Carlo Columba

Pagine Personali.

Archive for the ‘It’s me!’


Modi diversi per un corso on line – A different on line course

English section of the post

In this post I’ll try to summarize in italian language the content of How This Course Works post. So it is not necessary the english translation of it. Better the original one!

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Leggo la pagina How This Course Works del Critical Literacies Online Course Blog in fase di avviamento. Si tratta di un corso di tipo connettivista e le differenze di concezione e di svolgimento sono subito evidenti. Provo a puntualizzarle.

Intanto va evidenziato che l’obiettivo del corso non è quello di ricordare dei contenuti. Si tratta piuttosto di intraprendere delle attività che saranno, di conseguenza, diverse da persona a persona. La sede di svolgimento inoltre non è unica ma l’intero web è potenzialmente coinvolto. Le attività principali sono quattro:

  • Aggregazione

Il corso fornisce una grande quantità di materiali in forma di letture, video, audio e quant’altro immaginabile. La quantità è tale che non è pensabile che si possa leggerli tutti. Ognuno allora è chiamato a scegliere quanto ritiene più interessante e appropriato ai personali interessi.

  • Remix ( non saprei come tradurlo)

Una volta che alcuni contenuti siano stati letti o ascoltati o guardati, il passo successivo è di tenerne in qualche modo traccia. I modi consigliati per questo sono:

  • scrivere un post sul proprio blog (eventualmente aprendone uno nuovo su blogger o su wordpress)
  • creare un nuovo item su delicious per ogni documento fruito
  • prendere parte alla discussione sui forum della piattaforma on line del corso
  • inviare dei messaggi su Twitter
  • Riproposizione

Si tratta forse della fase più difficile e delicata. Deliberatamente è stato scelto questo termine perchè non si tratta di fare delle “creazioni”, quanto piuttosto delle rielaborazioni personali dei materiali precedentemente aggregati e “remixati”. L’accento qui è posto sul fatto che non si tratta di partire da zero, bensì si parte dai materiali che sono stati precedentemente proposti. Gli stessi materiali dovranno costituire i mattoni sui quali costruire pensiero e comprensione.

Questo pensiero, questa comprensione, sono il vero oggetto del corso. Gli strumenti di alfabetizzazione critica che saranno descritti nel corso dovranno costituire i veri e propri strumenti (tools) per creare il proprio personale contenuto. Il compito dei corsisti è, quindi, non quello di memorizzare i contenuti, ma di usarli come strumenti con i quali fare pratica.

  • Condivisione

Altra attività fondamentale per il corso è quello della condivisione di quanto andiamo producendo. Può essere imbarazzante, può capitare di sentirsi esposti e di fare pubblicamente degli errori, ma si tratta di una operazione stimolante che ci spinge a lavorare più duramente e più significativamente. E poi il corso si nutre, letteralmente, della condivisione dei materiali che ogni partecipante produce: ogni contributo incrementa la quantità di materiale disponibile. Le persone apprezzano molto che si condivida con loro del materiale. Ognuno di noi apprezza la possibilità di poter accedere a dei materiali.

Le modalità della condivisione sono le seguenti: taggare ogni contributo con la sigla CritLit2010, specialmente su delicious o su twitter. Attraverso questo tag i diversi contributi saranno automaticamente aggregati a livello dell’intero corso. Stesso discorso vale per i post sui blog, o i materiali su facebook o flickr.

Quando un corso connettivista funziona bene, grazie a questa modalità di condivisione è possibile assistere all’instaurarsi di un grande ciclo di produzione, creazione e condivisione. Una esperienza così bella che non si vorrebbe che terminasse con il corso stesso.

Il gusto dell’intelligenza

Sottotitolo:

Come l’uso dei blog possa sconfiggere le logiche giornalistiche di mercato e farci recuperare la riflessione e l’uso dell’intelligenza.

L’articolo di Vittorio Zucconi su Repubblica e la conseguente riflessione di Mario Rotta sul suo blog affrontano il tema di grande attualità offerto da facebook e dai suoi utilizzi. Non sarei capace di aggiungere granchè ripetto a quanto brillantemente esposto da Zucconi e da Rotta, ma colgo l’occasione per puntare il dito contro le modalità e le maniere del giornalismo, maniere deleterie perfino quando a scrivere è una persona che stimo e che leggo molto volentieri come Vittorio Zucconi. Non sto parlando delle testate giornalistiche (Il Foglio, Il Giornale, La Padania . . .) che quando le vedo in edicola mi viene da pensare di essere stato improvvisamente catapultato a Paperopoli, tanto finti, calcati e paradossali mi sembrano gli articoli che campeggiano in prima pagina. No, parlo della stampa normale e mediamente colta, perfino moderata, che tuttavia non riesce, forse nemmeno può, sottrarsi alla logica “piaciona” di solleticare in qualsiasi modo la curiosità e l’interesse del lettore. Nemmeno può per esigenze di mercato, perchè deve vendere, deve piacere, deve creare la notizia. Ecco quindi nell’articolo di Zucconi campeggiare abbondantemente parole come “miliardi”, “guerra”, “mondo”, “grande fratello”,”complotto” . . . Ecco la proposizione delle paure sulla privacy. Ecco: le paure!

Io credo che questa sia una cosa che sta danneggiando un pò tutti e che ci sta rendendo davvero un cattivo servizio sia in termini strettamente informativi, sia, ed è più grave, in termini formativi.

Ecco perchè, nonostante da qualche parte se ne stia già prevedendo la possibile fine, sono sempre più convinto della opportunità di leggere dei buoni blog, ovvero di andarsi a cercare degli ambiti di riflessione, come questo offertoci da Rotta. Qualche volta, per favore, lasciamola perdere l’eccitazione! Volendolo dire in altre parole: per favore, di tanto in tanto, lasciamolo perdere questo “mercato” : qualche volta, per favore, lasciamoci prendere dal gusto di recuperare, perfino d’usare, la nostra intelligenza.

Vulcani, natura, progresso

Solo qualche rapida annotazione che prende spunto da un notiziario ascoltato per radio e dal blog “Il corrosivo”  Nuvole di cenere su sfondo monocromatico .

Personalmente le manifestazioni terribili e incontrollabili della natura mi affascinano: mi, ci ricordano della nostra, come esseri umani, limitatezza. Non possiamo fare tutto, non possiamo controllare un terremoto o uno tsunami, non possiamo pensare che la nostra tecnologia ci possa mettere definitivamente al sicuro. Quando l’Etna, o il vulcano finlandese, generano questo incredibile e artistico disastro di ghiaccio e di fuoco (si esprime in questi termini anche Citati in un editoriale su repubblica) rimaniamo insieme atterriti e affascinati.

Le polveri vanno sino alla stratosfera e bloccano il traffico aereo? Poco male, tutto sommato. Sta succedendo quasi niente se pensiamo a quanto succederà, dico succederà e non “potrebbe succedere” per la prossima nube ardente del vesuvio! Migliaia di morti, se non più! Una vera apocalisse, tanto più atroce quanto più manifestamente annunciata dall’espandersi della urbanizzazione alle falde del vulcano. Poi si griderà alla follia degli amministratori e all’assurdo del sistema di generazione del consenso. Del resto: avete visto dov’erano le case crollate per le alluvioni recenti nel messinese? Esattamente alle foci delle “fiumare”, letti asciutti o quasi anche per trenta e più anni . .  ma basta guardarne la larghezza per capire cosa sono capaci di fare.

Mi sono lasciato prendere la mano, quello che adesso volevo sottolinenare è questo: se le compagnie aeree sono in crisi, forse sarà anche perchè il sistema nel suo complesso sta reagendo ad una serie di consumi e di sprechi. Diamo pure allora i contributi alle compagnie per quanto riguarda la salvaguardia dei lavoratori, ma, allo stesso tempo, incentiviamo forme alternative di movimento, i treni veloci, e incentiviamo anche il “non movimento“. Possiamo tranquillamente evitare tanti spostamenti per fare solo delle riunioni di lavoro! Ormai anche da casa basta un portatile e un software come skype e il gioco è fatto! Se ne stanno accorgendo anche i dirigenti delle compagnie aeree che  in queste si riuniscono nei vari possibili “ambienti virtuali” ! ;-)

Hanno tutti ragione

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Rischia di far male questo libro di Paolo Sorrentino. Non perchè sia sia sgradevole, brutto, inconcludente, no tuttaltro! Rischia di far male al tentativo di conservare una visione della vita non del tutto priva di romanticismo, alla speranza di poter, se non sconfiggere, almeno fare a meno delle ipocrisie, alla speranza di un cambiamento degli assetti politici e sociali. Ma anche, anzi ancora di più, fa male perchè ci svela quanto effimeri e sdolcinati possano essere i racconti che ci facciamo a noi stessi, i racconti con i quali pateticamente tentiamo di valorizzare  e ordinare  le nostre irrimediabilmente inutili e inconcludenti esistenze.

Il libro mi è decisamente piaciuto e l’ho classificato su Anobii con un secco “5 stelle”, però, ecco, forse non lo consiglierei ad un adolescente!

Crescita delle analfabetizzazioni

Si, uso deliberatamente il plurale: al crescere dei mezzi e delle opportunità di comunicazione fa riscontro la crescita delle possibilità di analfabetizzazione. La riflessione nasce dalla frequentazione del forum del corso “e-book” che sto frequentando: una frequentante scrive:

Rispetto al rapporto tra media mi viene in mente un dato emerso dall’Ottavo Rapporto Censis sulla Comunicazione “I media tra crisi e metamorfosi” edito da Franco Angeli lo scorso dicembre 2009.

Si comincia a parlare di Press Divide come “questo nuovo divario tra quanti contemplano nelle proprie diete i media a stampa e quanti non li hanno ancora o non li hanno più” (p. 108)

Si dice nel Rapporto che gli italiani che nel 2009 hanno superato la soglia del digital divide sono il 48,7% del totale, comprendendo anche quanti hanno un rapporto occasionale con la rete: molto meglio del 29% del 2006, ma sempre meno della metà della popolazione complessiva. Il secondo campanello d’allarme riguarda il ruolo sempre più marginale dei media a stampa, fenomeno che si può indicare come press divide. Le persone estranee all’uso dei mezzi a stampa sono aumentate dal 33,9% del 2006 al 39,3% nel 2009 (+5,4%). Quindi, più della metà della popolazione italiana si colloca al di sotto della soglia del digital divide, più di un terzo al di sotto della soglia del press divide, più di un quarto non conosce alternative alla televisione.

[.....]

Questa la mia replica:

Interessanti osservazioni. Mi hanno fatto pensare che la moltiplicazione dei media, delle possibilità di scambio e di comunicazione, sia causa anche della moltiplicazione dei possibili analfabetismi. E forse dobbiamo pensare che sia naturale così: forse tutti noi siamo o saremo più o meno analfabeti relativamente a qualche “medium”. Nel mio caso, ad esempio, pur essendo davanti ad un computer buona parte della mia giornata, non riesco, non ne ho nè la voglia nè la possibilità, a frequentare gli ambienti tipo “second life”. In questo senso vivo sulla mia pelle uno specifico “digital divide” con quanti lo frequentano e ancor di più con quanti sono capaci di pensarne un utilizzo in campo didattico.
Del resto non è solo nei settori mediatici che questo accade! Prendendomi ancora a riferimento: dalla mia vita sono rimaste, e credo che ormai lo rimarranno per sempre, escluse attività come lo sci da discesa o l’equitazione. Esclusione del resto che vivo con la più assoluta serenità, ma che certamente costituiscono anch’esse una sorta di “divide”.

DreamingPalermo

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Ci sono momenti nei quali gli eventi, le tante storie di vita, i fatti riportati come cronaca, diventano “la storia”, o almeno parte della storia, di una città. Ci sono persone che hanno questo dono: raccogliere le tante componenti, i materiali che le documentano e farsi mezzo e strumento di questa trasformazione.

E’ quanto hanno fatto Mario Bellone e Valeria Ferrante con DreamingPalermo, documentario che ricostruisce le vicende legate alla cultura musicale della Palermo degli anni 50 e 60. L’orizzonte temporale va dal dopoguerra al famoso festival Palermo Pop 70, evento al quale, avendo da poco compiuto 14 anni, i miei genitori non mi permisero di partecipare. Vedere DreamingPalermo ha quindi avuto per me anche il senso di “recupero” di una esperienza giovanile importante per le generazioni subito precedenti la mia.

Il documentario, frutto di un’opera monumentale di ricerca, è molto ben fatto, ma non è di questo che voglio parlare, quanto, piuttosto, della domanda che mi frulla per la testa da un paio d’ore: PalermoDreaming, tra le altre cose, è anche una dichiarazione di amore per questa città. Dal momento che condivido e  mi ci ritrovo in pieno, mi domando: com’è possibile? Com’è possibile continuare ad amare una città che ti espone a folli comportamenti automobilistici, concentrazioni di gas di scarico da immediato mal di gola, cumuli di immondizia che persino nelle strade più eleganti superano il primo piano, sindaci e amministratori palazzinari e in odor (quando va bene) di mafia? Com’è possibile tollerare la sistematica trasformazione delle tante opportunità in altrettante occasioni perdute? Forse per adesione al celebre “this land is our land . .  di Guthriana memoria?  O forse perchè, sia pure di rado, qualcosa, come il documentario visto stasera, ci restituisce un pizzico di orgoglio e di dignità.

Di questo ne sono veramente grato agli autori.

Il tempo scorre sulle rovine di Poggioreale

Il tempo scorre sulle rovine di Poggioreale

Piccola meditazione di fine anno su qualche aspetto della nostra – intendo umana e insieme, più specificamente, siciliana – condizione . . .

Il terremoto della Valle del Belice è ormai datato di oltre 40 anni: della storia della ricostruzione, delle scelte, delle speculazioni, degli errori, mancanze, omissioni, sottrazioni . . . non è a questo che va la mia attenzione. La riflessione nasce dall’aver potuto fare questa foto pochi giorni orsono: le case, il paese, hanno lo stesso aspetto del giorno dell’abbandono. Certo, qualche muro avrà ceduto, qualche tetto sarà crollato, ma il paese, il paesaggio che da esso ne deriva, è rimasto sostanzialmente immutato.

Strana situazione: in un tempo di rapidi cambiamenti, un tempo che non ci dà tregua, che non consente alla nostra natura di adattarsi al ritmo delle mutazioni, la condizione dei ruderi di Poggioreale sembra suggerirci una pseudo-gattopardesca riflessione sullo scorrere del tempo. Come a dire che il tempo che ci facciamo vertiginosamente scorrere addosso, il tempo che esaurisce in fretta le nostre risorse vitali, non è capace, non riesce a cancellare l’immobilismo, l’inerzia, l’indifferenza delle nostre esistenze.

. . . da provare . . .

Sempre più urgente, almeno per me, la necessità di tener conto degli strumenti e dei siti che potrebbero tornare utili per il lavoro o per se stessi. Vado così facendomi delle rubriche intitolate “da provare”, oppure “leggere”, “stampare”  e così via. Uso naturalmente anche gli strumenti del web tipo Delicious o Twine ma il tutto rimane sempre più caotico di quanto vorrei ;-)

Gli ultimi siti “2.0″ che vorrei provare (ma non so trovare il tempo di farlo . . ):

(more…)

Un barCamp a Palermo!

Non potevo non andare! Anche se solo per la mattinata mi sono unito al LivingLabCamp, evento creato attorno all’idea della co-creatività come molla per il rilancio delle realtà territoriali e organizzato dalla rete TLL-Sicily - Living Lab territoriale per la Regione Siciliana.

Gli incontri sono stati molto gradevoli e interessanti, la mia partecipazione ha riguardato un progetto al quale sto attualmente lavorando: Arca dei Suoni.

Baricco, Omero, Iliade

Omero, IliadeLa lettura più significativa della mia estate è stata “Omero, Iliade” di Alessandro Baricco, una riduzione dell’originale concepita per una lettura in pubblico ma che regge perfettamente anche ad una versione in stampa. I criteri sono stati: mai operare una sintesi, semmai solamente dei tagli per snellire alcuni periodi troppo lunghi e complessi: in tal modo il linguaggio  non è alterato rispetto alla traduzione di Maria Grazia Ciani. I capitoli riguardanti le apparizioni degli dei sono stati totalmente eliminati, col risultato di evidenziare una straordinaria natura “laica” del racconto e di scoprire che non sono essenziali alla comprensione della successione degli avvenimenti. Una ulteriore modifica è consistita nella trasformazione del testo in “soggettiva”: eliminata cioè la narrazione in terza persona, ogni canto è “raccontato” da uno dei protagonisti, di volta in volta, Ettore, Achille, Agamennone, Priamo… in tal modo si è favorito il processo di immedesimazione.
Il risultato a mio parere è eccellente: la lettura è gradevole e interessante e certamente consigliabile e godibile anche ai non “addetti ai lavori”. Paura, orgoglio, ira, luccicare delle armi, clangore degli scontri ci investono in tutta la loro vivezza, con tutta la forza degli avvenimenti che trasformano l’uomo in eroe.

Una curiosità: avevo “tifato” per i greci, ai tempi della scuola; adesso tutto il mio favore andava ai troiani!