Category Archives: It’s me!

Il tunnel dell’economia

Leggo l’editoriale di Scalfari odierno (17 agosto) nel quale brillantemente si tratta, tra l’altro, della differenza tra depressione e deflazione, delle cause e degli effetti dell’una e dell’altra, di come entrambe contribuiscono al declino complessivo dell’economia italiana, di come si potrebbe/dovrebbe operare a livello tecnico e politico per far fronte alla situazione. Limpido, chiaro, efficace.
Non posso però fare a meno di constatare, ancora una volta, che, ammesso che esista un modo per far riprendere le economie europee, tale processo viene concepito e messo in atto nelle modalità storiche che lo hanno determinato. Sicuramente si ripresenterà e forse in forme anche più gravi.
In ogni caso si tratta di un processo basato sull’incremento della produzione e dei consumi secondo aspettative e teorie risalenti al periodo nel quale si poteva ancora credere che le risorse naturali e ambientali fossero tanto grandi da potersi, ai fini pratici, considerare infinite.
Quanto queste convinzioni siano diventate drammaticamente inattuali è così evidente che non si richiede alcuno sforzo esplicativo epperò sembra che non possa esistere nessuna alternativa al modello economico vigente. Che significa affermare che non esiste la possibilità di evitare il disastro ecologico ed ambientale tipico delle dinamiche puramente zoologiche, il disastro delle sovrappopolazioni. Ovvero: se non ci fermiamo da soli, sarà l’ambiente a farlo, come sempre accade in natura. Peccato che si tratta di passare da milioni (miliardi?) di morti, da spaventose guerre e violenze e sofferenze inenarrabili.
Mi sembra una logica tossica e da tossicomane, forse oltre il tunnel dell’eroina esiste anche un collettivo tunnel dell’economia :-(

Capita a tutti . . .

. . . di dir fesserie . . .
Questa volta c’è incappato Alessandro Baricco, autore che io per altro amo e apprezzo, uomo arguto, intelligente e affabulatore formidabile. Oggi ci fa scoprire su Repubblica l’esistenza di una fotografa “inconsapevole” se così si può dire, una straordinaria donna che per campare faceva la “tata” e per passione scattava foto per le strade della città (si veda www.vivianmaier.com e Vivian Maier (1926-2009). A Photographic Revelation per saperne di più sulla sua vita e sulle sue opere). Lo fa come al solito in modo estremamente interessante e accattivante, lo fa restituendo la magia della vita e l’importanza dell’opera della Maier. Peccato che sul finire dell’articolo si lasci così andare:

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Sinceramente non capisco in cosa possa consistere la “vigliaccheria del fotografare digitale”!

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Logaritmi e sveglie appese al collo

E così anche Odifreddi ha perso oggi una buona occasione per tacere! E lo fa nel peggiore dei modi: aderendo alla pratica della inutile lamentazione. Nel suo articoletto su R2 esprime disappunto per la disabitudine ad usare i logaritmi, sostituiti, a suo dire, dal computer. A parte il fatto che non è vero, semmai è la raccolta delle tavole dei logaritmi ad essere stata sostituita dal computer, cioè il modo di calcolo e non il logaritmo come strumento, non si accorge che la stragrande maggioranza dei suoi lettori, in questa italia ancora così fortemente crociana e gentiliana, non è in grado, per ignoranza, di comprendere “l’estetica logaritmica” invocata. E volendo prescindere anche da questa cruciale mancanza di valutazione, fa veramente un gioco offensivo (anche del selvaggio):

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Tra l’altro tutta la sua posizione è del tutto inutile: nemmeno lui stesso lascerà la calcolatrice per tornare al regolo! Molto più intelligente sarebbe invece domandarsi come trarre vantaggio dalla situazione che si è venuta a creare: maggiore velocità, maggiore precisione, maggiore economicità, etc. Forse minore consapevolezza, questo si. Allora sforziamoci di crearla, questa consapevolezza, tirare in basso certo non serve.

In memoria

Senza retorica dedico un pensiero ad Alessandra Siragusa. Da piú parti se ne sta scrivendo molto meglio di quanto io sia capace di fare e con molta maggiore cognizione di causa. Mi limito ad un pensiero affettuoso, a registrare come proprio questa – la manifestazione affettuosa- sia la cifra che ho letto nei volti delle persone incontrate durante la visita alla camera ardente. Da oggi a Palermo siamo tutti un po’ più soli.
Accendo virtualmente una fiammella celebrativa.

Della scuola, vi scongiuro, dimenticatevene!

A tutti sia consentito parlare di tutto, ci mancherebbe altro! E quindi a tutti è consentito parlare della scuola e di qualsiasi altro argomento possa venire in mente.
Se però un intervento di un illustre e stimato intellettuale viene veicolato da un giornale a grande tiratura la prudenza si rende necessaria e soprattutto si rende necessario il senso e la coscienza di cosa sia opportuno o meno.
Mi riferisco all’intervento di ieri (20 settembre 2013), su Repubblica, di Massimo Recalcati, psicoanalista innovativo di grande e meritata fama che invita i docenti a non fare, in classe, gli psicologi. Ovvero, giustamente, di astenersi dal fare gli psicologi da strapazzo a danno dei malcapitati studenti. Assolutamente daccordo: chi, come me, entra in classe ogni giorno da oltre vent’anni classifica questa convinzione tra quelle sulle quali c’è assoluta chiarezza.
La stessa chiarezza Recalcati mostra chiaremente di non possedere quando si spinge a dire ai docenti anche dell’altro, quando si spinge ad una critica dell’azione didattica rifacendosi direttamente, come accade a quanti non siano specialisti del settore istruzione, alla propria personale esperienza di ragazzo! My god, sarebbe come dire che chiunque di noi sia stato curato da qualche malattia (chi non è mai andato dal medico?), per questo solo fatto è autorizzato e titolato a raccomandare come debba essere svolta la professione medica! E nel caso di aver subito un’operazione? Ci intenderemmo di chirurgia?
Ovviamente le cose non possono stare in questo modo e la palese incompetenza di Recalcati a proposito di scuola si manifesta drammaticamente quando cita “i contenuti dei programmi ministeriali”, rifacendosi ad un concetto gentiliano ancora in adozione negli anni 70 ma ormai abolito da non so più quanto tempo! Potremmo andare avanti, perchè il nostro si spinge a parlare di cognitivismo e di nozionismo confondendo, temo, teorie della conoscenza e pratiche e metodologie didattiche, cita Socrate e l’informatizzazione, tutto toccando sino ad augurare, ad ogni studente, di incontrare la propria Giulia, carismatica docente fasciata da “tailleurino” grigio… Mi unisco senz’altro a questo augurio di erotizzazione scolastica, ma, allo stesso tempo, prego tutti: per favore, dimenticatevi della “vostra scuola”, anzi, dimenticatevi della scuola del tutto! Il danno sarebbe senz’altro minore!

Anno nuovo nuova programmazione

Partenza del nuovo anno scolastico, ancora una volta la voglia di cambiare tutto, come si fa ad andare avanti nello stesso modo? Troppo deprimente!

A distanza di un anno dall’uscita delle “indicazioni” per gli istituti tecnici si sono potute capire una serie di cose, almeno credo di averle capite limitatamente al mio insegnamento: gli “obiettivi” sono elevatissimi, il tempo si è ridotto sia per la diminuzione delle ore settimanali sia perchè la materia “telecomunicazioni” nell’articolazione dove io insegno si fa solo in due anni al posto dei precedenti tre (…), il numero di possibili contenuti cresce continuamente col crescere dell’evoluzione tecnologica… c’è da farsi venire più di un mal di testa. Sicuramente l’impianto classico della trattazione di elettronica e telecomunicazioni non è più adoperabile, dovrebbero rendersene conto anche gli editori e gli autori di testi scolastici che continuano a sfornare “buone” opere, purtroppo non adoperabili dai nostri studenti (il discorso merita da solo un altro post).

La voglia quindi è di partire “col piede giusto” sin dall’inizio: l’idea, già coltivata dalla fine dell’anno Continue reading

Dresda, prime impressioni

Passare da Monaco a Dresda è praticamente come cambiare paese. Tedesco a parte, la città e l’atmosfera che si respira sono completamente differenti: l’effetto del bombardamento del 45 (in una sola notte 1000 tonnellate di esplosivo da parte di inglesi e americani) e gli anni della DDR sono ancora manifestamente visibili in termini architettonici. Un doppio stupro, per una popolazione fortemente legata alla cultura europea classica le cui cicatrici non sono ancora del tutto sanate. Ho finito qualche minuto fa di guardare le foto del Residenz Sclhoss: impressionanti, come ci si aspetterebbe del resto, i confronti tra il prima e il dopo bombardamento, ma altrettanto impressionante è rendersi conto di quanti decenni sono passati prima che se ne iniziasse la ricostruzione (primi anni 2000). E in pieno centro storico (non tanto vasto in effetti) sono ancora diverse le aree totalmente sventrate in attesa di una sistemazione urbana. Devono essere stati anni piuttosto tristi.
La città comunque è veramente bella: l’esplorazione continua.

Le campagne degli Iblei

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Le campagne degli Iblei nei dintorni di Sortino sono sempre state la mia seconda patria. Forse forse anche la prima, di patria, quel territorio cui si sente maggiormente e visceralmente di appartenere. Sarà perchè c’ho passato le mie estati di ragazzino, sarà per il profumo della terra pietrosa e delle erbe asciutte, quei luoghi continuano ad esercitare su di me un fascino misterioso ed un certo struggimento. Non mi stanco di guardarli, di esplorarli.
La cosa che ho percepito di più in quest’ultimo periodo è stata la ricchezza dei segni della storia Continue reading