Carlo Columba

Pagine Personali.

Archive for the ‘citazioni’


Allora non era vera apocalisse!

E così, portandosi avanti con il lavoro sino al 2026, Baricco ci suggerisce che l’attegiamento storicamente consolidato del cercare ( e del collocare) “il senso” nella profondità corrisponde più o meno all’atteggiamento canino del nascondere l’osso sotto terra! Non si esprime così, Baricco, l’accostamento è mio (mi piacciono le iperboli), ma il senso del discorso credo di non averlo tradito.
L’articolo in questione è il seguente: http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/08/26/news/barbari_2026-6516602/ e sono sicuro che ne seguirà un interessante dibattito!

Da leggere

Per contrastare gli abbattimenti connessi al mio attuale compito di commissario all’esame di stato vado leggendo varie cose, tutte interessanti, ma una in particolare mi colpisce (e fa tardare l’ora del sonno): I Miserabili, di Victor Hugo. Il mio personale gusto per lo più non indugia sui “classici”, preferisco la letteratura contemporanea, possibilmente asciutta e senza fronzoli. Eppure I Miserabili mi sta piacendo veramente molto, trasuda grandezza, dignità, senso della storia.
Essendo tra le opere i cui diritti sono ormai scaduti, il libro è scaricabile gratuitamente da Liber Liber . Riporto qui di seguito un brano sul quale so già che vorrò tornare più volte:

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Il gusto dell’intelligenza

Sottotitolo:

Come l’uso dei blog possa sconfiggere le logiche giornalistiche di mercato e farci recuperare la riflessione e l’uso dell’intelligenza.

L’articolo di Vittorio Zucconi su Repubblica e la conseguente riflessione di Mario Rotta sul suo blog affrontano il tema di grande attualità offerto da facebook e dai suoi utilizzi. Non sarei capace di aggiungere granchè ripetto a quanto brillantemente esposto da Zucconi e da Rotta, ma colgo l’occasione per puntare il dito contro le modalità e le maniere del giornalismo, maniere deleterie perfino quando a scrivere è una persona che stimo e che leggo molto volentieri come Vittorio Zucconi. Non sto parlando delle testate giornalistiche (Il Foglio, Il Giornale, La Padania . . .) che quando le vedo in edicola mi viene da pensare di essere stato improvvisamente catapultato a Paperopoli, tanto finti, calcati e paradossali mi sembrano gli articoli che campeggiano in prima pagina. No, parlo della stampa normale e mediamente colta, perfino moderata, che tuttavia non riesce, forse nemmeno può, sottrarsi alla logica “piaciona” di solleticare in qualsiasi modo la curiosità e l’interesse del lettore. Nemmeno può per esigenze di mercato, perchè deve vendere, deve piacere, deve creare la notizia. Ecco quindi nell’articolo di Zucconi campeggiare abbondantemente parole come “miliardi”, “guerra”, “mondo”, “grande fratello”,”complotto” . . . Ecco la proposizione delle paure sulla privacy. Ecco: le paure!

Io credo che questa sia una cosa che sta danneggiando un pò tutti e che ci sta rendendo davvero un cattivo servizio sia in termini strettamente informativi, sia, ed è più grave, in termini formativi.

Ecco perchè, nonostante da qualche parte se ne stia già prevedendo la possibile fine, sono sempre più convinto della opportunità di leggere dei buoni blog, ovvero di andarsi a cercare degli ambiti di riflessione, come questo offertoci da Rotta. Qualche volta, per favore, lasciamola perdere l’eccitazione! Volendolo dire in altre parole: per favore, di tanto in tanto, lasciamolo perdere questo “mercato” : qualche volta, per favore, lasciamoci prendere dal gusto di recuperare, perfino d’usare, la nostra intelligenza.

Didattica per problemi

Da “Formare ai Saperi” riporto testualmente:

Operare didatticamente per problemi impone, allora, di concepire l’attività della classe come l’attività di una “microsocietà scientifica” in cui gli allievi, a partire da ciò che sanno e dai mezzi che hanno a disposizione, cercano di acquisire una conoscenza che è nuova per loro. Il sapere, in quanto didatticamente trasposto, non è autentico, ma lo è (o dovrebbe esserlo) il lavoro intellettuale che essi mettono in campo per acquisirlo.

Trovo questa affermazione molto stimolante ed è una vera soddisfazione, per un docente, poter concepire una modalità così elevata dell’operare scolastico. Fa venire voglia di approfondire il discorso e, subito, di cercare una efficace messa in opera.

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Tornare ad essere studenti

Trovo molto denso di significato e foriero di utili riflessioni l’intervento

Teaching How to Learn

by Konrad Glogowski

Viene affrontato il tema dell’inserimento delle tecnologie nelle attività delle classi, sottolinenando come non sia possibile una “magia” relativamente all’apprendimento dei nostri alunni:il solo e semplice utilizzo in ambito scolastico non è – ovviamente – sufficiente a garantire il successo formativo.

Sul fatto che le tecnologie a scuola debbano essere usate non può sussistere dubbio: sono già usate dai nostri alunni in altri contesti; compito della scuola è fare in modo che questo utilizzo diventi corretto, fruttuoso, utile per la formazione dell’individuo e delle sue capacità di apprendere e autonomamente scegliere nel corso della vita.

Il grande interrogativo diventa allora non “se” utilizzare le tecnologie nelle classi, ma “come” deve essere questo utilizzo.

Nell’ultima parte dell’intervento Glokowsky afferma: (more…)

Volgarizzazione della rete

Sono veramente dispiaciuto di leggere ( http://www.catepol.net/2009/08/03/facebook-la-gente-e-fuori-sappiatelo-sono-stata-nominata-taggata-accusata-telefonatadiffamata/ ) quanto sta accadendo a Caterina Policaro su Facebook. Tutta la mia solidarietà!
L’occasione è buona per qualche riflessione sulle trasformazioni della rete, ormai decisamente diventata strumento di massa e quindi ospite di dinamiche differenti da quelle che avevamo sin qui conosciuto nella veste di “pionieri” (illuminante il post “ Quando i colonizzatori arrivano prima dei nativi: alcune considerazioni sull’evoluzione della popolazione del web, dal mito della frontiera alla metafora del villaggio turistico”
di Davide Mana).
Il processo ha inizio, per quanto mi è dato capire attraverso l’osservazione della popolazione scolastica superiore, dalla necessità di affermare l’adsl sul nuovo mercato della connettività internet. Ha cosí avuto inizio un uso poco corretto della rete: milioni di adolescenti, ma non solo loro, hanno cominciato a scaricare musica a tutta forza. Complici i fornitori del servizio di connessione che non hanno esitato ad incoraggiare il fenomeno. Complici coloro che hanno deliberatamente equivocato tra risorse “open” e violazione di diritti altrui. D’altro canto non poteva essere la disponibilità della banda larga a trasformare milioni di persone in consumatori e in produttori di contenuti… Apprezzare le potenzialità del mezzo richiede una sensibilità ancora adesso superiore alla media.

E se adesso si comincia a parlare piú seriamente di lotta alla pirateria, probabilmente è anche a causa della quasi saturazione del mercato dell’adsl.

Altro gigantesco cambiamento è stato generato, più recentemente, dalla diffusione di Facebook, verso il quale non nutro alcun sentimento ostile, ma la cui esistenza ha stravolto la composizione dei gruppi di persone con le quali precedentemente mi relazionavo in rete: persone selezionate in base ad interessi ed attività. Adesso mi ritrovo esposto a quella che un tempo era la “passeggiata per il paese”: ci si incontra un pó tutti, amici e parenti (suocere comprese ;-) ) e si vengono a sapere cose che non ci interessano, non ci riguardano, che non vorremmo proprio conoscere.
Vado rapidamente alla conclusione: è certamente un fatto positivo che la rete sia a disposizione di tutti. È altrettanto certo che non si deve trasformare la rete in un gigantesco calderone governato dalle stesse dinamiche di massa dalle quali la rete stessa ci consente di fuggire: la scaletta dei telegiornali, i “grandi fratelli”, le mode stupide e totalizzanti. Sarebbe davvero una grande stupidità, grande come quella che sta affligendo Caterina…

Spero non sia vero, temo che sia vero

Scrive Panebianco sul Corriere di oggi:

“Neppure per capire i guai della sinistra italiana, del Partito democratico, bastano le risposte generali. Anche qui bisogna tener conto delle specificità. La principale delle quali è che la sinistra italiana paga il conto, oltre che delle difficoltà che l’accomunano ai partiti socialisti europei, anche di un ventennio di rimozioni e trasformismi. La verità è che se Berlusconi non fosse esistito, se non fosse entrato in politica nel 1994, la sinistra italiana se lo sarebbe dovuto inventare. Da quindici anni Berlusconi, con la sua presenza, aiuta la sinistra a non fare i conti con se stessa, con il vuoto in cui è precipitata dopo il crollo del muro di Berlino.”

Towards a new idea of individual

Very stimulating post: Buddhism, chaos and complexity theory

I don’t know the answer posted by the author, but the reading caused me these thoughts: the christian man belong to a group, the church group (catholic or evangelic or . . .). This way he’s forced to be a sort of hero, to bring his own cross, to strongly beat off temptations, to fight against the heresy, to be intolerant.

May be, the buddhist man is fairly different: according to TechTicker he lives inside a network, he is part of a network, his identity comes from networks. Are buddist men intrinsically connectivist? ;)

Oggi faccio l’antropologo da strapazzo

Un periodo da “Armi, acciaio e malattie” di Jared Diamond mi ha fatto sorgere una serie di riflessioni:
“Gli oggetti in pietra usati dai tasmaniani nel 1642, data del loro primo incontro con i bianchi, erano più semplici di quelli che si potevano trovare in Europa nel Paleolitico superiore, decine di migliaia di anni fa.”
Eccole.
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Mafia – Vi racconto perché ha vinto

Nel pieno dell´ultima campagna elettorale Silvio Berlusconi ha definito «un eroe» Vittorio Mangano, boss morto nel carcere di Pisa con una condanna per tre omicidi. In un altro paese sarebbe stata la fine di una carriera politica.

Tratto da “L’Analisi del giudice Scarpinato” – 1 luglio 2008