievo: i digital native non esistono

Che soddisfazione poter leggere l’articolo di Antonio Fini Il mito dei nativi digitali! Il concetto mi era sempre rimasto un pò sullo stomaco: insegno costantemente dal 92 in scuole superiori, precisamente tecnici industriali e professionali e questi nativi digitali sinceramente non li ho mai incontrati. Adesso tutta una serie di studi (i riferimenti nel post originale) stanno a dimostrare che si tratta di un falso concetto e ciò tutto sommato mi sembra abbastanza tranquillizzante! Non stiamo allevando una generazione di alieni verso la quale perdiamo progressivamente capacità di comunicare . . . si scopre, piuttosto, che il digital divide risente maggiormente delle differenze culturali e sociali che di quelle generazionali. Queste affermazioni sono supportate da studi e ricerche certamente attendibili.

Assai interessante, nello stesso post, la raccolta di slide dal titolo “La competenza digitale dei digital natives” frutto di un lavoro nell’ambito del progetto Digital Competence Assessment. Mi viene da pensare (sto guardando la slide 20) che il concetto di Competenza Digitale sia stato caricato da un eccessivo portato e da eccessive aspettative, quasi a riassumere un insieme molto più vasto di competenze che, in altri momenti storici, avremmo più genericamente definito “culturali”. Probabilmente queste riflessioni e osservazioni andrebbero viste anche alla luce di quanto afferma Maragliano a proposito della ri-mediazione didattica: se l’apprendimento non avviene al di fuori di un processo comunicativo, allora é ovvio che i media ( dalla scrittura al multimedia interattivo)  svolgono un ruolo fondamentale nel processo di apprendimento. Dal momento che gran parte della umana conoscenza é ormai veicolata dai mezzi digitali messi a disposizione dalla rete, io credo che si rischi di far coincidere la competenza digitale con l’intero arco delle competenze possibili . . .

Partecipare ad uno studio sull’evoluzione

Praticamente una sorta di social network scientifico! L’idea che sta alla base del sito Evolution MegaLab è quella di chiedere la collaborazione di tutti i cittadini disponibili per la effettuazione di rilevamenti sulla biologia di una specie di chiocciola piuttosto diffusa, la Cepea. Una volta scaricata l’apposita scheda e le semplici istruzioni di compilazione, si potrà partecipare alla ricerca caricando sul sito i dati rilevati durante le passeggiate in natura. In tal modo si potrà capire l’andamento delle trasformazioni nella evoluzione di questa specie, per esempio le variazioni di coloritura col variare delle condizioni climatiche, con un livello di dettaglio e una copertura territoriale molto molto estesi. I dati che vanno emergendo dalla ricerca sono pubblicamente disponibili sotto forma di foglio elettronico liberamente scaricabile.  Il tutto, ovviamente, a costo praticamente zero!

Molto interessante anche la possibilità di georeferenziare le osservazioni direttamente utilizzando le mappe di google. Insomma: partecipazione, mashup, ricerca, questo è proprio un bel web!

Su YouTube un video di spiegazione.

Abbasso Zemanta!

Image representing Zemanta as depicted in Crun...
Image via CrunchBase

Spinto da un post su di uno dei miei “twine” preferiti, mi sono convinto a provare Zemanta, un sistema che facilita l’inclusione di contenuti multimediali quando si scrive sul proprio blog oppure quando si scrive un messaggio di posta elettronica. Zemanta propone anche link che sono attinenti con l’oggetto del nostro post e pretende di facilitare perfino la scelta dei tag da attribuire al nostro testo. Bene, preso da entusiamo per la novità installo zemanta, apro il mio blog, comincio ad editare un nuovo post: benissimo, zemanta si fa vedere, apre una finestrina con una serie di immagini generiche che non mi servono affatto. Noto però una finestrina di ricerca, serve a indicare l’argomento di cui trattasi, e quindi scrivo il nome della mia città: Palermo! Ecco comparire, dopo poco, una collezione di immagini classiche della città, scelte per lo più da quelle su Flickr rilasciate con licenza Creative Commons (correttissimo . . ). Più in basso un’ altra finestra mostra una serie di notizie provenienti da tutto il mondo: vabbé . . . non mi interessano . . . Continuo a far scendere lo sguardo per arrivare alla finestra che suggerisce i tags: e qui ci rimango! Su otto tag proposti, quattro sono: mafia, godfather, cosa nostra, gaetano lo presti. Gli altri sono quelli ovvi: palermo, sicilia, etc. Sinceramente: ci rimango male! Penso: “magari è stato un caso” e ci riprovo: niente da fare! Questa volta spicca in bella mostra il nome di totò riina e della famiglia gambino, il traffico di droga, il crimine . . .   A questo punto comincio a domandarmi: “può darsi che siano questi i risultati di Google quando si cerca Palermo?” Faccio la prova: nelle prime 10 pagine dei risultati alla ricerca “palermo”, ovvero i primi 100 risultati in ordine di ranking, non trovo citata la mafia né i mafiosi nè altre attività illegali. Provo quindi la ricerca per immagini: anche qui stessa storia: non trovo nulla che giustifichi la selezione dai tag proposti da zemanta. Che cosa pensare? Quale sarà il database privilegiato dagli sviluppatori di questo sistema? Non che voglia difendere l’indifendibile, Palermo è quella che é, ma il dubbio che il sistema privilegi lo stereotipo diventa intollerabilmente fondato. Se queste son le applicazioni del semantic web (zemanta – semantic): brrrr . . . spero proprio di no.

Ma non finisce qui! Nel tempo che mi è occorso per scrivere questo post,  sotto la finestra di editing in wordpress mi sono comparsi una serie di link che mi portano a cercare su wikipedia: le voci? “Illegal drug trade”, “mafia”, “organized crime”, “salvatore riina” . . . e dài,  corro a disinstallare!!

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