Carlo Columba

Pagine Personali.

Archive for the ‘cultura’


Scoperte. Sgradevoli.

In questi giorni ho fatto delle scoperte: tutte sgradevoli.

Scoperta n.1
Da circa dieci giorni sono costretto a bazzicare ospedali e pronto soccorso, ma non è di sanità che voglio parlare, bensì della sintonizzazione dei televisori che ho visto in tutte le sale d’attesa e in tu tte le camere. Canale 5 stabile: biscione supestar! E guai a proporre un cambiamento…. Qualcosa dovrà pur significare.

Scoperta n.2
I recenti avvenimenti legati alla protesta dei “forconi” ha mostrato chiaramente come le tendenze “indipendentiste” dei siciliani nulla abbiano da invidiare alle grettezze leghiste: l’argomentazione “in sicilia raffiniamo il petrolio e qundi dobbiamo pagare di meno i carburanti” ha la stessa acutezza e raffinatezza de”i soldi delle tasse devono rimanere da chi le ha pagate”….

Scoperta n.3
I racconti delle atrocità commesse “tra vicini di casa” durante l’ultimo conflitto serbo-croato-bosniaco mi erano sembrati sino ad ora descrivere un fenomeno non ipotizzabile dalle nostre parti, ma i recenti avvenimenti di accaparramento vistisi ai distributori di benzina e ai supermercati alimentari mi costringe a ricredermi. Nel mio palazzo, abitato per lo più da gente benestante e di età media piuttosto elevata in ben tre occasioni nella stessa giornata ho sentito odore di benzina in ascensore! Segno evidente di un panico non soddisfabile facendo il pieno di tutte le auto di casa… E infatti in città i primi incendi non si sono fatti attendere. Mamma mia! E se davvero scoppiasse una guerra cosa faremmo? Andremmo subito all’assalto all’arma bianca del contenuto del frigorifero del vicino?
:-(

E le fotografie

E le fotografie, dal fondo del tempo, stavano a guardarci. Rappresentavano davvero, come aveva scritto nel 1984, “l’arte di dar caccia al volto del presente, com’esso emerge dal futuro ignoto per scivolare nell’imprendibile passato”.

Tratto da Nostro Sud di Fosco Maraini, pag 23

Docente-autore: una difficoltá

Leggo ne “Adottare l’elearning a scuola” di roberto Maragliano:

… nella rete, in misura assai più pronunciata di come questo avviene nel mondo fisico, il docente è anche autore, in quanto comunica con gli allievi tramite scrittura e/o registrazione audio/video. Autore può esserlo in misura elevata come in misura minima, a seconda del modello didattico cui fa riferimento, cioè se è molto o poco attivo in rete, ma non potrà mai considerare se stesso come semplice docente che fa lezione: sarà sì docente ma anche autore, in quanto lascerà traccia scritta o video/audio registrata della sua azione, in quanto si sarà fatto “testo”. E così il docente che adotta l’e-learning adotta se stesso anche come autore.

Mi sembra si possa qui individuare uno dei motivi di difficoltà che l’introduzione dell’elearning incontra nella scuola. La considerazione è di stampo pessimistico, mi sento però di farla per lunga esperienza diretta con i colleghi: la maggior parte non è affatto contento di una simile prospettiva. Molti addirittura la vedono come fumo negli occhi, un pò per pigrizia, un molto per non esporsi a possibili critiche, non esporre al giudizio pubblico la propria (in)competenza professionale.
Brutto ma vero.

Le metodologie didattiche sono espressione e realizzazione di valori

Leggo su “Didattica attiva con la Lim” una bella citazione di Bruno Ciari:

Gli strumenti sono utilizzabili per scopi diversi, Le metodologie didattiche sono espressione e realizzazione di valori

E subito mi si scatena una serie di riflessioni.

Quindi chi sostiene che sia necessario tornare alla scuola “all’antica” non sta facendo altro che abdicare alla possibilità di guardare e analizzare la trasformazione della società e delle stessa conoscenza a favore di un modello che coincide con quello “subito” da bambino e da ragazzo durante il suo periodo scolastico.
In questo senso sembra delinearsi chiaramente una significativa concordanza tra gli obiettivi dell’azione educativa e i metodi adottati per realizzarla. Questa cosa sembra assolutamente chiara se pensiamo ad esempio alla gentilezza: insegnare ad un bambino ad essere gentile richiede la pratica della gentilezza verso lo stesso bambino che in tal modo ha la possibilità di sperimentare cosa la gentilezza sia e quali ne siano gli effetti quando se ne è fatti oggetto. Nessuno penserebbe di insegnare la gentilezza con la violenza…
Adottare quindi come metodo educativo scolastico quello della ripetizione di contenuti codificati dal testo , ovvero la classica dinamica scolastica , mi sembra solamente idoneo allo sviluppo dell’individuo conformista. Cosa del resto facilmente riconoscibile tra gli obiettivi della scuola almeno sino agli anni 70: riuscire nella vita significava conformare la propria testa, ovvero il proprio pensiero, le proprie convinzioni, il proprio sentire a modelli di volta in volta coincidenti con quelli precodificati per i vari mestieri e professioni.
Chi continua a sostenere una tesi del genere non si rende conto ( in qualche caso in buona fede) che gli obiettivi della scuola sono molto cambiati! Se non altro, volendo trascurare tutte le istanze libertarie e di rinnovamento emerse nella seconda metà del secolo scorso, per un motivo assolutamente strumentale: i ragazzi che oggi terminano gli studi devono essere molto più praparati dei loro omologhi dei decenni precedenti. Lo sostengo pensando alla accresciuta complessità del sistema nel quale viviamo e dal quale dobbiamo trarre il nostro sostentamento (non basta più “imparare un mestiere”) , pensando all’accresciuta mole di conoscenze e competenze legate ai settori tecnici e scientifici, pensando al rimanere sul territorio nazionale di sempre minori opportunità legate al classico manifatturiero (esportato in paesi che garantiscono una molto maggiore economia della realizzazione) capace di assorbire rapidamente masse di persone con limitati livelli di scolarizzazione e specializzazione. Pensando che dobbiamo diventare sempre “più bravi” in tutto ciò che ci toccherà di fare.

Cultura, Natura, Bauman

Su R2 di oggi un interessante articolo di Bauman: http://www.repubblica.it/dal-quotidiano/r2/2011/09/17/news/perch_serve_una_eco-scienza-21784844/
L’argomento, un classico, quello del rapporto tra cultura e natura. Bauman sostiene, pena l’andare incontro a disastri colossali, la necessità di un forte cambiamento epocale, la necessità di trovare una maniera per contemperare gli interessi dell’uomo con quelli di tutte le altre specie viventi. Da uomo colto lo fa con importanti citazioni storiche e filosofiche. Nella pagina a fianco gli fa da eco Esposito, questa volta con una citazione letteraria, scomodando Leopardi.
L’uno e l’altro dicono delle cose giuste e interessanti ma rimango con la sensazione che il vero nocciolo del problema non sia nemmeno stato sfiorato: rimane vivo e vegeto, infatti (almeno questo è quanto sia io riuscito ad interpretare), il convincimento della contrapposizione “di fatto” tra natura e cultura, essendo quest’ultima al di fuori, estranea, alla prima. E quindi destinate storicamente a scontrarsi.
A mio parere si tratta di una contrapposizione falsa: la cultura fa parte della natura dell’uomo. Ogni specie vivente opera in modo tale da modificare l’ambiente in cui vive e l’uomo non fa eccezione: l’ambiente in cui vive e opera non obbedisce peró solamente a quanto ci insegna l’ecologia classica: accanto alle componenti biotiche e abiotiche del sistema, unitamente ai flussi di energia e materia, dobbiamo considerare anche la presenza e la dinamiche della cultura (forse dovremmo dire delle culture al plurale). L’uomo determina l’ambiente in cui vive realizzandovi anche delle strutture immateriali, delle ardite costruzioni del pensiero. Ciò che vorrei affermare, cioè, è che la cultura va considerata come elemento interno al sistema e quindi la sua influenza probabilmente è diversa da quanto potremmo aspettarci da un elemento “esterno”. Cercheró di mettere a fuoco in cosa consiste questa diversità.
Le specie viventi si mantengono in equilibrio grazie alla retroazione negativa dell’ambiente che si attuano con le note dinamiche tra disponibilità di cibo e di spazio e presenza di predatori ed elementi patogeni (mi si perdoni l’estrema brevità e semplificazione). Quando la popolazione di una specie raggiunge una certa consistenza, il feedback ambientale opera in modo da arrestare il processo: diminuisce la disponibilità per ogni individuo della specie delle risorse, aumenta il numero dei predatori e quindi dei predati. Si tratta di una legge spietata quanto raffinata, almeno nel senso del provilegiare, direi quasi perseguire, il raggiungimento della massima complessità. In termodinamica diremmo che si tende ad un minimo dell’entropia.
In quanto specie vivente l’uomo non è estraneo a questa dinamica: la sua intrinseca “missione” (ahimè chiaramente espressa persino nelle scritture bibliche) è quella di espandersi e moltiplicarsi. Sino a quando? Sino al feedback della terra, ovvero sino a quando le catastrofi epidemiologiche e la scarsità di cibo e di energia non procurerà la fine per milioni o miliardi di individui della nostra specie.
Sebbene insignificante sul piano cosmico un evento di questo genere sarebbe per noi assai spiacevole e preoccupante. E non risolvibile, come afferma Bauman (ma l’abbiamo sentito ripetere per decenni da Piero Angela), con lo sviluppo di nuovi saperi tecnici e scientifici, in quanto tali saperi, agendo dall’interno, analogamente a quanto accaduto sino ad ora, non potrebbero che obbedire al primitivo quanto imperativo scopo della specie.

Dance Dance Dance

More about Dance dance danceSublime, non avrei miglior termine per definire questa lettura. È questo il secondo libro di Murakami Haruki che termino in questa stagione, il primo è stato “L’uccello che girava le viti del mondo”, finito il quale sono stato diversi giorni prima di poter nuovamente prendere in mano un libro senza riceverne la sensazione di “poco significativo” (la fine di un buon libro è un piccolo lutto). Scritti a distanza di alcuni decenni, i due testi presentano delle analogie e una struttura molto simili. In entrambi i casi il protagonista è un uomo trentacinquenne, assolutamente non-macho, alle prese con una difficile fase della vita, alla ricerca di se stessi e del proprio posto nel mondo, e alle prese con la necessità di dipanare la matassa della propria esistenza. In questo tentativo il protagonista è costretto a coinvolgersi con fenomeni di “altri mondi” (verrebbe da parlare di magia o di paranormale, ma ne verrebbe fuori una immagine assai riduttiva) che lo riguardano direttamente e congiuntamente ad una serie di altri personaggi che popolano la narrazione. In entrambi i casi diventa significativa la amicizia con una ragazzina, amicizia sempre caratterizzata da una assoluta purezza di intenti e di comportamenti, una presenza anticonformisticamente presente nelle vicende del più maturo carattere principale. La forza della narrazione non è mai compromissoria delle delicatezza e delle finezza dei sentimenti e delle sensazioni. La vita e la morte sono costanti elementi forti che fanno da cornice al tutto. L’importante è trovarsi, trovare le proprie connessioni col mondo, a costo di passare giorni dentro un pozzo disseccato o di imbattersi nel fantasma vivente di un vecchio albergo nelle immateriali pieghe del modernissimo nuovo. Giapponese con citazioni di classico rock e di cucina italiana Murakami fa spesso affermare ai suoi personaggi una delle perle di saggezza orientale più classiche: quando è il caso, è necessario attendere coltivando la non-azione.

In principio c’era la parola?

More about In principio c'era la parola?Appena finito di leggerlo. Libro piccolo ma molto sostanzioso, soprattutto per chi, come me, non ha una formazione di tipo linguistico. Allo tempo perfettamente leggibile, comprensibile e molto godibile. Non è il caso che mi eserciti in questa sede nel tentativo di scriverne una recensione, in rete se ne trovano di molto migliori di quanto non potrei fare io, mi limito quindi a qualche riflessione, il libro ne sollecita parecchie.
Intanto si tratta di un tema e di un testo che volano molto “alti”! Mai in maniera pretenziosa, accademica o pomposa, tutt’altro. Se De Mauro riesce a renderla così chiaramente è solamente in virtù delle sue indiscusse doti di studioso e di pensatore. E in questo periodo di comunicazione di massa centrata sulle vicende da letto del premier ha costituito per me un vero balsamo rinfrescante. Il testo tratta dei rapporti tra il costituirsi delle lingue e delle identità sociali, in un processo mutuamente generante.
Davvero interessante la parte finale nella quale evidenzia come la Costituzione Italiana preveda la tutela delle minoranze linguistiche come strumento di garanzia delle molteplicità culturali e si occupi di prescrivere la messa in atto della rimozione di tutti gli ostacoli alla partecipazione delle medesime minoranze. Riporto due illuminanti citazioni:

Quello che mi interessa però sottolineare, e che in definitiva il nostro ordinamento ci aiuta a capire, è che nell’ordinamento stesso il nesso fra lingua e società è un nesso portante nella definizione e nell’indicazione dei principi di base, che trovano poi completamento nell’idea degli articoli centrali della Costituzione, sul carattere primariamente pubblico della funzione educante. È compito della Repubblica istituire scuole e università.

E ancora:

Bene, bisogna che alle discussioni che fanno il tessuto della vita democratica possano partecipare tutti, quale che sia la loro lingua materna, usando questa o apprendendo la lingua più diffusa, che è orami diventata davvero la lingua italiana, privilegio di pochi fino a cinquant’anni fa. E scuola ed educazione linguistica hanno una funzione centrale in ciò. Spendere in scuola e in educazione è un investimento per la democrazia.

La Reclame di

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Finalmente qualcosa di molto efficace nel campo della riflessione sui linguaggi dei media! In una serie di clip – tra l’altro molto ben realizzati e molto interessanti da guardare – vengono esplicitamente messi in luce alcuni dei punti di forza dei messaggi pubblicitari in video. Si tratta per lo più dei messaggi subliminali e comunque di quegli accorgimenti del linguaggio pubblicitario che parlano a parti del corpo diverse dalla nostra testa! Ad esempio la serie “Reclame” da cui è tratto il video qui di seguito, mostra l’uso sessista che la pubblicità fa del corpo della donna.

Credo proprio che l’iniziativa possa essere molto utile anche a scuola per mostrare ai ragazzi come il linguaggio audivisivo possa facilmente essere adoperato a fini manipolativi.

La Réclame – Indossa l’essenziale from nonchiedercilaparola on Vimeo.

di C. Sivieri Tagliabue
editing M.-C. Dumont
hanno collaborato M. Fragnito, M. Fiocchi, M.T. Melodia, A.M. Aloe

Si ringrazia Concita De Gregorio, Ico Gasparri, Ass.ne Pari o Dispare

Io voto sì – ancora stop per il nucleare!

In risposta, e a rinforzo, delle numerossissime mail arrivate in questi giorni con l’invito a votare “sì” contro il nucleare, dichiaro – ma dubbi non potevano essercene – che il mio voto a questo referendum del 12 e 13 giugno sarà, senza dubbi e senza possibilità di ripensamento, un fermo “SI”!

Le motivazioni di questo mio convincimento non sono nuove, al contrario risalgono agli anni 80, una trentina d’anni fa quindi, durante i quali le problematiche fondamentali connnesse alla produzione di energia elettrica mediante reattori nucleari non mi sembra siano sensibilmente mutate. Si tratta quindi di un convincimento pre-Chernobyl e pre-pre-Fukushima, un convincimento freddo e meditato che si basa su questi pochi assunti fondamentali:

  • l’energia elettrica prodotta per via nucleare non è più economica di quella prodotta da altre fonti ( non fidatevi di costi calcolati trascurando lo smaltimento del combustibile esausto e la dismissione degli impianti ormai “vecchi”);
  • l’uranio in natura è tutt’altro che abbondante ed un suo uso diffuso ne creerebbe l’esaurimento forse ancor prima del petrolio. Gli impianti quindi dovrebbero essere costruiti per funzionare col Plutonio e con altri prodotti di fissione nei reattori cosiddetti “autofertilizzanti”, una tecnologia con criticità ancora più marcate di quella ad uranio arricchito;
  • non è pensabile risolvere il problema del confinamento delle scorie ( materiali da confinare per -letteralmente – migliaia di anni);
  • non è accettabile che le centrali “esauste” diventino dei “cimiteri nucleari”. Sia per motivi ambientali, sia per motivi di militarizzazione del territorio.

Come si vede, pur non considerando il problema delle sicurezza,e quindi degli incidenti, problema che ci porta alle inevitabili posizioni emotive di quest’ultimo periodo, i motivi per bandire il nucleare dalle tecnologie adoperabili appaiono in tutta la loro chiarezza.

Possiamo – dobbiamo – votare SI in tutta serenità e tranquillità.

Planeta viral marketing

Citando da wikipedia ( http://it.wikipedia.org/wiki/Marketing_virale)

Il principio del viral marketing si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione. Come un virus, l’idea che può rivelarsi interessante per un utente, viene passata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del “passaparola”, la conoscenza dell’idea.

Devo ammettere che l’idea mi faceva un pò d’antipatia, già la sola idea di marketing me ne fa, il fatto poi che si sfruttasse una caratteristica della rete per ottenerne un effetto classico delle comunicazioni pre-internet, aggravava decisamente la pesantezza del mio giudizio.

Ma qualcosa mi ha fato cambiare idea, una foto, precisamente questa:

Una reflex dentro un contenitore da frigo con l'obiettivo che sporge da un foro praticato su di un lato.

Una reflex digitale in un contenitore da frigo!

Geniale direi, da sola mi ha fatto apprezzare il lavoro di  Mosaicoon, agenzia realizzatrice del nuovo sito web della nota casa vinicola siciliana Planeta.  La camera, adeguatamente – come si vede nella foto – riparata dalla umidità e dalla pioggia, è quella che riprende, a regolari intervalli di tempo, l’immagine che fa da sfondo temporaneo alla home del sito Planeta. Una idea interessante, mutuata dalla logica delle webcam, ma con la qualità di immagine di una buona fotografia. La scena ripresa è sempre la stessa: una panoramica dei vigneti che include un tratto del lago Arancio. Ma l’orario e le condizioni climatiche la rendono sempre diversa.

Decisamente un buon lavoro!