Carlo Columba

Pagine Personali.

Archive for the ‘Scuola’


Studenti antigelmini ed uso dei media

Si annuncia per domani la manifestazione finale dell’attuale movimento studentesco contro la riforma Gelmini. Mi viene voglia di cominciare qualche riflessione, spero che i miei studenti vogliano partecipare e dare il loro contributo.

Ho fatto un giro in rete per cercare di capire, relativamente al caso della mia città:

  • la provenienza delle notizie riguardo la protesta
  • l’uso della rete da parte degli studenti.

Si tratta di una piccolissima indagine senza alcuna pretesa di completezza e scientificità, ovviamente, l’ho fatto giusto per farmi un’idea della situazione.

Fondamentalmente ho cercato su Facebook a partire da “studenti medi palermo” (c’è un coordinamento omonimo) e su Google inserendo come criterio di ricerca le parole studenti, palermo, gelmini.

Cosa ne ho tratto:

  • come strumento di comunicazione la rete è stata usata pochissimo almeno relativamente alle esigenze di: coordinamento, diffusione dell’informazione, analisi critica dei documenti, dibattito
  • a livello di diffusione della protesta il maggior peso lo hanno decisamente mezzi tradizionali di tipo broadcast, giornali in testa. Parecchio viene anche dai blog, ma raramente da blog gestiti direttamente dagli studenti.

Nel complesso la sensazione è quella di una diffusa cultura di tipo televisivo (ahimè), capace di generare eventi-spettacolo  facilmente veicolabili dai media tradizionali ma ancora impacciata e confusa in quanto ad uso autonomo dei media sia per la comunicazione che la produzione di informazione.

Mi piacerebbe essere smentito e comunque potere approfondire l’argomento.

Il “post” come lezione frontale

E’ da ieri sera che con grande interesse leggo i post di Maurizio Chatel su BlogBooks in the Net.

Soprattutto mi ha colpito l’idea espressa ne L’insegnante liquido

la funzione dell’insegnante acquista di importanza, poiché egli è chiamato, nella lezione frontale – che può avvenire con la semplice pagina stampata del post messa a disposizione di tutta la classe – a fornire le indicazioni di metodo per navigare in modo sensato, per usufruire dei diversi link in modo razionalmente gerarchizzato, per anticipare in modo teorico ciò che gli studenti “troveranno” nella loro navigazione, così da predisporli ad un utilizzo pertinente dei materiali messi a loro disposizione dal testo. Il computer non è affatto uno strumento adatto esclusivamente all’autoapprendimento; esso dev’essere pensato dal docente all’interno di un piano di lavoro che vede nel lavoro in classe la fase formativa essenziale all’uso consapevole di una varietà di fonti e di canali di informazione, di volta in volta selezionati per ogni specifico obbiettivo. Il gruppo classe deve e può rimanere l’ambiente naturale per la formazione, ambiente all’interno del quale la funzione docente come facilitatore si affianca a quella classica dell’esperto in “progettazione” dei percorsi di apprendimento.

ovvero della lezione frontale costituita da un post del blog. La cosa che mi sembra davvero nuova, in questa formulazione, è che si tratta del post concepito non come unità didattica o learning object o comunque come qualcosa che serva a veicolare contenuto. Tutt’altro: si tratta invece di un qualcosa che precisa obiettivi e metodologia. Che fornisca supporto (scaffolding). Ancora di più se lo si considera in ottica connettivista: fornisce un suggerimento per una modellizzazione di uno dei possibili “pattern” della rete conoscitiva.

Lettera aperta alla ministra Gelmini

Ricevo dai colleghi del Vittorio Emanuele III di Palermo e, volentieri, rilancio.

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Lettera aperta al Ministro Gelmini,  discussa ed inviata dai docenti dell’ITI Vittorio Emanuele III di  Palermo, riuniti in assemblea il 24/11 2010 .

Cara Signora Ministra Maria Stella Gelmini

Se i tempi, scolasticamente parlando, non fossero così grami e l’umore non fosse, di conseguenza, così a pezzi, avremmo commentato in stile “la sai l’ultima?” Il Suo annuncio di pochi giorni fa circa la prospettiva allettantissima di poterci guadagnare nientemeno che uno stipendio in più in un anno, a condizione di essercelo meritato, s’intende ; di essere stati, cioè, molto bravi ,e di aver conseguito il bollino blu da parte di una Commissione interna ecc..,ecc….

Dimenticavamo, a patto di lavorare, almeno per il momento, a Torino o a Napoli e di trovare la copertura finanziaria in tempi da profondo rosso, di tagli da 8 miliardi, di contratti non rinnovati.

Quando si dice , la meritocrazia….

Vogliamo confessarLe  – sarà un vezzo professionale – che per noi,ma, pensiamo, anche per tanti, la parola  “riformafilologicamente evoca  il significato di rinnovamento e di avanzamento verso una condizione migliore, verso prospettive più aperte e utili alla crescita culturale dei più giovani, al benessere sociale ed alla coesione civile dell’intero paese.

Le confessiamo che facciamo molta fatica a intravedere tutto ciò nella Sua operazione, altrimenti da Lei stessa definita “riforma epocale”; iniziativa tesa non solo ad operare i famigerati tagli impostiLe dal Suo ben più pensoso collega Tremonti, ma a stravolgere e a rinnegare i principi e i propositi , forse la visione strategica dell’avvenire che dai tempi della Costituente si era prefisso e, in buona misura , ha attuato, chi ha guidato le vicende del nostro paese ,dal Governo e dall’opposizione parlamentare .

Lei è giovane, Signora Ministra, ma certamente non opera in solitudine e qualcuno avrebbe dovuto prefigurarLe l’ammontare dei danni che il suo intervento legislativo avrebbe comportato.

Qualcuno Le ha ricordato che la più grande smobilitazione culturale della storia  repubblicana, ottenuta con la dismissione di tutti i posti di lavoro venuti meno a causa dei Vostri tagli occupazionali, qui da noi, solo nella nostra provincia, ha provocato, il licenziamento di fatto di circa 4.000 persone?

Ha mai pensato che dietro l’oggettività dei numeri, già di per sé se imponenti, c’è stata – e ci sarà – una forte diminuzione di opportunità e di attenzione ai bisogni formativi dei nostri bambini e dei nostri ragazzi e anche delle loro famiglie, che dietro alla forza delle cifre è stata operata una notevole diminuzione dei diritti di piena cittadinanza nazionale ed europea?

E la cittadinanza, consapevolmente acquisita e realmente vissuta, riteniamo sia indispensabile per poter realizzare quell’idea di federalismo che ha sì nobilissime radici storiche e politiche, ma che, al momento, ci appare piuttosto sacrificata ad un modello arrembante, da darwinismo sociale cinico , egoista e molto angusto dal punto di vista etico e culturale.

Ma “cittadinanza non era una parola chiave del Suo syllabus ministeriale?

Vede, Signora Ministra, noi siamo persone comprensive e tolleranti anche se abbiamo una certa memoria, ma anche una certa visione del futuro. Glielo diciamo non per rivangare alcune dichiarazioni sulla professionalità degli insegnanti del Sud, con cui ha esordito, all’indomani dell’assunzione della Sua alta carica, o dei Suoi conclamati e ribaditi propositi relativi al reclutamento “territoriale” dei docenti sulla base di non meglio specificate priorità di merito (culturali, etniche, linguistiche?).

Certo, un atteggiamento d’esordio spocchioso, quanto stizzosamente e vacuamente ostile non è proprio ciò che noi insegnanti, qualcuno magari con qualche esperienza guadagnata sul campo e con qualche livello di riconosciuta dignità professionale, ci saremmo aspettato.

Capisce, Signora Ministra, per quali e quanti motivi- ed abbiamo accennato solo ad alcuni- non possiamo che condividere il disagio, ma anche la voglia di partecipare e rivendicare, che esprimono oggi i nostri alunni ai danni dei quali si sta operando il più clamoroso furto di presente e di futuro?

Ovviamente stiamo parlando solo delle ragioni, delle motivazioni intrinseche di una protesta che non è solo generazionale; i metodi e i tempi li decideranno loro, i ragazzi e le ragazze, di cui finora abbiamo apprezzato la compostezza, il bisogno di conoscenza e di socializzazione delle loro esperienze e di cui abbiamo accolto l’invito a dialogare nella chiarezza dei rispettivi ruoli.

Sa, molti di noi ritengono che insegnare a leggere, ad analizzare, a scrivere e “a seguire vertute e canoscenza”sia ancora più che mai , il compito professionale che gli è stato e che si sono assegnati .

Per questo ci piace vedere che i nostri ragazzi manifestano il gusto di sapere, che si apprestino a prendere il largo, a mettere se stessi “per l’alto mare aperto.

Cordialmente, Signora Ministra, e ci piacerebbe poter aggiungere: “con stima”.

(lettera firmata)

Usare il cellulare in classe?

Domandarsi “dovremmo usare il telefono cellulare in classe ” è quasi privo di significato. Sarebbe come domandarsi se sia il caso di mangiare. Ovviamente sì! Ma quando? In quali circostanze? Per quali scopi? Non rispondere a queste domande significa creare nel dibattito dei buchi neri.

E’ quanto sostiene George Siemens in Technology & Humanity: Finding Points of Harmony

Learning object chiusi: non sono vera innovazione

E’ quanto sostiene Antonio Fini nel brillante post Learning object e carrozze a motore . Cito una delle affermazioni più significative, una frase che sintetizza e chiarisce in un sol colpo una molteplicità di affermazioni che si vanno facendo al riguardo:

La rete, alla lunga,  implica apertura, è bene ricordarlo. E l’innovazione (quella vera) passa e passerà attraverso l’apertura, inutile opporsi. I cataloghi di learning object  chiusi e a pagamento, anche se di squisita fattura multimediale e sapiente progettazione didattica, non sono vera innovazione, almeno non più di quanto non lo siano state per l’evoluzione della mobilità umana le prime “carrozze a motore”, veicoli certamente legati molto più al passato che al futuro.

Bene, sono totalmente e assolutamente d’accordo!

Questo post di Antonio ha provocato su Facebook moltissime reazioni, un confronto a distanza molto vivace. Val sicuramente la pena di andare a leggerlo: http://www.facebook.com/antoniofini/posts/10150106438362265

Ma c’è ancora dell’altro che ha attirato la mia attenzione:

….mi chiedo sinceramente perché il denaro pubblico debba essere utilizzato per alimentare realtà private (grandi o piccole poco importa…) invece che essere impiegato per incentivare e supportare progetti di produzione di contenuti aperti all’interno del sistema scolastico stesso, ad esempio retribuendo direttamente (e in modo adeguato!) docenti disponibili alla redazione, alla verifica, alla revisione di contenuti aperti auto-prodotti.

Come tutti i docenti della scuola vado infatti riflettendo sulla dinamica della individuazione di docenti soprannumerari. E sulla successiva espulsione dal sistema scolastico. Io, questa faccenda, non la capisco. A meno che non si accetti per buona la filosofia e l’operato di giovani operatori della finanza appena usciti da qualche master più o meno prestigioso: più licenzi, più le azioni salgono, più grasso e ricco sarà il bonus di fine anno. NO, non lo capisco. La scuola NON è una società quotata in borsa. La fuoriuscita di personale docente non produce alcun bonus per nessuno. E allora? S’io fossi il grande imprenditore al governo saprei che le aziende sono basate sul prodotto.  Persino la Fiat, dopo anni di inseguimento dei mercati azionari, è ora ritornata a considerare se stessa in primo luogo come una fabbrica di automobili.  Per produrre ci vuole “know how”. Espellere persone “formate” e competenti mi sembra allora una sorta di pazzia distruttiva. La nota di Antonio mi rinforza quindi ulteriormente nella convinzione che una buona amministrazione della scuola potrebbe ormai prevedere l’utilizzazione di docenti in ruoli diversi da quelli della classica presenza in aula. La produzione di risorse “aperte” ( penso alle cosiddette OER) è solo una delle possibilità. La presenza della rete e delle tecnologie ci consentirebbe di offrire sia materiali che attività formative in modo esteso, poco costoso, fruibile da tutti, orientato alle competenze, perfettamente integrato col sistema del lifelong learning. In questo senso i docenti rimasti privi della classe non andrebbero più visti come privi di scopo, ma come risorsa preziosa da utilizzare per l’incremento e la diversificazione della produzione.

Riflessioni del giorno

A proposito di informazione mi sembra interessante notare la compresenza di due dinamiche differenti, perfino opposte. Su Paola Caruso, il precariato, le reazioni di pancia si parla dell’aspetto emozionale, di come gli articoli vengano scritti “di pancia” e “per la pancia”.

Su Architettura dell’informazione giornalismo e cross-medialità. Dal giornale-cattedrale all’universo liquido il discorso invece è tutto centrato sugli aspetti funzionali e di costruzione del significato. Sottili ( e interessantissime) analisi di come il contenitore (giornale, sito, etc) diventi quadro e veicolo di significato.

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Se è vera la citazione che riporto, intorno al 1600 Galilei aveva già fatto fuori la didattica trasmissiva:

“Non puoi insegnare qualcosa ad un uomo, puoi solo aiutarlo a scoprirla dentro di se”.
Riusciremo mai a farlo capire ai nostri colleghi?
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Dei miei alunni, quattro classi, nessuno conosce Twitter. Significa qualcosa?

WolframAlpha – Computational Knowledge Engine anche per la didattica

Che il sito web di WolframAlpha fosse una meraviglia dalle enormi potenzialità ce ne eravamo già accorti da tempo: sul web la potenza di un “motore” come quello di “Mathematica”! Praticamente un sogno: diventava immediatamente possibile accedere alla soluzione di equazioni, rappresentazione di fenomeni fisici, possibilità di calcolo sino a quel momento inconcepibili per il web. Si inserisce l’espressione matematica in un apposito campo e immediatamente se ne ottiene la soluzione numerica ( se esiste), la rappresentazione grafica e molto altro.  Matematica interattiva sul web!

Ma la visione dei creatori del sistema si spinge molto oltre, sino ad abbracciare il concetto di motore di ricerca di tutta la conoscenza “computabile”: tutto spiegato molto bene alla pagina “Vision & History”, ma difficile da comprendere in un sol colpo. Basti pensare ad esempio che se si inserisce nel campo di ricerca la parola “Roma”, si ottiene una schermata densa di informazioni demografiche, geografiche, meteorologiche e storiche su quella città.  Se si inserisce la parola “proton” ( in italiano protone) se ne ottengono le caratteristiche fisiche: massa, spin,carica elettrica, vita media, etc. Se scrivo “c4″ , apprendo che è una nota musicale (un do) a 261.626 hertz , la sua posizione sulla tastiera diun pianoforte virtuale e la posso anche sentire!

Non solo matematica, quindi, ma tutto ciò che è descrivibile formalmente e quantitativamente diventa potenzialmente oggetto di inserimento nel motore computazionale.

Sin qui bellissimo e prezioso, ma rimaneva piuttosto difficile pensarne una applicazione didattica, soprattutto a causa della necessità di imparare un minimo di linguaggio e di modalità di interazione: per gli studenti un ostacolo antipatico e difficile. Problema adesso in gran parte superato dalla disponibilità della tecnologia denominata “WolframAlpha Widgets“. In pratica diventa possibile generare delle vere e proprie miniapplicazioni, inseribili in qualsiasi pagina web, capaci di eseguire interattivamente una delle tante cose computabili dal sistema. Tutti possono creare i propri widgets: diventa così possibile mettere a disposizione degli studenti la possibilità di sperimentare e di eseguire particolari operazioni immediatamente.

Ho voluto subito provare a farne uno per i miei studenti e sono rimasto veramente ben impressionato dalla facilità con la quale si riesce facilmente a portare a termine il compito prefissato. Ecco il risultato:

Si tratta di un widget che disegna sullo stesso diagramma cartesiano due differenti sinusoidi delle quali potere inserire i valori di ampiezza, pulsazione e fase. Provare per credere! Consentendo ai miei alunni di quarta e di quinta la possibilità di “manipolare” le sinusoidi in modo visivo (quasi “tattile” mi verrebbe da dire), spero di poter raggiungere l’obiettivo di concretizzare la loro conoscenza dei fenomeni legati ai segnali elettrici e quindi aiutarli a raggiungere un minimo di competenza almeno relativamente alla loro descrizione.

Ho già inserito il widget nei rispettivi siti didattici: vedremo!

Un LO fatto tutto con Google

Dedicato oggi una buona fetta della giornata ad una piccola, personale sperimentazione: realizzare e pubblicare un piccolo learning object (senza pretese di rispetto di standard Scorm e simili) usando solamente gli strumenti gratuiti di Google.
Argomento prescelto: calcolo della resistenza equivalente di un bipolo, un classico delle classi terze degli istituti tecnici con indirizzo elettrotecnico, elettronico, informatico.
La competenza da sviluppare prevede che si sia in grado di semplificare progressivamente la rete elettrica in questione e di svolgere alcuni semplici calcoli.
Il learning object si divide in conseguenza in due parti fondamentali: la prima, la semplificazione progressiva del circuito, per la quale ben si addice il formato della slide presentation; la seconda, il calcolo, da affrontare “su carta” e da verificare successivamente su di un apposito foglio elettronico.
Entrambe le funzionalità sono messe a disposizione da “Documents” di Google e anche con buona dotazione di funzionalità . Ho trovato molto comodo l’utilizzo dello strumento di disegno per realizzare lo schema elettrico; si adatta anche all’utilizzo della tavoletta grafica. Scomoda invece, e abbastanza inspiegabile, l’impossibilità di trasferire il medesimo disegno da un ambiente all’altro e cioè dalla presentazione al foglio di calcolo: il copia e incolla non funziona e funziona male anche l’importazione come immagine (ovviamente dopo averla esportata in uno dei formati grafici consentiti) che viene collocata in una finestra sovrapposta alle celle e non ridimensionabile nè ritagliabile.
Un’altra voglia frustrata è stata quella relativa all’embedding del foglio di calcolo in una slide: mi sarebbe piaciuto farlo nell’ultima slide in modo da fornire lo strumento automatico per la verifica della correttezza dei calcoli matematici. Per ovviare all’inconveniente ho pensato di utilizzare google “sites”: ho generato un nuovo sito web vuoto (operazione che richiede pochissimi secondi) e, in questo, una pagina contenente in successione l’embedding della presentazione e quello del foglio di calcolo.
Il tutto funziona piuttosto egregiamente ma bisogna aver cura avere pubblicato come pagina web entrambi i documenti inclusi nella pagina. In caso contrario sul sito verrebbe mostrato solamente il messaggio di invito, da parte di Google, alla creazione di un nuovo account.
Un’altra limitazione, forse più grave, riguarda l’utilizzo del foglio elettronico che effettua un semplice calcolo sulla base dei valori di resistenza inseriti dall’utente. Allo stato attuale della mia sperimentazione non sono sicuro che questo possa avvenire se non lasciando al pubblico la possibilità di modificare l’intero foglio, alterandone quindi anche la funzionalità.
Conclusioni: ho impiegato parecchio tempo nel compiere le diverse prove trovando funzionali gli strumenti di editing e invece piuttosto confuse le modalità di setaggio dei permessi relativi alla condivisione e alla pubblicazione. Direi che si tratta di una strada non difficilmente percorribile dal docente mediamente tecnologizzato a patto che abbia un account google ed un minimo dimestichezza con gli strumenti a disposizione.

Chi volesse dare un occhiata al learning object prodotto puó farlo a questo indirizzo: https://sites.google.com/site/columbaproflearning/

Io scelgo? Come? La situazione attuale dell’orientamento scolastico

Avrei voluto mandare un commento al post Io scelgo? Come? La situazione attuale dell’orientamento scolastico su Education 2.0, ma non riesco ad inviarlo causa un ricorrente errore sul sistema. Lo allego qui di seguito.

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Premetto che ho sempre insegnato negli istituti tecnici industriali (insegno elettronica) e che quindi la mia ottica, il mio punto di vista, sono profondamente orientate da questa esperienza.

Il problema dell’orientamento lo vivo in modo assai acuto: insegno una materia tecnologica, dovrei essere sempre aggiornato, dovrei sempre sapere quali sono le competenze richieste dalle aziende e dal mercato del lavoro (termine orrendo). Dovrei, insomma, riuscire io stesso ad “orientarmi” ancor prima di cercare di orientare i miei stessi alunni. Non prendetela per una battuta! Ho conosciuto molti colleghi far cambio di cattedra, a favore ad esempio della più tranquilla fisica o matematica, proprio per le difficoltà dell’insegnare una tecnologia! Se si pensa che quando mi sono laureato, nell’ormai lontano 81, non esisteva il personal computer; che le telecomunicazioni si limitavano praticamente al telefono ( quello classico, col combinatore) e alla radiofonia; che l’evoluzione delle tecniche, dei mercati, delle mode e delle culture procede ad un ritmo sempre crescente, c’è effettivamente da sentirsere schiacciati.

Vado subito al punto per non dilungarmi, ma era necessario contestualizzare il mio intervento.

Quando parlo con i miei studenti ho spesso la sensazione che siano persone intelligenti, persone con le idee abbastanza chiare circa il posto che occupano nel mondo. Attenzione: non sto dicendo che sono studenti “bravi” dal punto di vista scolastico! Purtroppo no! Spesso trovo difficoltà a far loro capire le basi della disciplina; a trasmettere loro quali sono i punti fondamentali di interesse; quali i valori formativi – in senso lato – dell’apprendere l’elettronica.

Però, ecco, non credo che saprei loro indicare una strada diversa da quella che loro stessi sono in grado di tracciarsi. Non conosco “il loro mondo”, almeno non direttamente. Se li incontro fuori dalla scuola, mi accorgo del loro valore di “persona”, per intero. A scuola magari mi fanno arrabiare e scoraggiare.

In breve: cosa fare allora per orientarli?

Intanto fornire loro la lettura di tutti i possibili studi di settore disponibili: spesso si scopre che la situazione non è poi così disastrosa come si legge sui giornali . . . a patto, naturalmente di guardare ai ruoi più qualificati ( esperti di automazione, di telecomunicazioni, etc)

Poi: lasciarli fare! Anzi fare qualcosa insieme a loro! Voglio dire: abbattere la cultura scolastica del leggere-ripetere-fare il compito in classe . . . Piuttosto organizzare delle attività,  non necessariamente “pratiche”, almeno non nel senso della pratica professionale, o dell’impiego della manualità; piuttosto delle attività che li vedano protagonisti, che consentono loro di scegliere, di proporsi, di sperimentare al di fuori della perversa logica di “quello che vuole il professore” o “quello che ha detto il professore. Un esempio? La mia scuola partecipa da qualche anno la settimana della scienza insieme ad altre scuole della città e della provincia: studenti delle varie scuole, anche medie inferiori, esponmgono al pubblio i loro esperimenti scientifici e li spiegano ai visitatori. Il successo di questa iniziativa è assolutamente travolgente ( si legga ad esempio Palermoscienza 2008 – Quando fare scuola diventa una meraviglia ) ed è un esempio di cosa potrebbe succedere lasciando ai ragazzi stessi il controllo dei loro stessi apprendimenti.

In definitiva la mia idea è la seguente: non riusciamo nè riusciremo mai a fare “orientamento” come vorremmo. L’articolo qui sopra ne evidenzia i motivi. Cerchiamo allora di fare in modo che i nostri stessi alunni siano persone in grado si orientarsi! Smettiamo i panni degli orientatori e  lavoriamo invece per creare le condizioni, per facilitare le attività necessarie ad innescare nei nostri stessi alunni quel processo di crescita personale che è il solo in grado di guidare ogni individuo nel corso della vita.

Manifesto degli insegnanti, qualche considerazione

Questo post nasce da uno scambio di battute su Facebook in merito al “Manifesto degli Insegnanti” che è stato recentissimamente pubblicato ad opera del network “La scuola che funziona“. L’idea che sta alla base del “Manifesto” è quella di creare, per gli insegnanti , quello che per i medici è il “giuramento di Ippocrate”. Lo scopo è certamente condivisibile, mi spiace solo non aver avuto il tempo materiale per potere, anche minimamente, contribuire. Tuttavia qualcosa, nel manifesto, non mi piace, non mi convince, lo avevo appunto accennato ad Andreas Formiconi che ieri ha esposto le ragioni dell’adesione in questo illuminante post. Se interpreto correttamente, l’affermazione fondamentale di Andreas è la seguente: la scuola ha sino ad ora svolto un compito che comporta, forse addirittura prevede, un processo di appiattimento delle caratteristiche personali ed individuali degli alunni in favore della creazione di categorie di lavoratori: il ragioniere, il medico, l’impiegato, l’ingegnere e via dicendo. Le godibilissime citazioni portate a sostegno di questa affermazione sono, da par suo, colte ed appropriate. Il “Manifesto degli insegnanti” potrebbe allora contribuire a mutare questa certo non esaltante situazione in quanto introduce il rispetto per la vita, il rispetto per la verità (non dogmaticamente intesa), il rispetto per l’errore. Concordo pienamente e condivido, pienamente convinto, della necessità che a scuola si coltivino tutte e tre queste forme di rispetto.

Tuttavia i motivi della mia perplessità a sottoscrivere il “Manifesto” permangono. Non me ne vorranno gli amici de “La scuola che funziona” che stimo e per i quali nutro un sentimento di gratitudine, ciò che adesso dirò è animato dalle migliori intenzioni.

Al punto numero 1 del manifesto leggo:  Amo insegnare. Amo apprendere. Per questo motivo sono un insegnante. Bellissimo, certamente, ma mi viene un dubbio: dobbiamo allora intendere che l’insegnamento non può essere una professione? Siamo ad una diversa formulazione della frase fare il docente è una missione che sentiamo da sempre? Certo piacerebbe a tutti poter lavorare facendo ciò che più si ama, ma quanti sono quelli che vi riescono?

Al punto 2 un’altra affermazione forte secondo la quale il docente che non fosse più capace di suscitare la meraviglia innata nell’alunno dovrebbe cedere il posto. Mi sembra un pò troppo categorica; e poi, cosa non trascurabile, di che vivrebbe? Teniamo famiglia . . . qualcuno direbbe. E poi, sinceramente, mi sembra una affermazione poggiata sulla buona volontà e poco realistica: la scansione delle attività scolastiche in giorni e ore prefissate è, già da sola, garanzia di noia assicurata! Per farlo capire ai miei alunni (me lo permetto perchè sono grandicelli, diciamo dai 16 ai 20 anni) dico loro che se dovessero, obbligatoriamente, fare l’amore con la fidanzata più desiderabile dalle 9 alle 10 del lunedì, dalle 12 alle 14 del mercoledì e alle 8 del sabato, così come succede per una qualsiasi materia di insegnamento, bè, sono sicuro che non ne potrebbero più già dopo poche settimane! Figuriamoci per nove mesi di fila! Insomma, voglio dire che la stessa organizzazione di base della scuola contraddice al principio del rispetto della persona. Nel manifesto sembra che il docente possa ergersi eroicamente a superare a piè pari anche questo ordine di difficoltà.

Non mi pare il caso, nè mi sembrerebbe corretto, fare adesso una disamina di tutti i punti. Mi limiterò a notare che ai punti 11, 12 e 13 si legge:  lotterò, resterò fedele, aiuterò ad illuminare . . . sinceramente, mi sembrano affermazioni piuttosto “calcate”. Mi sembra che ne emani la visione di un insegnante con uno smisurato ego e con una concezione di sè ispirata all’epico guerriero.

Per questo non riesco a trovare sufficiente empatia per firmare.