Carlo Columba

Pagine Personali.

Archive for the ‘e-Prof!’


Palermo Google Technology User Group

Logo del GTUG di Palermo

Certe volte si scopre di essere più aggiornati su eventi lontani ai quali non si può partecipare che ad iniziative che avvengono nel proprio territorio, nella propria città. E’ il caso del GTUG (Google Technology User Group) di Palermo, una iniziativa che ha organizzato già tre incontri e che si rivolge soprattutto ai giovani anche come strumento di crescita professionale e come moltiplicatore di opportunità lavorative.

Personalmente ritengo utilissimi, sia in ambito professionale che in quello personale, gli strumenti che google mette gratuitamente a disposizione; parlarne significherebbe andare ben oltre i limiti d iun articolo di un blog, ma va detto che  saperli bene adoperare o, ancora meglio, saperli utilizzare per sviluppare nuove applicazioni e nuovi “mashup” potrebbe aprire la strada a molti dei nostri diplomati in informatica.

Alcuni link per meglio conoscere l’iniziativa:

Al via Sloop2Desc

Mercoledì 24 febbraio ha avuto luogo il workshop iniziale del progetto Sloop2desc. Il progetto consiste nella formazione di una serie di insegnanti sulle tematiche relative all’apprendimento in rete, alla condivisione di OER (open educational resource), alla realizzazione di LO (learning object), unitamente ad una attenzione e proposizione dei contenuti Eucip relativi alle professioni informatiche del settore IT e alla adozione dello EQF (European Qualification Framework) per la certificazione delle competenze.

Come si può facilmente intuire si tratta di un progetto piuttosto ambizioso (vedi i dettagli su sloopproject.eu ) e infatti i partecipanti sono in maggioranza docenti con esperienze nel settore.  A questa fase ne seguirà una seconda, durante la quale i docenti appena formatisi diventeranno essi stessi tutor e formatori per una seconda edizione, più allargata, dell’iniziativa. Si prevede di formare in questa prima fase una cinquantina di docenti per arrivare, nella seconda, ad un totale di circa quattrocento.

Incorporo qui di seguito lo slidecast della presentazione che ho tenuto nella medesima occasione: si tratta di un prodotto “live” (con tutte le imprecisioni e i piccoli inceppamenti del caso), con audio registrato con l’iPhone e montato direttamente su slideshare.

Fondamentale per capire il progetto la presentazione di Pierfranco Ravotto

Creative Collaboration and Immersive Engagement: The Hyperlinked Campus

Ho visto ieri un interessantissima presentazione di Michael Stephens, Assistant Professor, Graduate School of Library and Information Science, Dominican University ove si mostra quanto e come tutti gli strumenti del cosiddetto web 2.0, unitamente ai dispositivi “mobile”, contribuiscano a determinare il clima e le metodologie didattiche a livello di studi universitari. Il video è accessibile a questo link:  Creative Collaboration and Immersive Engagement: The Hyperlinked Campus

Volendo sintetizzare al massimo, questa la slide forse più significativa:

 
Mi piacerebbe molto che vedessero questo video tutti gli addetti alla sicurezza delle reti informatiche delle nostre scuole. E che magari si convincessero dell’opportunità di non impedire l’accesso a siti “social” quali delicious, youtube, slideshare . . .

Che cos’è che non va?

Grazie ad una segnalazione del Cidi di Palermo ho potuto leggere un interessante e gradevole articolo pubblicato sul numero 1 de “Il Giornale di Fisica” del 1956 (fatidica data, coincidente, ahimè, col mio anno di nascita). Scritto dal professore Enrico Persico, già collaboratore di Fermi nonchè autore di numerosi testi sulla meccanica quantistica, si sofferma su alcuni aspetti di quelle che oggi definiremmo le performance dei nostri alunni  durante un esame universitario.

Le osservazioni riguardano un aspetto piuttosto contraddittorio: la maggior parte degli studenti ritiene difficile la trattazione matematica dei vari fenomeni fisici, quando invece, dovendo rispondere a delle domande di esame, si trova con essa molto più a suo agio che a spiegare la natura del fenomeno stesso e le eventuali applicazioni pratiche e tecnologiche.

“Mi dica almeno qualcosa sulle onde elettromagnetiche”.
La candidata, che poco fa non aveva saputo dire perchè i fili della
luce elettrica sono rivestiti di isolante, appare ora visibilmente solle-
vata e comincia ad allineare sulla lavagna in bell’ordine le equazio-
ni di Maxwell nella loro elegante forma vettoriale. Finalmente una
domanda facile!

…. (more…)

Web semantico cercasi disperatamente

Esperienza assolutamente esemplificativa! Non ho ancora finito di caricare su Youtube un video in due parti sulla soluzione delle reti elettriche in alternata. E’ un argomento che mi serve per le quinte classi, un classico dell’elettrotecnica e dell’elettronica. Bene, da un controllo sulla prima parte tutto ok, il video si vede bene ma . . .  i video correlati, quelli cioè che vengono proposti accanto e in aggiunta a quello principale visualizzato,  sono tutti sportivi! Anzi, calcistici: sono video di goal, di “reti” per l’appunto!

Ho provveduto a togliere la parola “reti” dalle parole chiave e dal titolo, spero entro domani di vedere correlazioni con video di argomenti più consoni!

Tornare ad essere studenti

Trovo molto denso di significato e foriero di utili riflessioni l’intervento

Teaching How to Learn

by Konrad Glogowski

Viene affrontato il tema dell’inserimento delle tecnologie nelle attività delle classi, sottolinenando come non sia possibile una “magia” relativamente all’apprendimento dei nostri alunni:il solo e semplice utilizzo in ambito scolastico non è – ovviamente – sufficiente a garantire il successo formativo.

Sul fatto che le tecnologie a scuola debbano essere usate non può sussistere dubbio: sono già usate dai nostri alunni in altri contesti; compito della scuola è fare in modo che questo utilizzo diventi corretto, fruttuoso, utile per la formazione dell’individuo e delle sue capacità di apprendere e autonomamente scegliere nel corso della vita.

Il grande interrogativo diventa allora non “se” utilizzare le tecnologie nelle classi, ma “come” deve essere questo utilizzo.

Nell’ultima parte dell’intervento Glokowsky afferma: (more…)

Ho fatto lezione con YouTube!

Direi perfino che è andata bene!  Nonostante il video in questione Part 1 of 3 The Secret Life of the Radio fosse in inglese! L’abbiamo visto a piccoli spezzoni, praticamente separando le singole scene, fermandoci per capire, insieme, quanto era stata appena esposto. Spero sia stato utile per cominciarli ad incuriosire e a motivarli allo studio delle telecomunicazioni. Compiti per casa: elaborare gli appunti della lezione alla luce della lettura, in internet (ma stavolta in italiano), di alcuni documenti sulla storia della invenzione della radio.

Ragazzi contenti, io pure!

Fare scuola al tempo dei barbari

Settimana molto impegnativa iniziata con la giornata dei lavori del Cidi (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti) di Palermo presso l’Hotel Addaura. Non ci si lasci ingannare dal titolo, deliberatamente ispirato al saggio di Baricco, scelto per porre l’accento sulla cosiddetta “mutazione” nella cultura delle nuove generazioni.

E’ stata per me l’occasione di conoscere Berta Martini, docente  e pedagogista presso l’Università di Urbino e di apprezzare il suo molto interessante intervento sulla pedagogia della conoscenza e sulla didattica per competenze, spero di potere approfondire presto le tematiche.

Molto apprezzato e gradito l’intervento di Silvio Vitellaro, delle quali sono disponibili le slide.

Dal canto mio ho avuto l’opportunità di presentare il corso on line che è entrato a far parte dell’offerta formativa del Cidi per il corrente anno scolastico: La Classe nella Rete. Disponibili la locandina e le slide dell’intervento.

Manuale dell’e-learning per i docenti della scuola

Ho  trovato su Twine la notizia che il progetto Taccle - Teachers’ Aids on Creating Content for Learning Environments, ha pubblicato un libro liberamente scaricabile dal titolo “The E-learning Handbook for Classroom Teachers“. Mi sembra un ottimo lavoro, un libro di questo tipo mancava, la sua diffusione potrebbe certamente favorire l’utilizzo a scuola dei diversi strumenti che il web e il pc ci mettono a disposizione per la comunicazione e interazione didattica e formativa.

Traduco e riporto dall’introduzione

Il libro è scritto per gli insegnanti di scuola che vogliono saperne di più sull’e-learning e che vorrebbero sperimentare la produzione di materiali per fare e-learning nelle proprie classi. E’ concepito principalmente per gli insegnanti delle scuole superiori ma certamente potrà essere utile anche ai docenti delle scuole di diverso ordine e grado.

(more…)

Educare e comunicare: la scuola, le scuole

Ho letto in questi giorni il capitolo “La scuola, le scuole” del libro “Educare e Comunicare” a cura di Alberto Abruzzese e Roberto Maragliano. Capitolo nel quale il curatore, Giovanni Fiorentino, enuclea limiti e difetti del sistema scolastico italiano (ma non solo) a partire dal periodo della prima rivoluzione industriale e la conseguente necessità per le imprese di potere disporre di forza lavoro che fosse almeno alfabetizzata. Il punto di vista storico mi è sembrato assai interessante perchè spiega in modo assai plausibile il formarsi dell’assetto fortemente normativo, gerarchico, centrato sui saperi piuttosto che sugli individui.
Altrettanto interessante l’analisi mediologica che ci mostra come permanga ancora preminente la componente “gutenberghiana” degli insegnamenti praticati nei nostri istituti: la centralità del libro di testo e in generale della parola organizzata in discorso assolutamente lineare, la comunicazione per lo più unidirezionale (uno a molti) del classico assetto della lezione frontale, l’evitare qualsiasi rischio di contaminazione con altri linguaggi e altre medialità, sia quelle dell’epoca audiovisiva e televisiva, sia quelle, più attuali, derivanti dall’uso del computer e dalle modalità di “rete” sempre più presenti e diffuse nelle diverse interazioni, anche formative, cui veniamo tutti sottoposti nella normale quotidianità.
Ne viene fuori il quadro di una scuola ormai chiaramente inadeguata, avulsa dal reale contesto mediatico nel quale la stessa popolazione scolastica è immerso. Una scuola che non produce conoscenza ma che, al più, ne ri-produce gi aspetti più astratti, libreschi, autoreferenziali.

Concordo pienamente sull’analisi, anche quando si dice che gli stessi docenti (sono uno di questi) non sono stati capaci di affrontare personalmente il rischio del cambiamento, di fatto appiattendosi sulla incapacità istituzionale di superare l’assetto gentiliano della scuola italiana.

Meno soddisfacente ho trovato la parte terminale del capitolo, quella della proposizione di una idea di scuola nuova e differente: partendo dalla descrizione dei vantaggi e della opportunità di una didattica costruttivista si finisce col proporre il “laboratorio del silenzio” gestito da un corrispondente e adeguato “insegnante del silenzio”. Ad essere sincero non ne ho capito un granché, probabilmente anche a causa di una mia limitata conoscenza filosofica e pedagogica. Il silenzio (reale, metaforico, virtuale) diventa condizione per riappropriarsi di una diversa sensibilità e della capacità di sentire ed usare una pluri-multi-sensorialità e medialità. Molto profondo e affascinante quanto astratto: pur consapevole della difficoltà di fornire ai docenti indicazioni concrete che possono derivare solo da una attenta considerazione dei singoli casi, da un libro che si pone come “manuale” mi sarei aspettato di trovare qualcosa alla quale potermi ispirare per la didattica nelle mie classi a partire già dal prossimo anno scolastico.