Carlo Columba

Pagine Personali.

Archive for the ‘fotografia’


Il fregio del Partenone

Alle spalle del fregio

L’effetto che mi aveva fatto vedere per la prima volta il fregio del Partenone al British, a Londra, era stato di grande rabbia: non era venuto il tempo di restituirle alla Grecia queste opere? E perchè questa esposizione così fredda e asettica?

Questa seconda volta l’esperienza è stata del tutto differente e mi sono ritrovato a provare una certa gratitudine per Elgin, il lord che spese la sua fortuna per portare le statue a Londra e per allestirne l’esposizione.  E poi mi sono dato qualche minuto per cercare di farne una fotografia che potesse comunicare “un senso”. Non è affatto facile: le dimensioni orizzontali, la presenza di moltissime persone, la mancanza del gruppo centrale rappresentante la nascita di Atena, impediscono qualsiasi tentativo di interpretazione in chiave epica o in chiave drammatica o, comunque in una qualche chiave emotivamente significativa. Il tentativo è stato allora quello di cercare di mettere in relazione il fregio con i visitatori, con il pubblico: mi sono quindi messo alle sue spalle e ho scattato una sequenza che mi permettesse poi di restituire una panoramica del fregio stesso e dell’ambiente espositivo.
Questa foto ne è il risultato: alla panoramica ho corretto un pò di deformazioni prospettiche e ho mascherato in modo tale da far risaltare le statue come se fossero più illuminate dell’ambiente circostante. L’effetto finale non è chissà che, ma forse restituisce abbastanza correttamente alcune sensazioni significative: le persone che affollano la sala sono viste quasi dal punto di vista delle statue stesse, possiamo un pò illuderci di guardare con i loro occhi la folla che doveva popolare l’Acropoli. I visitatori sono tutti impegnati a guardare le statue o i bassorilievi delle metope, restituendo in tal modo il corretto funzionamento dell’ambiente espositivo. E poi c’è il vuoto centrale, quasi un buco nell’immagine, a sottolineare lo sgomento della perdita, a stento scongiurata dal salvataggio dei personaggi periferici della rappresentazione. La nascita di Atena, perfettamente cresciuta e già in armi, estratta dalla testa di Zeus grazie ad un colpo di accetta ben assestato da Efesto, non c’è più: probabilmente ridotta a calce per nuove, tardive, costruzioni, lascia il posto alla prospettiva della sala affollata. Una assenza che si fa tangibile presenza.

Ernesto Bazan al Lumix Festival

La straordinaria esperienza fotografica – e di vita – di Ernesto Bazan è racchiusa nel libro fotografico “BazanCuba“, un libro nel quale sono letteralmente “caduto dentro” non appena cominciato a sfogliare. Il migliore esempio che io direttamente conosca di come possa essere bello e importante occuparsi di fotografia. Ne ho già parlato in questo post. Per chi non avesse avuto modo di conoscerlo raccomando molto caldamente la visione del video di presentazione che Ernesto a tenuto ad Hanover in occasione del Lumix Festival for Young Photographers. L’intreccio fra vita e arte, il rapporto con l’isola e la sua gente, la passione e l’umanità sono solo alcuni degli aspetti della presentazione. Eccola:

Zen. Storia di persone.

Un punto di vista diverso. Questa è una delle tante osservazioni venutemi alla mente leggendo il post Zen. Storia di persone. di Treccenere. Diverso da quello di uno della mia generazione, di chi ha partecipato o si ricordi le tante “lotte per la casa” degli anni 70 e 80, diverso da un approccio di tipo movimentista.  E diverso anche dall’approccio giornalistico cui abbiamo assistito in queste ultime settimane.  Treccenere ne fa una questione più squisitamente “umana”, prima ancora che sociale o “di classe”.  Nelle sue foto è perfettamente evidente: c’è la vita, nonostante tutto, con le incombenze quotidiane da affrontare magari in una tenda, con i tanti sorrisi che, nonostante tutto, numerosi vengono fuori. C’è la voglia di esserci e di fare. Persone, non “gente” nè, tantomeno, “vinta”.

I miei complimenti a Treccenere sia per la qualità delle fotografie ( ma che fosse brava lo sapevamo già), sia, anzi soprattutto, per aver voluto affrontare un tema niente affatto facile, un tema che obbliga a venire a contatto con la sofferenza, un tema per svolgere il quale bisogna uscire dal proprio guscio, dal proprio ambiente, e farsi accettare in un quartiere dal quale noi palermitani ci teniamo quanto più possibile distanti . . .

Queste le foto:

Il tempo scorre sulle rovine di Poggioreale

Il tempo scorre sulle rovine di Poggioreale

Piccola meditazione di fine anno su qualche aspetto della nostra – intendo umana e insieme, più specificamente, siciliana – condizione . . .

Il terremoto della Valle del Belice è ormai datato di oltre 40 anni: della storia della ricostruzione, delle scelte, delle speculazioni, degli errori, mancanze, omissioni, sottrazioni . . . non è a questo che va la mia attenzione. La riflessione nasce dall’aver potuto fare questa foto pochi giorni orsono: le case, il paese, hanno lo stesso aspetto del giorno dell’abbandono. Certo, qualche muro avrà ceduto, qualche tetto sarà crollato, ma il paese, il paesaggio che da esso ne deriva, è rimasto sostanzialmente immutato.

Strana situazione: in un tempo di rapidi cambiamenti, un tempo che non ci dà tregua, che non consente alla nostra natura di adattarsi al ritmo delle mutazioni, la condizione dei ruderi di Poggioreale sembra suggerirci una pseudo-gattopardesca riflessione sullo scorrere del tempo. Come a dire che il tempo che ci facciamo vertiginosamente scorrere addosso, il tempo che esaurisce in fretta le nostre risorse vitali, non è capace, non riesce a cancellare l’immobilismo, l’inerzia, l’indifferenza delle nostre esistenze.

Poutpourri Trimestrale

Ovvero una nuova rivista di fotografia creata a Palermo! Quando l’ho vista, sui banchi della mia edicola preferita l’ho comprata subito. Il suo creatore, Flavio Vicari, l’ho conosciuto tramite flickr e soprattutto tramite la sua instancabile attività di propositore di eventi legati al mondo della fotografia. Ebbene devo dire a Flavio e, naturalmente, agli altri collaboratori alla realizzazione: bravo, bravo, bravo! Non deve essere stato facile. Chi vive a Palermo sa quanto sia difficile venir fuori con una qualche attività: tutto e tutti sembrano congiurare per non fartela fare, per fermarti. Questa “cosa” , nata prima sul web, e molto rapidamente arrivata alla carta stampata, si è invece concretizzata: onore al merito.

Passo adesso alle impressioni dalla lettura.

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Percorsi e geolocalizzazione

In quest’ultimo finesettimana ho provato un diverso software per iPhone basato sul GPS: si tratta di Everytrail ed è molto semplice da utilizzare. Il suo vantaggio fondamentale risiede, almeno così è dichiarato, nel basso consumo della batteria, in quanto la traccia Gps viene registrata anche durante lo standby dell’apparecchio. In effetti la traccia non si interrompe, ma la batteria si è praticamente scaricata in circa 6 ore di registrazione, una durata che mi sembra imporre un limitte piuttosto stringente. Nessun problema invece riguardo la ricezione dei satelliti anche tenendo il telefono nella tasca dei pantaloni.

Molto utile e funzionale il servizio offerto dal sito everytrail.com: la traccia può essere caricata direttamente dall’iPhone semplicemente e velocemente; ma l’aspetto  più interessante sta forse nel posizionamento automatico delle fotografie importate sulla stessa traccia (a patto di  avere correttamente settato l’orario della camera). Quanto ottenuto può essere riportato in qualsiasi sito con la nota tecnica dell’embedding.

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Biennale delle immagini del mondo

Photoquai - 2eme biennale des imades du monde


Ho avuto l’opportunità, in quest’ultimo finesettimana, di visitare alcune delle esposizioni fotografiche nell’ambito di Photoquai. La manifestazione, non senza una certa tutta francese enfasi, ha come sottotitolo 2me biennale des images du monde, e comprende opere di 50 fotografi che vivono e lavorano nel mondo “non occidentale”: medioriente, africa, oceania, america latina. Per maggiori dettagli questo il link alla pagina di presentazione. Come il titolo può forse far intendere si tratta di una delle manifestazioni culturali promosse dal Museo del Quai Branly, il cosiddetto “museo dell’uomo”, che espone reperti delle culture cosiddette “primitive” nel senso che si tratta di manufatti non contaminati dalla cultura occidentale. Val sicuramente la pena di una (e anche più d’una) visita!
Photoquai 2009 è centrato su due esposizioni centrali, una ospitata nelle sale del museo, “165 anni di fotografia iraniana”, la seconda all’aperto, direttamente sulla banchina della Senna antistante il museo. Delle due la seconda è certamente più interessante sul piano fotografico, anche se mi sarei aspettato di trovare delle modalità espressive più originali, peculiari e caratteristiche dei paesi e artisti di provenienza. Tutto sommato, mi par di capire, il linguaggio fotografico è quello che è, quello che già conosciamo e pratichiamo “all’occidentale” e non mi pare che questi fotografi “non occidentali” riescano poi a scostarsene sensibilmente. “165 anni di fotografia iraniana” è interessante più che altro sul piano storico: si va dalle prime riprese fotografiche di metà ottocento alle foto della rivoluzione khomeinista, passando dalla guerra Iran-Irak, per arrivare alle sperimentazioni attuali. Interessante, ma appare chiaramente come una vera e propria “scuola” di fotografia iraniana non abbia ancora avuto modo di formarsi.

Delle tante altre esposizioni correlate a quella principale ho potuto poi vedere solamente Portraits croisés, al Pavillon des sessions del Louvre, ma, sinceramente, non vale la pena e la bellissima retrospettiva di Michael Kenna alla Bibliothèque nationale de France.

BazanCuba

copertina bazancuba: un bambino si sporge dal finestrino di una naveLo inseguivo ormai da diverso tempo: non é acquistabile tramite gli usuali canali commerciali, ma solo direttamente dal suo autore, Ernesto Bazan. Mi era davvero dispiaciuto moltissimo aver perduto l’occasione di incontrare Ernesto – e di acquistare il libro – qui a Palermo, in occasione della presentazione al “Nuovo Montevergini” ma, fortunatamente,  per mail, mi diceva di potere rivolgermi al fratello, in grado di distribuirne qui a Palermo un certo numero. Ieri sera sono entrato in possesso della mia copia e subito mi sono immerso nella lettura.

Che le immagini fossero belle e interessanti lo avevo già capito dalle piccole anteprime visitabili sul sito. Ma l’emozione, questa no, non me la potevo aspettare! A livello personale non sono mai stato particolarmente conquistato dalle mitologie cubane, né quelle di stampo letterario né quelle castriste o “che-iste”. Né, tantomeno, il libro e il lavoro di Ernesto Bazan se ne curano più di tanto.

Sono stato almeno tre ore di fila a sfogliare il libro, guardando le foto, leggendo i brevi ma intensi testi; ogni tanto tornando indietro per guardare di nuovo. A dispetto del forte impatto visivo ed emozionale il libro e le immagini non lasciano “esaurirsi” presto. Non ci vengono mostrate grandi meraviglie, né grandi tragedie. Ci vuole tempo, bisogna lasciarsi andare e diventare disponibili, Ernesto Bazan pretende, ci costringe, a partecipare a qualcosa di intimo, di vissuto.

Vissuto, appunto, forse questa è la parola chiave più adeguata a caratterizzare questo lavoro.

Un esperienza di “lettura di portfolio”

Ho avuto l’opportunità e il piacere, ieri sera, di partecipare con alcune immagini scattate in Bretagna durante le vacanze estive, ad una serata di “lettura di Portfolio” organizzata dalla associazioni Photoarea 2006 e GruppoCorto. Serata molto piacevole, ricca di incontri, di scambi, di reciproche curiosità. Personalmente credo di avere imparato parecchio sia nel vedere i portfolio dei vari partecipanti, sia, soprattutto, nell’ascoltarne le letture ad opera dei vari esperti, tutti molto competenti, affabili, disponibili e incoraggianti. Molto bello, molto positivo, voglio pubblicamente applaudire e ringraziare gli organizzatori.
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Nuova pagina: “Fotografia”

Ho aggiunto una nuova pagina al blog: la trovate nel menu principale alla voce “Fotografia”. Grazie al sevizio messo a disposizione da flickrSLiDR è infatti possibile includere in qualsiasi pagina web una presentazione (slideshow) delle proprie immagini caricate su Flickr!