Carlo Columba

Pagine Personali.

Archive for the ‘Politica’


Con un piede impigliato nella storia

Avevo ascoltato una intervista con l’autrice su Radio Tre, in primavera, ed ero rimasto molto favorevolmente impressionato: il tono della voce, il tema genitori-figli, ma questa volta intersecato con la Storia, per di piú una storia ancora eccessivamente condizionata dal giornalismo. Ho quindi cercato il libro, meravigliandomi della difficoltà nel reperirlo; forse ingenuamente ritenevo dovesse essere un best-seller. Invece ho dovuto ordinarlo.
Ne è valsa la pena, il libro certamente fa riflettere, ma allo stesso tempo è intimo, Anna Negri si rivela, e nel farlo ci trasporta in una dimensione interiore e insieme politica, culturale e, perchè no, antropologica. Siamo tutti uomini e donne diversi da quelli di quei tempi, quelli che eravamo nati e quelli nati piú recentemente. Per l’autrice un percorso di liberazione, per me (per noi) una lezione.

Spero non sia vero, temo che sia vero

Scrive Panebianco sul Corriere di oggi:

“Neppure per capire i guai della sinistra italiana, del Partito democratico, bastano le risposte generali. Anche qui bisogna tener conto delle specificità. La principale delle quali è che la sinistra italiana paga il conto, oltre che delle difficoltà che l’accomunano ai partiti socialisti europei, anche di un ventennio di rimozioni e trasformismi. La verità è che se Berlusconi non fosse esistito, se non fosse entrato in politica nel 1994, la sinistra italiana se lo sarebbe dovuto inventare. Da quindici anni Berlusconi, con la sua presenza, aiuta la sinistra a non fare i conti con se stessa, con il vuoto in cui è precipitata dopo il crollo del muro di Berlino.”

Google e Facebook parlano persiano

Leggo su Wired.com di inizitive volte a migliorare la comunicazione sul web in lingua persiana con l’esplicito intento di supportare lo sforzo dei blogger e degli attivisti che sostengono Moussavi. Mentre il regime teocratico chiude tutti i canali di comunicazione di cui é capace, Google aggiunge ai suoi tool un servizio di traduzione della lingua persiana,  in modo da dare l’opportunità  di accedere alle informazioni del “mondo esterno” e di fornire versioni automaticamente tradotte dei blog e dei siti persiani. Tra i primi ad usare il servizio il sito di Moussavi. Dal canto suo a Facebook, accortisi del crescente scambio di informazioni sulla questione delle elezioni in Iran, hanno deciso di rendere disponibile una versione di prova interamente in Persiano.

Trusted Computing?

Mi aspettavo una analisi mediatica, invece il nuovo libro di Anna Fici, “Leggere e Scrivere i Media” è per me una scoperta delle tematiche relative al “Trusted Computing“. Si tratta di una alleanza tra produttori hardware, software ed entertainment per la realizzazione di sistemi capaci di abbinare le interfacce user-friendly con la massima possibile sicurezza informatica. Le intenzioni sembrano buone, ma esistono fondati timori che le soluzioni in corso di adozione possano nascondere o comunque veicolare dell’altro: il controllo sui diritti d’autore dei brani audio-video presenti nei vari dispositivi, ad esempio, oppure limitare alcune libertà di azione degli utenti sul web. Personalmente mi mette molto in allarme la possibilità che possa essere facilitata la diffusione sul mercato di nuove forme di broadcasting, come se già non ci bastasssero tutti i grandifratelli proposti dalle varie emittenti . . .

Il testo indaga scientificamente sulle possibili conseguenze del trusted computing in ambito sociale e in ambito individuale e si interroga su quali potrebbero essere le modalità di rifiuto culturale dei relativi scenari di impiego.

Moretti: Io, Veltroni e il Caimano

Riporto – e pienamente condivido – questa efficace sintesi di Nanni Moretti:

“Non mi stanco di ricordare la pazzesca situazione italiana, anormale per una democrazia. Penso che le televisioni di Berlusconi non abbiano spostato solo voti, ma l’intero paese, comunque già pronto ad accogliere questa “novità”. E non facciamo confusione con Sarkozy, che non ha gli interessi economici e il potere mediatico di Berlusconi. Recentemente ho detto una cosa piccola e semplice: in Italia non c’è più opinione pubblica. Non parlo dell’opposizione, ma di qualcosa o qualcuno trasversale ai partiti, che comunque si riconosca in comuni valori democratici. E che, come succede in altri paesi, dovrebbe “punire” – mettiamoci le virgolette, per carità – un capo del governo che non ha senso dello Stato, che non va alle celebrazioni del 25 aprile, che aggredisce la magistratura, che ha come braccio destro un condannato per corruzione e come braccio sinistro un condannato per concorso in associazione mafiosa. E invece passano concetti come “agli italiani non interessa il conflitto di interessi, visto che hanno fatto vincere Berlusconi”. Sì, ma interessa alla democrazia… La maggioranza delle persone, e non solo a destra, ormai considera normale che un uomo abbia il monopolio della tv, faccia politica e sia anche capo del governo. La sua vittoria è questa: ormai la bassa qualità della democrazia italiana è considerata un fatto normale, marginale. Un paese che in quindici anni ha permesso a un uomo con tante tv e giornali e interessi economici di candidarsi cinque volte a capo del governo, non è un paese serio e non ha una classe politica seria….”.

Tratto da

Moretti, cinema e politica
“Io, Veltroni e il Caimano”

di PAOLO D’AGOSTINI

Il successo della destra? Ce lo spiega Serra!

Ho molto apprezzato il fondo di Michele Serra

Il mondo facile della politica format

di MICHELE SERRA 24-09-2008

Chiarissimo e lucidissimo: lettura consigliata per tutti!

Il decreto del 1 settembre

Si, quello della gelmini, emanato in virtù della delega al governo, e quindi mai discusso in parlamento. Ebbene: l’art. 2 è intitolato Valutazione del comportamento degli studenti.

L’articolo impone l’utilizzo del voto in decimi e prescrive il raggiungimento del 6 per la promozione alla classe successiva. Ho notato che gli interventi sui media hanno solamente messo l’accento critico su questo aspetto della valutazione in decimi, tralasciando invece di notare ( e di interpretare) l’utilizzo della parola “comportamento” e la assoluta mancanza di qualsiasi cenno relativo ai cosiddetti obiettivi dell’area affettiva, obiettivi oggetto della programmazione del Consiglio di Classe a pari merito con quelli squisitamente “disciplinari”, la valutazione dei quali era poi sintetizzata dal “voto di condotta”.

Mi sembra che questo sia un punto molto più dolente della semplice reintroduzione della valutazione “numerica”, che poi, in fondo, così male non é, avendo quanto meno il pregio della estrema sinteticità; succede a tutti gli insegnanti che, a seguito lettura del giudizio di un alunno, i genitori abbiano fatto la domanda: insomma professore, al 6 ci arriva mio figlio? Dimostrando in questo modo che sul numero è impossibile il difetto di interpretazione . . .

Dunque non si parla più di obiettivi dell’area affettiva ma semplicemente di comportamento: sarà un caso? Credo proprio di no! Piuttosto credo si tratti, da una parte, di pura e semplice ignoranza del funzionamento della scuola, ignoranza che induce al classico concetto di “comportamento”: se ti comporti bene, ovvero se non disturbi e stai fermo e zitto per tutto l’orario scolastico, sei “bravo”. Magari poi non ascolti, magari non fai i compiti a casa perché non ne hai voglia o perché hai delle difficoltà ( eventualmente relazionali o familiari), ma sei bravo lo stesso. Valutare il comportamento significa quindi abolire il tentativo di intervenire sul benessere della persona (valutato in termini di capacità e qualità di partecipazione all’intero insieme del processo formativo) e porre tutta l’attenzione al rispetto del ruolo (io, docente, parlo; tu, studente, ascolti . . .) nel senso più classicamente gerarchico.

E sin qui, per quanto non condivisibile, si tratta di una politica “di destra”, cosa che, evidentemente era attendibile da un governo dichiaratamente tale.

Dall’altra parte c’è la mancanza di qualsiasi cultura “sistemica”, ovvero di qualsiasi conoscenza dell’approccio al funzionamento di una organizzazione descritta dalla analisi del funzionamento e delle interazioni tra le sue varie parti. La scuola quindi vissuta non più come sistema che si organizza in base a delle risorse e a degli obiettivi, ma, ancora una volta, come una sorta di caserma dove c’è chi comanda e c’è chi obbedisce.

E questo, mi si perdoni la presunzione, non è di nè di destra, nè di centro, nè di sinistra: mi pare solamente stupidità!!!

Benzina cara? Ancora non abbastanza . . .

La lettura del giornale di stamattina mi ha causato un malumore dal quale ancora non riesco a tirarmi fuori: Berlusconi e la magistratura, lo scandalo dei mutui americani . . . Un articolo di Antonio Fraschilla sull’inserto “Palermo” mi ha particolarmente infastidito: non capisco bene “da che parte si colloca” il suo autore , comunque, mi è sembrato una “occasione perduta” per affermare qualcosa di sano e di sensato in questo panorama di insensatezze ambientali ed energetiche. L’articolo è Benzina, consumi a picco
In sei mesi vendite calate del 12 per cento
leggibile on line al link indicato. L’articolo comincia (a mio parere in modo piuttosto infelicemente) dicendo testualmente:

In città i consumi della benzina sono diminuiti del 12 per cento dall´inizio dell´anno. Colpa del caro gasolio, che ieri nei 320 distributori di Palermo ha fato registrare un nuovo record:

Colpa?? A me, sinceramente, pare un merito! Non prendetemi per masochista . . . vivo di stipendio anch’io e non è che trovi particolarmente fare il pieno . . . Tuttavia la diminuizione dei consumi va salutata come un elemento positivo nel panorama dell’inquinamento cittadino (abbiamo apppena fatto le ZTL o sbaglio?) Più avanti si legge:

«Il calo dei consumi è comunque molto preoccupante e rischia di mettere in ginocchio proprio il nostro comparto, che ha una provvigione fissa di 0,40 centesimi al litro al di là del costo della benzina», dice Benincasa.

Ci risiamo . . . preoccupante il calo dei consumi? Mi spiace per i lavoratori del comparto, mai vorrei che nessuno perdesse il lavoro, ma non per questo è ammissibile cercare di mantenere elevato il livello dei consumi.

L’articolo poi cita il corrispondente aumento dell’uso del mezzo pubblico: e qui si perde l’occasione di salutare questo evento come un dato positivo!

La democrazia ha ancora bisogno di maestri

Molto bello e interessante l’intervento di Gustavo Zagrebelsky al seminario di “Libertà e Giustizia”. Appunto qui uno stralcio, un passaggio che mi sembra molto importante ed estremamente descrittivo di una situazione italiana cui si dovrebbe tempestivamente porre rimedio:

Quando si dice “la lezione dei maestri”, si dice innanzitutto distanza tra noi, come soggetti, e noi, come oggetti, cioè coscienza critica. La funzione del maestro, nella democrazia critica, non è un lusso, è una necessità vitale.
Tutto il contrario, nella democrazia acritica. Se la maggioranza ha sempre ragione, se la sua volontà è infallibile come quella divina, la voce ammonitrice del maestro è semplicemente un inutile fastidio, come quella del grillo parlante che Pinocchio, che non vuol sentir parola, schiaccia con un colpo di martello. Non c´è bisogno di maestri in questa democrazia, ma di ideologi, di comunicatori, di propagandisti o di pubblicitari, cioè di quelle false maestre (televisione, pubblicità, moda, ecc.) di cui s´è detto. Esse non creano tensione, allontanano da noi l´inquietudine del dubbio, ci fanno credere che ciò che siamo sia anche ciò che non possiamo non essere, che dove siamo non possiamo non essere. Ci fanno stare in pace con noi stessi, perché ci privano della coscienza di noi stessi e ci trasformano da soggetti in oggetti.

La sintesi dell’intervento si può leggere sul sito di Libertà e Giustizia: La democrazia ha ancora bisogno di maestri

La registrazione audio dell’intervento è messa a disposizione da Radio Radicale:

Un post contro lo scoraggiamento post-elettorale

Sono passati ormai diversi giorni dai risultati elettorali, giorni nei quali siamo stati (mi sorprendo ad usare il plurale . . ) impegnati prima a rimpiangere gli ennesimi tanti errori compiuti e poi a guardare le vicende della costituzione del “nuovo esecutivo”. Giorni di grande impegno personale antidepressivo . . .

L’articolo Scambiamoci un segno di daje su Webgol è uno dei primi che mi fa sentire un pò meglio. Qualcosa forse si muove al di là delle solite organizzazioni e al di fuori delle solite sedi. Mi piacerebbe molto scoprire dinamiche generatrici di nuove aggregazioni e nuovi movimenti!